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PAROLA DI IRENE ...


Arrivo a teatro con l’abituale anticipo degli ultra…enni, che sempre temono di arrivare tardi. Arrivo cioè solo un’oretta prima che si aprano le porte del paradiso, cioè del Teatro della Compagnia, ex cinema Modernissimo che alcuni di noi (più anzianotti) ricordano, senza particolare nostalgia. Mi intrufolo a sbirciare le prove dello spettacolo, striscio sul muro protetto da una provvidenziale tenda, e mi gusto la bella panoramica del locale, che non vedo da lustri. Questo di oggi, in capo alla Regione Toscana che generosamente ci ospita, è molto più allegro e luminoso d’antan (cioè di un tempo ormai lontano).

Confidiamo nella sua acustica così spesso trascurata nei cinema, ma questo è oggi un vero teatro quindi possiamo sperare in qualcosa di buono (acusticamente parlando) essendo stato rifatto da capo a piedi dopo il fallimento Cecchi-Gori, e il successivo acquisto da parte della

Regione Toscana, come ci comunica con regale nonchalance il Presidente Giani, in


coda di serata, nel suo sciolto discorsetto di saluto a Irene e ai suoi due “Pastis”. Chi sono costoro? Sono gli ideologi di questo spettacolo stramoderno, un po’ misterioso e ricco di contenuti quasi filosofici, una vera sorpresa per chi pensava di venire ad ascoltare qualche

canzonetta tipo- Sanremo-anni ’50 e ’60, cantata da una novella-Nilla Pizzi o da una neo-Raffaella Carrà…Niente di tutto questo, ma proprio niente, come vedremo e sentiremo fra poco, son et lumière, musiche e luci mai viste…

Noto con interesse che in questo teatro ci sono anche dei palchetti, e mi precipito a controllarne l’arredamento, che però più spoglio di così non potrebbe essere, in quanto è semplicemente…inesistente: infatti i palchi sono tristemente vuoti, non c’è neanche uno sgabelluccio o una seggiolina, niente di niente, e per un appassionato del palco è un colpo durissimo. Pazienza, in compenso la platea, fortemente inclinata verso valle per una migliore visibilità della scena, offre eleganti poltroncine in velluto lillà, accoglienti anche se un po' strettine, almeno per chi è di “taglia forte”. Ma i nostri giovani Rotaractiani e loro amici accorsi a frotte per ascoltare Irene, ci sguazzano allegramente, beati loro. Mentre il teatro si riempie la gente chiacchiera amabilmente, dimentica dei famigerati smartphone esiliati saggiamente in tasca o nella borsetta chiusa delle signore e signorine en fleure, come la nostra Carolina, che raggiunge rapidamente gli altri Rotaractiani presenti, elegantissimi per l’occasione e di buon umore come sempre.


Le pareti del teatro sono di un bel noisette chiaro che fa subito pensare a un ambito rivestimento di legno, acusticamente magico, come quello del nuovo Teatro Comunale (ribattezzato Teatro dell’Opera) o quello del teatrino-gioiello della Cassa di Risparmio a Novoli. Urge quindi un controllo a mano libera, cioè appoggiando il palmo della mano sulla parete… che è gelida, e cancella inesorabilmente ogni speranza che sia di legno. Si tratta invece di cemento (o simili) abilmente tinteggiato color legno e minutamente martellinato fitto fitto, forse a tutto beneficio dell’acustica, in quanto la curiosa martellinatura delle vaste pareti potrebbe bloccare i famigerati rimbombi. Speriamo, e infatti è proprio così: niente rimbombi, nemmeno a volume così alto che alcuni spettatori si tappano le orecchie con le mani… Ma rimbombi proprio no: evviva! Sandro (Rosseti) è appena balzato sul palcoscenico e invita con il suo sorriso più accattivate a prendere posto:“ci rivediamo dopo lo spettacolo che durerà un’ora e venti circa”, conclude allegramente. Segue un improvviso e inatteso buio totale in sala, che impedisce di scribacchiare qualche appunto sul mio “moleskine”, quindi vado a memoria…

Sul grande schermo del retropalco appare improvvisamente il filmato di un ragazzino che legge con difficoltà qualche frasetta da un suo librino, mentre i due fratelli “Pastis” si scatenano in un “accompagnamento” ad altissimo livello sonoro, e spesse nuvole di fumo avvolgono misteriosamente il palco, e loro stessi. Segue un video di Irene in un luogo remoto; poi un altro girato in Sicilia, in cui un imbonitore intona un curioso “canto” di vendita inneggiante alla “roba bella” di Pasquale, “roba” cioè che lui offre in vendita al mercato, sul suo banchetto : Irene canta anche lei, dal vivo sul palcoscenico, alternandosi a lui, imitandone musicalmente il grido di “cantante inconsapevole” e la sua “vendita cantata” all’incalzante ritmo dei Pastis, e colmandolo così di un intenso e ricco contenuto musicale canoro. Compare poi (curiosamente) un filmato di Martin Luther King che ripete un suo discorso pubblico con la voce cantilenante del vero sudista (era di Atlanta, in Georgia, nel sud degli USA). Mentre lui parla alla sua gente sembra quasi che canti, e Irene ripete la sua frase cantando parola per parola, a voce spiegata sulla falsariga “musicale”


della cantilena oratoria di Luther King: ma lei canta veramente, e che voce! bella, potente, espressiva, emozionante, intonatissima, vibrante nel suo canto libero e ispirato: brava Irene! E poi… “Prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare più…Prima di non essere d’accordo prova ad ascoltare un po’ di più…prima di pretendere qualcosa prova a pensare a quello che dai tu…non è facile però è tutto qui…” Questo il breviario dell’anima suggerito in musica dalla piccola Irene con i suoi “Pastis”, e tanto ancora: da ascoltare, da meditare, è un vero piccolo e prezioso viaggio in se stessi per vivere meglio, con sé e con gli altri: parola di Irene…


Lei, Irene Grandi, con l’entusiasmo dell’amico super-Sandro (Rosseti ) si è convinta di voler offrire stasera questo nuovissimo spettacolo in favore della Caritas fiorentina, a corto di attrezzature da cucina per preparare i tanti pasti caldi che offre ai bisognosi di Firenze, di tutte le razze e di tutti i colori. Lo fa con i cinque Rotary Club (dell’Area Medicea 1)* e grazie alla solidarietà della Regione Toscana, qui impersonata dall’ubiquo e facondo Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana che è quindi il padron di casa di questo bel teatro offertoci stasera. E’ salito (Giani) sul palco recando in mano un piccolo prezioso “Pegaso alato ” : è il simbolo della Regione Toscana, creato dall’artista Enzo Pazzagli (che ci ha lasciato pochi mesi fa’, lasciando un triste vuoto nel Rotary). Giani lo ha offerto in dono alla scoppiettante Irene, la quale confessa allegramente di “adorare” questo celebre cavallino, “le piace da morire” e decide su due piedi di dedicarne le due alucce ai suoi due partners dello spettacolo. Sono i due fratelli Lanza, in arte i “Pastis” , dal nome del celebre aperitivo provenzale all’anice, dolce e castigato erede dell’infido assenzio. Per loro super- Sandro (Rosseti) invoca dalla sala un personale applauso, forte e solo per loro, “che sono una scoperta” con cui “speriamo di continuare questo viaggio”. Bon voyage e …

VIVA IL ROTARY !!!

* I cinque Rotary Club che hanno collaborato alla realizzazione di questa bella serata, musicale e benefica, sono i RC Firenze Nord, Sud, Est, Ovest e Firenze. Ad Irene Grandi è stata conferita l’onorificenza rotariana Paul Harris Fellow “spillata” da Massimo Pezzano (nella foto sotto con Rosseti, Irene e Giani), Presidente del R.C. Firenze Ovest, per avere generosamente consentito la realizzazione di questa serata benefica in favore della Caritas fiorentina, sotto gli auspici dei Rotary Club dell’Area Medicea 1.



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