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MUSICA, MAESTRO…


Siamo tanti questo 28 settembre 2018 al Westin Excelsior per una serata musicale con il “nostro” Maestro Michele Manganelli, venuto a parlarci del “fare musica” come arte, e come mestiere. Perché “nostro”? Semplicemente perché è almeno la terza volta che lo incontriamo, sia qui al Westin che in Duomo per ascoltare il suo coro e i suoi organi, e anche qui accanto nella Chiesa di Ognissanti, per un concerto natalizio…in frigorifero. Infatti quella sera faceva un gran freddo, anche in Chiesa, tanto che, ogni volta che qualcuno apriva la porta della Chiesa, usciva una nuvola di grande musica che lasciava entrare una tormentina polare che gelava i presenti, nonostante i loro cappottoni siberiani e le calde pellicce: gelava anche “lui” nonostante lo svolazzante cappottino nero, ma “lui” si scaldava dirigendo con entusiasmo quella bella musica, che infine scaldava un po’ tutti…

Stasera “lui”(Manganelli) è arrivato prestissimo, nessun ritardo come paventato, con l’immancabile figlioletto (Michelangelo, 10 anni) elegantissimo con gileino e orologio da tasca, così chic che ricordava il giovane Amadé (Mozart), che il rigido padre portava in giro per l’Europa, Firenze compresa : tranquillo, perfettamente a suo agio sia a tavola, sia al comando del video-proiettore del genitore, sia alla tastiera del mezza-coda Yamaha a fine serata dopo il babbo, suonando piano piano… Simpatico e allegro, come sempre. Manganelli è venuto presto per organizzare al meglio l’arrivo del pianoforte e il suo posizionamento nel fondo-sala, a sinistra, un po’ girato per vedere meglio il suo pubblico mentre lui suona e parla, parla, parla…Siamo una cinquantina, molti più del previsto perché parecchi sono arrivati senza prenotare alla nostra Barbara, che non sapeva se gioire del soprannumero o disperarsi prevedendo una forte carenza di cibarie…ma il grande Gavino (maître di sala), ha superato questo problemino con prontezza aumentando subito sia tavoli in sala che le comande per la cucina: cioè raddoppiando i primi piatti (e non solo), con soddisfazione generale.


Il Presidente Claudio Borri finalmente può respirare in pace, vede tutti ben piazzati ai tavoli, sono (come già detto) una buona cinquantina, fra gli amanti della musica e i puri simpatizzanti dei nostri light-dinner, venuti per la gioia di stare insieme con gli amici Rotariani. Claudio può quindi dare il via alla serata con la classica campana e relativi inni, fra cui il “meno eclatante” è forse proprio quello del Rotary, in attesa di avere quello nuovo, un po’ più vivace e più espressivo dell’ attuale. E’ con noi anche la Presidente del RC Firenze Nord Antonia Antinolfi venuta a presentare il suo grandioso programma musicale, che prevede per il 27 febbraio p.v. una “Madama Butterfly” al nostro Teatro dell’ Opera, in edizione speciale e fuori abbonamento, dedicata al Rotary-per Genova, : lei (Antonia) ha già prenotato i 1200 posti del teatro “a un prezzo mai visto prima”, posti che potranno essere acquistati dai Rotariani fiorentini e genovesi al prezzo di 30€ (ciascuno) di cui la metà andrà direttamente al service per Genova, che verrà scelto con i genovesi secondo le loro priorità, amichevolmente concordate.

Prima di passare la parola al Socio P.P. Lucio Rucci, organizzatore di questa serata, il Presidente Claudio ricorda ai Soci che mercoledì scorso (19 settembre) si è svolta qui al Westin la visita del Governatore Giampaolo Ladu (RC Pisa Galilei) alla quale lui (Claudio) non ha partecipato per inderogabili impegni universitari (commissione di esami da lui presieduta), in pieno accordo con lo stesso Ladu. Lo hanno sostituito con il massimo impegno la Vice-Presidente Gloria Cellai con il Segretario Andrea Magherini, con Jörn Lahr, Piero Germani, Giovanni Alterini e Sandro Rosseti. “Il bilancio di questa visita è stato positivo”, afferma serenamente Claudio, anche grazie alla amichevole presenza del “nostro” Assistente del Governatore Pietro Belli, il quale ha poi confermato ufficialmente l’indubbio buon esito complessivo dell’incontro con Ladu, le cui poche osservazioni tecniche “sono state già risolte dal Segretario”, conferma Claudio.

Ma ora “il risotto è pronto”, sussurra l’ottimo Gavino all’orecchio del Presidente, che può finalmente ordinare lo “sciogliete le righe” e…tutti all’attacco del buffet! Anche il piccolo Michelangelo se la cava egregiamente, dopo un attimo di esitazione davanti alla valanga umana dei Soci accorsi con ammirabile prontezza ai lunghi ripiani che ospitano la nostra cena: cioè il risotto pallido (ma sapido) accanto alle penne super-rosse e super-sapide, la bresaola con i filettini ai ferri, i pomodori con le mozzarelle, le crocchette di patate con gli spiedini di gamberi, la galantina con melanzane e zucchini grigliati, e le magiche verdurine fritte. E poi tanta macedonia a tocchettoni e una “bavarese” dal look veramente indimenticabile…

Dopo una sobria presentazione del M°. Manganelli fatta da Lucio Rucci come organizzatore della serata, il Maestro inizia riallacciando il suo discorsetto a quello, iniziato in questa sala da noi tre anni fa’, su “come nasce una composizione musicale”. Essa, osserva Manganelli, si presenta all’ascoltatore di oggi “molto diversa nei vari secoli così come lo sono le altre arti”, cioè come sono diverse fra loro (nei secoli) anche tutte le altre arti prodotte dall’uomo con il succedersi delle varie civiltà: la pittura, la scultura, l’architettura. Ciascuna di esse è testimone della propria epoca, della sua cultura, della sua storia, dei suoi costumi, e della sua fede religiosa più o meno forte e più o meno condivisa, ma certo un punto fermo della nostra civiltà. Così è stato anche per la musica, afferma Manganelli, che ha “il suo punto di partenza fondamentale intorno all’anno 1000 (d.C.) con la nascita della scrittura musicale” che ha finalmente permesso di tramandare ai posteri (quindi anche a noi) tutta la musica antica, prima affidata solo alla memoria dei suoi cantori. Che erano tanti, naturalmente, ma tantissima era la musica da eseguire, soprattutto in Chiese e nei conventi: migliaia di brani dovevano essere imparati a memoria sia per eseguirli che per tramandarli così da una generazione all’altra. Le parole del canto erano scritte, quindi non erano un problema: bastava leggerle, ma la musica NO, almeno fino a quando Guido d’Arezzo (991-post 1033) inventò le note musicali, e le memorizzò servendosi curiosamente di una filastrocca come supporto mnemonico. Infatti le sillabe iniziali delle sue parole (della filastrocca) erano le note stesse, e cioè: UT (per il Do), RE, MI, FA, SOL, LA, SI…Così, per la prima volta, “i suoni si vedono” afferma giustamente Manganelli, ma i problemi della scrittura non finiscono qui…


Infatti si doveva ancora stabilire quali suoni dovevano corrispondere a ciascuna nota e il modo di indicarne la durata, come indicare il ritmo delle note, le quali dovevano essere sette, più altre cinque (che poi si saranno chiamate diesis e bemolle). Si inventarono (o meglio si scoprirono, dice Manganelli) le “scale musicali” e le accordature dei vari strumenti, nati nel corso di secoli, necessarie (le accordature) perché i diversi strumenti suonassero gradevolmente insieme.


Nel ‘600 nascono gli “archi”, cioè il violino e gli altri strumenti ad arco, poi arrivano le grandi “tastiere” come il clavicembalo, antenato del pianoforte; nasce la polifonia, cioè una musica complessa fatta da più strumenti ciascuno dei quali suona una musica diversa, ma insieme agli altri: nasce l’orchestra. La polifonia si sviluppa prima a Parigi ma poi dalla Francia approda a Roma, di nuovo caput-mundi, almeno per la musica. Qui si sviluppa anche una “polifonia elefantiaca”, sempre più grandiosa nei cori e nelle musiche, nasce perfino la “stereofonia” dei cori, con 5-6 cori che cantano insieme in zone diverse della stessa chiesa, ovviamente immensa: l’effetto è grandioso... Poi torna la “semplificazione dei mezzi musicali” e quindi delle musiche, e vengono finalmente risolti i problemi tecnici della scrittura musicale, finora oggetto di teorie contrastanti. Questa informazioni tecniche e storiche vengono amabilmente alternate con tante belle “musichine” che Manganelli ci regala suonandole al pianoforte, talora anche cantandole (quelle più antiche): Palestrina, Frescobaldi con la sua “frescobalda”, Amarilli…che meraviglia di musiche, un vero incanto largamente avvertito dai Soci, che tacciono immersi nei suoni evocatori di antiche armonie della nostre civiltà musicali: francesi, tedesche, italiane.... Una serena full immersion (immersione totale) nella musica, dal lontano medioevo a Bach di cui Manganelli accenna qualcosa, e poco dopo anche il piccolo Michelangelo si avvicina alla tastiera, appena lasciata libera dal padre, per accennare anche lui qualche nota dello stesso tipo (Bach), piano piano, per non disturbare…

Ma come nasce la musica nell’animo dell’artista? Cioè come nasce l’arte musicale? E come fa l’artista a vivere con questo mestiere che non produce beni materiali, a differenza delle arti figurative e architettoniche? Cioè come si finanzia e chi lo fa? I misteri dell’arte musicale e della vita degli artisti che la producono saranno svelati in una prossima puntata di questa “manganelliade”, nata anni fa’ ma che ha ancora tanto da dirci, spiegarci e illustrarci, anche materialmente con un bel pianoforte. Sic in votis, quindi


VIVA IL ROTARY!!!


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