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LA CARICA DEI 650…


Fischia il vento e urla la bufera (quasi…) in Piazza Ognissanti, nevischia perfino qui sulle rive dell’Arno, non all’Abetone dove sarebbe accolta dal popolo in festa, visto che quest’anno è avaro di neve anche lassù sui monti pistoiesi. Ci infiliamo di corsa al calduccio del “nostro” Westin Excelsior in cerca del prosecchino “termico” che riscalda bene, soprattutto al bis…Siamo già al 22 gennaio 2019, accorsi ad ascoltare l’Ing. Marcello Mossa Verre che parlerà dell’ARPAT Toscana, che dirige con i suoi seicentocinquanta collaboratori, quasi tutti tecnici, compreso il nostro Luca Petroni, che lo ha convinto a venire da noi: grazie Luca!

Siamo una quarantina, infreddoliti e di buon appetito, stimolato anche dall’arietta fresca (gelida) di fuori, e dalle “bollicine” (del prosecco) appena inghiottito con sollievo. Ci accolgono gli appetitosi cartocci di verdurine fritte con qualche gamberetto, ben caldi perché appena fatti; ma anche spiedini di prosciutto crudo ben accompagnato; vaschette con pomodoro-mozzarella e acciuga; micro-dosi di salmone fumé in piccole e curiose ciotoline…edibili, e assai sapide. Poi tutti a tavola e ben serviti con pennette alle cime di rapa e pecorino, che hanno fatto saltare sulla sedia una pugliese super-doc come Grazia T. inorridita dal pecorino, che (mi spiega in un orecchio) è rigidamente escluso dalla vera ricetta classica (cioè di casa sua, naturalmente…) che prevede invece di condire la pasta (orecchiette, naturalmente…) con un fritto di aglio, peperoncino e pan grattato, ma assolutamente senza formaggio! Le pennette, pur se fuori ordinanza (secondo gli apuli dettami di G.T.) , sono però gustate da tutti e riprese da molti, compreso chi scrive. Segue un toscanissimo peposo, servito con una curiosa polentina al cucchiaio quasi cruda, e variamente accolto; e per dessert ecco una tenera crostatina di mele con crema di vaniglia, assai elegante. Il servizio ai tavoli è abilmente pilotato dal maître Gavino in persona, che tutto vede e subito provvede, con l’aiuto di un nuovo e filiforme garçon (cameriere) di colore, che svolazza in sala con l’eleganza di una farfalla, e serve i commensali col massimo garbo: benvenuto al Westin petit-garçon d’Afrique! La prossima volta ci dirai da dove vieni, comunque…viva l’Africa!


Il Presidente Claudio Borri, terminata la cenetta in gloria di caffè e “frivolezze” dolci del pasticcere, decide di inondare l’augusta sala degli specchi (e dei valorosi quaranta di cui sopra) con una valanga di notizie “rotariane”, in parte già note agli assidui frequentatori delle “sue” seratine: ma, evidentemente sicuro che …repetita juvant (ripetere giova) ai suoi pazienti uditori, Claudio ricorda, con l’ardore della prima volta, cosa ci attende nel prossimo futuro, e cioè la Butterfly il 27 febbraio, il concertino del 12 marzo in favore di AIL al Teatro “Le Laudi” in Via Leonardo Da Vinci, 1n, la Costa Concordia del 19 febbraio. Dopodiché Claudio dà uno sguardo all’inclita sala…e tace, per passare silenziosamente il microfono-gelato al nostro ospite: non ne illustra l’attività avendo presente che di lui sappiamo già (quasi) tutto, grazie al ricco messaggio mandato ai Soci in extremis, cioè ieri, con il corposo curriculum di Mossa Verre, sardo doc prestato alla Toscana. Mentre gli passa signorilmente il microfono Claudio focalizza con la coda dell’occhio lo schermo piazzato nel fondo-sala che mostra qualcosa che lo fa sobbalzare: una splendida slide (diapositiva) della Costa Concordia! “Ma che ci fa qui oggi la Costa Concordia? Noi ne parleremo diffusamente il 19 febbraio!” borbotta Claudio esterrefatto, “oggi che c’entra?”, dice girandosi verso il nostro ospite, il quale afferra sorridendo il microfono che Claudio gli porge e si tuffa subito nelle spiegazioni di ARPAT. Tante sono le spiegazioni, perché nella mezzoretta concessa vuole dire tutto, ma proprio tutto della “sua” ARPAT , cioè della Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana.

“Nata nel 1993 in seguito ad un Referendum che imponeva la separazione della Sanità pubblica dalla tutela dell’Ambiente, fino allora accorpati, ARPAT è diventata operativa in Toscana il 1° gennaio 1996, prima regione in Italia.” In tutto il Paese gli addetti sono circa 10.000 che eseguono circa 100.000 ispezioni l’anno, con un costo per ogni cittadino italiano di 12 € per anno, cioè 720 milioni di euro. Questi sono i costi, ma cosa fanno? Di cosa si occupano? Dove vanno? “La carta dei servizi [cioè l’elenco delle loro mansioni] comprende 140 voci” in cui sono elencate tutte le cose che sono tenuti a fare. Cioè? L’attività-base sono i controlli, di tutti i generi e su tutto il territorio toscano: cioè controllano il territorio dove operano le industrie e i laboratori artigiani, che producono inevitabilmente degli scarichi che possono essere tossici, e perciò inquinanti. Loro (ARPAT) devono controllare dove vanno a finire tutti gli scarichi e che conseguenze provocano sull’ambiente, se sono accettabili cioè nei limiti di Legge oppure no, nel qual caso (se non sono conformi) le impese vengono sanzionate (multe) e obbligate a migliorare la qualità dei loro scarichi. ARPAT fornisce inoltre, a richiesta di enti sia pubblici che privati, il suo parere tecnico sulla conformità ambientale delle imprese, e comunica al pubblico tutte le informazioni relative alle attività di monitoraggio e di controllo dell’ambiente naturale, cioè su tutto il territorio della nostra Regione Toscana.


Sono 650 gli “Arpini” sparpagliati in tutta la Toscana a lavorare per noi, perché noi possiamo vivere sicuri nelle nostre città, nelle nostre campagne, sulle nostre spiagge e sui nostri monti, di cui la Toscana è straricca. Ciò vale anche per le nostre vacanze al mare perché ARPAT controlla sistematicamente la qualità delle acque marine, dove andiamo a fare il bagnetto. Infatti le nostre spiagge, belle e bruttine, sono state spezzettate dagli “Arpini” in un puzzle (mosaico) di 269 aree di balneazione controllate sia microbiologicamente che chimicamente, cioè sia per gli inquinamenti organici, da fogne e scarichi “neri”, che per quelli chimici delle attività industriali e agricole, queste ultime responsabili della diffusione extra-moenia (fuori zona) di diserbanti e pesticidi: dipende dalle quantità usate, che vengono giustamente controllate da chi di dovere, cioè da ARPAT. Fortunatamente Mossa Verre dichiara che il 96% delle coste toscane sono “eccellenti”, anche se talora capita di vedere sulle nostre spiagge plastiche e detriti vari, portati dal mare, e anche tracce di catrame, nero e appiccicoso “ricordino” di qualche nave di passaggio che ha sciacquato le sue cisterne in mare per risparmiare sulle “pulizie” di bordo, ma non i nostri piedini nudi . Accade meno di un tempo, per fortuna, grazie ai maggiori controlli delle Capitanerie di Porto, anche con gli elicotteri: ma chi si occupa di sanzionare l’improvvido naviglio? Direttamente la Capitaneria o viene tirata in ballo anche ARPAT? Non ai posteri l’ardua sentenza perché forse lo sapremo da Mossa Verre in persona, che non esclude di tornare fra noi il 19 febbraio p.v. Sarà per noi, naturalmente, un piacere, ma perché? Lo capiremo fra poco…Quanto ai fiumi toscani purtroppo vanno un po’ peggio delle acque marine: infatti i 231 “punti di campionatura delle acque superficiali” avvertono che il 67% dei fiumi monitorati nel 2107 è “lontano dall’obbiettivo di qualità”, cioè sono inquinati, mentre il 27% è in “stato buono” e (solo) il 3% in “stato elevato”, cioè ottimo. Forse c’è ancora qualcosa da fare…


Non di sole acque si occupa ARPAT ma anche di aria, cioè dell’aria che respiriamo nonostante tutte le sch…sostanze nocive che contiene: polveri sottili PM10, benzene, ossidi di azoto…voila, sono tutte per i nostri polmoncini, e tutte da controllare e monitorare nelle città, ma non solo. Le centraline ( vedi foto) che controllano H24 (24 ore su 24) la nostra regione sono 37, afferma fierissimo il nostro ospite, per controllare tutti gli inquinanti chimico-fisici e avvisare i Sindaci non appena (le centraline) segnalano troppi “sforamenti” ai limiti di Legge, cioè se le sostanze nocive presenti nell’aria sono troppe (per i nostri poveri polmoni). Dopodiché i Sindaci dovrebbero chiudere le strade al traffico per qualche giorno, per farci respirare almeno un po’…Ma tutte queste sostanze nocive da dove vengono? Chi sono i responsabili? Elementare (direbbe Sherlock Holmes al serafico Watson): per un terzo vengono dalle industrie, un altro terzo dal riscaldamento domestico e il resto viene dal traffico, cioè dalle auto, dai camion, dai bus pubblici e privati, dalle macchine stradali e agricole, quasi tutti diesel, cioè più inquinanti. Allora cosa fare? Le industrie non si possono chiudere, naturalmente, perché la produzione e i posti di lavoro non si toccano, ma si possono controllare che non inquinino più del consentito, cosa che ARPAT fa con impegno professionale e scrupolo scientifico. Ma anche il riscaldamento domestico non si può chiudere perché d’inverno fa freddo anche in Sicilia, non solo a Bolzano, ma si può ridurre e controllarne le emissioni: è quello che fanno i Comuni all’inizio dell’inverno prescrivendo il numero di ore di riscaldamento consentito, mentre ARPAT controlla l’inquinamento prodotto dagli impianti di riscaldamento, ormai quasi tutti a metano, per fortuna, e quindi poco inquinanti. Cosa resta? Resta il traffico, pure monitorato da ARPAT ma, anche quello, non si può chiudere: si può ridurre, si può migliorare la quantità e la qualità degli scarichi dei veicoli con incentivi per sostituire le vecchie auto più inquinanti con quelle nuove che inquinano meno. E’ quello che stanno facendo i Governi negli ultimi anni, con le indicazioni fornite dalle ARPAT di tutt’Italia. Conclusione: per ora stiamo facendo (tutto o quasi) il possibile per migliorare il nostro “spazio vitale” cioè l’ambiente dove viviamo, con impegno e professionalità: speriamo che i nostri figli e nipoti siano più bravi di noi, ma il mondo che gli lasciamo nel complesso sembra vivibile, anche se migliorabile. Forza, caro Mossa Verre, aiutaci a migliorare ancora!

Ma il suolo è tutto pulito o ci sono anche siti inquinati? Ci sono, eccome afferma Mossa Verre, sono più di 4.000 sparpagliati su oltre 17.000 ettari di cui il 65% “interessati da procedimento di bonifica”, cioè con bonifiche in atto; e il 31% sono “siti chiusi per non necessità di intervento”, cioè chiusi senza fargli niente perché non sono pericolosi. Anch’essi sono tutti sotto controllo ARPAT…Ma l’attività di controllo riguarda anche il cosiddetto “inquinamento acustico” cioè i rumori prodotti dagli impianti industriali e dalle autostrade, che possono essere molto molesti per chi abita vicino; e l’inquinamento elettromagnetico, cioè da radiazioni elettromagnetiche prodotte da radar, antenne radio e televisive, ponti-radio per i cellulari, dagli elettrodotti cioè dai tralicci dell’alta tensione (elettrica): anche tutto ciò è sotto stretto controllo ARPAT. E gli inceneritori? Inquinano o non inquinano? A Parigi sono in città, fra Orly e la Sorbona, in zona abitatissima e (quasi) chic: “quelli controllati da ARPAT rispettano tutti i limiti e non producono diossine” afferma categorico Mossa Verre, ma i cittadini del centro e sud Italia “non si fidano” e non li vogliono sul loro territorio dopo gli scandali delle “ecoballe” in Campania, e non solo. Ma a Brescia…il miglior inceneritore (termovalorizzatore) d’Italia è praticamente in centro e fornisce teleriscaldamento a mezza città: sì, a Brescia cioè chez nous (da noi) non a Stoccolma o Amsterdam, ma la gente ricorda ancora la catastrofe di Seveso (del 1976…) e non si fida di nessuno per paura della diossina che si sprigiona quando si brucia la plastica. Per cui gli inceneritori non si possono fare, anzi si devono chiudere quelli vecchi che non hanno dato buona prova, e la gente se ne ricorda, soprattutto al seggio elettorale, cioè non vota per chi fa (autorizza) gli inceneritori. E’ la democrazia…

A questo punto, fra lo stupore della quarantina (di Soci presenti) il nostro ospite si gira verso lo schermo in fondo alla sala e giocando con il telecomando fa comparire come d’incanto quella slide (diapositiva) che aveva allarmato Claudio (il Presidente): è la slide della Costa Concordia tragicamente “spiaggiata”, come una balena ferita, sullo scoglio di granito che circonda la dolce isoletta del Giglio, tappezzata di erica e di mirto come una mini-Sardegna. Perché Mossa Verre ricorda con la slide quella tragedia del 13 gennaio 2012? Semplicemente perché, dopo il naufragio, ARPAT fu invitata (comandata) a venire subito al Giglio, e lì rimase finché il relitto della navona fu portato via, quasi “a braccia” cioè tenuta a galla da due enormi cassoni galleggianti, piano piano fino a Genova (due nodi, meno di quattro chilometri l’ora) al traino di due possenti rimorchiatori di 90 metri, per quel gigante del mare di 290 metri, e alto 70. Arrivata a Genova il 27 luglio 2014 fu completamente smantellata in circa due anni di lavoro, e lo smantellamento costò il doppio della costruzione della nave, cioè un miliardo di euro. Ma perché fu chiamata anche ARPAT che si occupa di inquinamento ambientale? Perché una nave così grande aveva in pancia una quantità enorme di materiali inquinanti, a cominciare dal combustibile cioè dalla nafta pesante che, essendo inverno, si era rappresa e non usciva da sola dai serbatoi della nave: praticamente c’erano dentro 2.200 tonnellate di quasi-catrame da liquefare con vapore bollente per poterlo estrarre dai serbatoi senza inquinare le acque dell’isola. Poi c’erano solventi e detergenti contaminanti e in gran quantità; e infine tutte le riserve alimentari, necessarie per i 4.000 passeggeri e i 1.000 dell’equipaggio per tutta la durata della crociera. Partita la nave per il suo destino finale rimaneva da controllare lo stato del fondale marino massacrato dalla nave naufragata, e del mare circostante. Finalmente nel maggio 2018, dice Mossa Verre, la pulizia del fondale è completata e “ora è pulitissimo, il corallo si sta riformando” e perfino la “Poseidonia oceanica” è stata amorevolmente trapiantata sul fondo di quel mare, dove sta ricrescendo rapidamente.

Quindi “il sistema Italia ha funzionato anche inventando qualcosa di importante” conclude Claudio con grande soddisfazione, dopo lo sbigottimento iniziale per quella slide inattesa : quindi invita Mossa Verre a tornare il 19 febbraio quando l’Ing. Tullio Balestra parlerà di come hanno raddrizzato e fatto rigalleggiare quella povera nave. A presto! E…

VIVA IL ROTARY!!




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