UN DURO MESTIERE…

 

 

 

 

 

 

Caro Enzo (Pazzagli) tutto “energia e generosità con i giovani artisti” accorsi  nel tuo laboratorio a scovare  la magia della tua rara creatività sui tanti metalli che hai amato, dal “Pegaso”, cavallino rampante e alato antico simbolo di  spiritualità (e della Regione Toscana) alle misteriose  “particelle celesti” fatte di vetri colorati appesi a metalliche cornici splendenti: non sei più fra noi, ti ricordiamo ora con raccoglimento e  con commozione, dice  il Presidente Sandro Rosseti. Tutti in piedi, con il volto più triste per questo folletto che non è più con noi, certo svolazza lassù sopra i suoi cipressi (sono 300 nel suo giardino, che dall’alto di un aeroplano – e da Google Earth -  mostrano il suo volto ridente) e le sue statuone d’acciaio, misteriose evocatrici di altri mondi a lui noti, e tanto amati. Lui mi diceva di sentire un “contatto con realtà extra-terrestri” che si rinnovava ogni notte, prima dell’alba, quando la sua mente si spalancava, nel sonno, sull’intero universo e lui ci sguazzava dentro finalmente libero dal peso terrestre del grave martello con cui batteva gli amati metalli a cui donava (a  martellate)  anima e corpo, con generosa violenza.

 

Artista che va, artista che viene… Stasera, 26 settembre, è venuto a raccontarci il suo “mestiere” Pietro Bartolini, mestiere d’attore (con Gassman, Lavia, la Melato, la Falk, Vallone…) ma anche di regista,  e oggi soprattutto di maestro di tanti giovani (e non solo) a cui insegnare recitazione, dizione e regia teatrale nella Accademia Teatrale di Firenze da lui creata nel lontano 1992 proprio per questo scopo: insegnare il teatro a chi lo ama e lo vuole praticare, con passione e professionalità. Ne è il Direttore, con l’appoggio e la preziosissima collaborazione della moglie Ludovica Sanalitro, nostra socia “satellitare”, cioè del nostro club Satellite Bagno a Ripoli, di cui lei è quest’anno il Prefetto. Loro due, Pietro e Ludovica, hanno recentemente realizzato per noi al Teatro Niccolini lo spettacolo teatrale benefico “Il grasso legnaiolo” da un testo del Brunelleschi (niente di meno che…):  teatro strapieno, successo di pubblico e dei numerosi Rotary presenti uniti nell’impegno di fornire una attrezzatura specialistica all’ospedale di Torregalli, cioè una fantascientifica “culla termica” americana per neonati prematuri, proposta dal nostro scatenato Past-President Giancarlo Landini.

“Una carrellata di problemi e nuove possibilità di ricerca”: questo ci propone stasera Bartolini, che fa subito notare una curiosità linguistica delle principali lingue europee: la parola “giocare” nelle altre lingue (jouer, to play, spielen…) significa recitare a teatro o al cinema, ma anche suonare uno strumento musicale,  oltre che giocare in senso stretto. Cioè, in Europa, la recitazione è strettamente connessa, verbalmente e concettualmente, con il “gioco” (e con la musica). Recitare significa “identificarsi con altre vite”, dice Bartolini, che sono quelle dei personaggi interpretati a teatro,  ma l’esposizione continua al pubblico, in teatro ma anche  fuori, per strada e nella vita comune  per l’inevitabile  notorietà degli attori di successo, non è un gioco perché  può (facilmente) creare un livello di stress insopportabile,  e portare a conseguenze anche gravi per gli  attori, soprattutto se di successo. Perfino la pazzia, il suicidio, l’isteria, la schizofrenia, l’abuso di alcool, l’uso di droghe…

Insomma il mestiere dell’attore è un mestiere pericolosissimo…, anzi è “il più pericoloso dopo quello del medico”: vedo con la coda dell’occhio che annuisce vigorosamente al mio fianco il P.P. Giancarlo (Landini), noto medico e tenace organizzatore di tanti  medici in ambito ASL, dei quali conosce a menadito i problemi legati alla loro (e sua) professione medica. Il Presidente Sandro (Rosseti) non batte ciglio: il pericolo è il suo mestiere, come psicoterapeuta ne vede e ne sente di tutti i colori, anche dagli attori. E’ il caso di quella attrice con  difficoltà a relazionarsi con il dolore “teatrale” cioè con il suo dolore sul palcoscenico: le sue lacrime, nella vita fuori dal palcoscenico, erano vere o erano finte? Si può anche pensare che le lacrime non possono che essere sempre vere essendo esse il prodotto naturale di una emozione così forte da stimolarne la produzione, e allora dov’è il problema? Il problema è che il teatro obbliga l’attore a entrare così dentro al personaggio che ciò può alterare la capacità di distinguere fra le emozioni vere (quelle della vita reale) e quelle “finte” richieste della pièce teatrale, spesso opposte (e quindi conflittuali) all’interno dello stesso spettacolo teatrale , in cui (per esempio) nel primo atto si piange, nel secondo ci si innamora e alla fine si ride e magari si piange…di gioia, dopo aver pianto di dolore nel primo atto ed essersi emozionati (senza lacrime) nel secondo. E questo tutti i santi giorni dello spettacolo, magari per delle settimane o dei mesi: ecco il super-stress dell’attore di successo, che lo può portare a quei problemi psichici che sfortunatamente tenterà  (talvolta) di risolvere malamente, con delle scorciatoie come l’alcool o le droghe. Allora è molto meglio ricorrere al medico e scaricare su di lui i propri problemi psicologici prima che diventino anche problemi di salute fisica, come talora accade, e si parla allora di somatizzazione dei disagi mentali.

Stanislavskij (1863-1938) e  Strasberg (1901-1982) chi sono costoro? O meglio chi erano e cosa hanno rappresentato per il mondo del teatro? Bartolini ne parla di striscio, si limita ad un accenno “negativo”: sono “superati” e anche “pericolosi” per gli attori che usano i loro metodi di recitazione a causa dell’eccessivo coinvolgimento che essi inducono in chi li usa (così almeno mi pare di capire, quando l’ho interpellato sull’argomento). Ok, non si usano più, almeno da noi, ma sono stati il cardine dell’insegnamento della recitazione nel primi 50 anni del ‘900 e, rispettivamente, nei secondi, soprattutto per il teatro in Russia e in Europa (il primo, Konstantin S. Stanislavskij) e in USA il secondo (Lee Strasberg) per il cinema quando ha diretto il famosissimo “Actors Studio” di New York, che ha formato professionalmente almeno una generazione di grandi attori del cinema americano, da  Marlon Brando a James Dean, da Dustin Hoffman a Walter Matthau, da Paul Newman a Marilyn Monroe…Insomma forse i più noti volti del cinema USA, se non i più grandi.

E le nuove tecnologie con i robot al posto degli attori? Le realtà virtuali? Il Neurocinema? Risposte di Bartolini: “il robot non è meglio dell’attore” ma può essere “di supporto all’attore” afferma Bartolini con convinzione, come “potente strumento di apprendimento e addestramento per la psicotecnica dell’attore”. Accade infatti che l’attore interloquisca con un robot più facilmente che con un altro attore in carne e ossa; così come è stato osservato che  un bimbo autistico accetti facilmente di  interloquire con quello che lui crede essere un “vero robot” (che lo assiste nella terapia educativa), mentre  rifiuti l’incontro con lo stesso attore in abiti normali (non travestito da robot). Sembra che gli (apprendisti) attori abbiano una reazione analoga, per cui i robot sono attualmente usati nella formazione dei nuovi attori, dice Bartolini.

Il quale (Bartolini) accenna anche alle “realtà virtuali” applicate al teatro nell’addestramento degli attori e mostra alcune immagini in cui compaiono attori “in doppio”, cioè sdoppiati da una macchina capace di creare un’altra immagine uguale a quella dell’attore e di affiancarla allo stesso attore in una realtà “virtuale” (un ologramma, mi pare di capire) con la quale l’attore può interloquire, anche a grande distanza materiale: per esempio quello vero a Milano e il suo doppio a …New York! Misteri della tecnica…

E il Neurocinema? E’ una tecnica di valutazione delle reazioni degli spettatori mentre vedono un film, la quale (tecnica) si basa sulla scienza che misura nel cervello (degli spettatori) le variazioni del contenuto di ossigeno di alcune zone di esso (cervello) che si verificano durante la visione dello spettacolo. In questo modo si possono cambiare le immagini del film in funzione dei risultati di tali variazioni, o si può cambiare la sceneggiatura, le inquadrature e perfino la trama del film per ottimizzare i risultati economici (guadagni) dei produttori del film…Sembra che i produttori USA oggi finanzino nuovi film solo dopo aver visto le analisi (di cui sopra) sul pubblico in relazione alla trama, sceneggiatura, regia, effetti speciali etc. etc. del nuovo film : così ci dice il nostro Bartolini, e siamo tutti stupiti e increduli che siamo arrivati a tanto pur di guadagnare un po’di più: e l’Arte? L’Ispirazione? La Creatività? La Fantasia? La ricerca della grande bellezza? Fellini cosa ne penserebbe? E Pasolini? E Charlot? Basta così, grazie a Bartolini si sono aperti dei mondi sconosciuti a molti di noi, alcuni dei quali, forse, preferiremmo non conoscerli, ma è la vita moderna, c’est la vie , e comunque la conoscenza è sempre meglio dell’ignoranza, direi…

                                                     VIVA IL ROTARY!!!

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