La Mortesecca e i fantasmi dell’Artusi (Luciano…)

Halloween o Mortesecca? Ma c’è tanta differenza, nome a parte? Non direi, le origini sono molto simili, quasi le stesse: celebrare la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, il ricordo dei morti, l’esorcizzazione della morte, la semina del grano che va fatta ora, il due novembre o giù di lì…Oggi i ragazzini di tutto il mondo  “occidentale” sfrecciano per le strade mascherati per spaventare (e divertire) tutti quelli che incontrano;  in Borgognissanti ne ho incontrati vari gruppetti, giovanissimi e mascheratissimi,  che si infilano nei negozi con una zucchetta in mano a chiedere dolcetti e caramelle con la stessa naturalezza con cui i negozianti glieli danno: il gelataio all’angolo ha perfino predisposto ad hoc un mucchietto di piccoli coni-gelato al cioccolato che offre con un bel sorriso ai pargoletti ancor prima che aprano bocca;  la fornaia ha pronti  dolcetti e caramelle che vengono afferrati e “consumati” sul posto dai cuccioli di uomo ferocemente travestiti da “mortesecca” cioè da scheletrini neri-neri, fanno tenerezza e la fornaia è felice di rimpinzarli, ma loro scappano via per infilarsi nel negozio accanto dei fruttivendoli “cinesi” che incredibilmente stanno al gioco e offrono anche loro i dolcetti e le caramelle richiesti. Noi ci infiliamo al Westin prima che ci raggiungano: non avendo caramelle in tasca né dolcetti non saprei proprio cosa dargli per cui meglio la fuga, dentro l’albergo siamo al sicuro da imbarazzanti richieste: ascolteremo con diletto  il “nostro” Luciano Artusi che ormai è di casa, dopo averci parlato poche settimana fa’ delle Arti e dei Mestieri fiorentini. Siamo una bella quarantina questo 31 ottobre che è proprio la notte della Mortesecca-Halloween: e (a proposito di defunti) il Presidente Sandro Rosseti ci ricorda subito che giovedì sera ricorderemo i nostri Rotariani che ci hanno lasciato (per sempre) nella bella Chiesa di San Domenico, con gli amici del RC Fiesole, alle 18:30. Ci saremo, e penseremo anche alla tua mamma caro Sandro, che ti ha lasciato pochi giorni fa’, oltre che ai nostri cari defunti, Rotariani e non, naturalmente.

 “La parola al Cav. Luciano Artusi e…ci faccia paura!”  Così lo sprona scherzosamente Rosseti restando perfettamente in tema: perché la paura è l’ingrediente principale di questa strana “festa” un po’ nostrana e un po’ straniera, un po’ moderna e un po’ antica, in cui la morte viene rappresentata dai travestimenti dei bambini e dalla zucca svuotata e “animata” con occhi naso e bocca dal fuoco di candela messo dentro la zucca, prima di esporla sul davanzale della finestra o nell’orto di quei pochi fortunati che ancora ne hanno uno, in questi tempi di piselli in scatola e di macedonia di frutta confinata nei barattoli di  ogni supermercato del pianeta. Ma anche loro (i supermercati) sono oggi pieni di zucche più o meno grandi, con i loro occhi naso e denti, e  con dentro una bella lampadina (molto più sicura di una candela…). E’ il mercato, che è arrivato anche qui con Halloween…ma forse ciò non vale ancora per la  nostra Mortesecca,  che però il nostro ospite di stasera confessa di non averla mai vista a Firenze, in città, ma in campagna eccome se l’ha vista, da ragazzino, in quel di Caselline, sotto Bivigliano, dove suo padre lo spediva d’estate (anni 1941-2-3) cioè durante la guerra, più al sicuro che al mare o in città. Infatti in città, cioè a Firenze, c’erano i bombardamenti degli aerei americani che volavano lassù  a 5.000 metri, dove la nostra “contraerea” non poteva arrivare (al massimo 3.000 metri, precisa Artusi)  per cui era soprannominata (la nostra contraerea)  da quelle linguacce dei fiorentini “la Tosca” perché “non fece mai male ad anima viva”…come recita la famosa aria del secondo atto dell’opera pucciniana! 

“La zucca era un gioco che doveva far paura alla ragazzine e ai bimbi più piccoli”, dice Artusi, mentre per gli adulti era tutt’un’altra cosa: “era la festa dei defunti, e la zucca serviva a fargli riconoscere la strada per tornare nella loro ultima abitazione”. Al defunto in arrivo quella notte apparecchiavano perfino la tavola “come un saluto” e come gesto di amicizia anche in funzione propiziatoria per la imminente semina del grano, in quella stessa terra che li ospitava (i defunti…). Quindi festa dei morti con un occhio alla terra e ai suoi frutti così importanti per la sopravvivenza…dei vivi!

 “Gli americani hanno rispolverato questa festa celtica (di Halloween) che festeggiava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno” nei Paesi del nord-Europa (soprattutto in Irlanda) e l’hanno “vivacizzata” come un carnevale, dice Artusi. Ma forse la festa è ancora più antica, forse risale al medioevo o addirittura all’antica Roma, come sostiene qualcuno. Certo è che sia la nostrana Mortesecca, di probabile origine medioevale, che la celtica Halloween utilizzano grandi zucche svuotate e illuminate nell’interno per spaventare e divertire nello stesso tempo. In più la nostra Mortesecca vorrebbe anche  creare un collegamento con i defunti propiziandone il ritorno chez nous nella fatidica notte del 31 ottobre, quando loro (i fantasmi dei defunti) cercherebbero  di tornare nella loro ultima casa…

A proposito di fantasmi il nostro Artusi ne cita due famosissimi a Firenze: uno in Palazzo Vecchio e l’altro in Palazzo Budini-Gattai ex Grifoni. Quello che infesterebbe i sotterranei del nostro palazzo comunale apparterrebbe ad un grande “capitano di ventura” cioè a un soldato mercenario di grande fama: Baldaccio d’Anghiari, che fu fedele alla repubblica fiorentina ma che fece l’errore (imperdonabile) di calunniare il Gonfaloniere di Giustizia (cioè la massima carica giudiziaria della Firenze di allora) Bartolomeo Orlandini accusandolo di essere un codardo. Costui si vendicò facendolo uccidere a pugnalate dopo averlo attirato a Palazzo Vecchio con una scusa. Il corpo senza vita di Baldaccio fu poi “defenestrato” in piazza della Signoria, decapitato e la sua testa esposta al pubblico ludibrio: si narra che il suo fantasma si farebbe ancora oggi sentire nei sotterranei del Palazzo dove fu ucciso a tradimento, e anche sugli spalti del Castello di Sorci appartenuto alla sua famiglia.

 L’altro fantasma è quello della sposa di un Grifoni partito in guerra e mai tornato: la giovane sposa lo attese invano fino alla sua morte, sempre  davanti alla finestra della sua casa (Palazzo Grifoni in piazza Santissima Annunziata, angolo via de’ Servi, oggi Budini-Gattai) . Quando morì decisero di chiudere quella finestra ma fu impossibile perché all’interno della stanza “successe il finimondo” per cui da allora fu deciso di non chiuderla mai più: è la finestra dell’ultimo piano a destra, “accanto alla chiesa di San Francesco poverino”, che anche oggi non viene mai chiusa del tutto.

Che ci siano cose strane ma vere che accadono anche ai giorni nostri pare assolutamente convinto anche il nostro Presidente Sandro che cita con trepida nonchalance un curioso respiro affannoso udito chiaramente da lui stesso nella sua bella casa super-storica (già del Poliziano) vicina a Fiesole: ma in casa non c’era assolutamente nessuno…salvo forse il fantasma del Poliziano! 

“Mortesecca rimbombona ha impegnato la corona”: così strillavano (forse) i ragazzini nel giorno della Mortesecca nei vicoli della Firenze medievale fino ai primi del ‘900 e chissà com’era nata e cosa voleva dire quella curiosa filastrocca che molti ancora ricordano, senza un perché. Il giorno dopo la Mortesecca viene la festa di Ognissanti, “ancora molto sentita a Firenze” dice Artusi, e  così prossima alla Mortesecca da far pensare che questa contiguità non sia casuale, come se si fosse voluto tenere vicine le due ricorrenze (della morte e della vita) per ricordare a tutti quanto esse siano vicine anche nella nostra realtà di comuni mortali: forse…

Comunque sia

 

VIVA IL ROTARY!!!

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