Aspettando Godot…

Stasera siamo fortunati  perché il “nostro Godot” arriva puntualissimo, contrariamente a quello “vero” (di Samuel Beckett, che invece non arriva mai…): è il dott. Fabio Frangini, GIP cioè Giudice delle Indagini Preliminari al Tribunale di Firenze. Accompagnato dalla  bella moglie Elisabetta, è  pieno di giovani energie e di una bella vitalità molto partenopea. Infatti ci dice subito di essere napoletano, anche se dal suo accento non traspare, si sente un sud lontano, digerito, rimescolato, ma napoletano no, o almeno non più. “E’ il meglio della nostra magistratura”, sentenzia perentorio un amico past-magistrato (cioè in pensione) che rincara la dose con l’ affermazione ancora più impegnativa che “se tutti i magistrati fossero come lui i problemi della Magistratura non esisterebbero! Salutalo da parte mia”. Naturalmente lo faccio subito, e mi sembra che gradisca, per le parole di grande affetto verso  l’amico.

Quando lui arriva noi ci siamo già rimpinzati degli allegri  antipastini caldi serviti in cartoccio di carta gialla, codine rosa di misteriosi crostacei fritti assai gustosi e alternati a mini crostini al caviale rosso e altre prelibatezze, bibite al banco a base di un prosecchino di tutto rispetto, succhi di frutta, vino bianco “fermo” per chi non ama le bollicine, chips (patatine sottili fritte) a volontà…Poi tutti a tavola, arriva la zuppetta di porri e patate, ci voleva proprio, fuori fa già freddo, la bocca fuma anche senza la sigaretta ma qui c’è un bel caldino, e questa  zuppetta aiuta a scaldarci…Segue un filettone annegato in una preziosa salsina  al balsamico (aceto) accanto ad un mucchietto di verdissimi spinacini “rifatti” al burro, pochi ma buoni. Si finisce con un misterioso fagottino riccioluto ripieno di cioccolato caldo, una deliziosa sorpresa, caffè servito al tavolo da una garbata e flessuosa camerierina, deca (caffè decaffeinato) e orzo a richiesta, che meraviglia…Siamo tutti tranquilli in attesa di conoscere il nostro ospite di stasera: siamo una quarantina abbondante, orfani del nostro super-Satellite Bagno a Ripoli nonostante loro trabocchino  di avvocati, che pensiamo (noi non del mestiere) che dovrebbero essere interessati (come i nostri, tutti presenti)  a incontrare questo Giudice extra moenia, cioè fuori dal suo Tribunale.

Il Presidente Sandro Rosseti comunica ai Soci con evidente emozione che due nostri cari amici sono a letto malati, e attendono con gioia che li chiamiamo al telefono: già qualcuno di noi lo sta facendo, entrambi “hanno piacere di ricevere le nostre telefonate”, dice Sandro, perché il Rotary è anche questo! Sandro ricorda poi che sabato 11 novembre ci sarà a Lucca il tradizionale SEFR (abbasso le sigle, una vera mania!) cioè l’annuale Seminario della Fondazione Rotary organizzato dal nostro Distretto con alcune personalità di grande livello, come dal Programma ufficiale poi “decriptato”(semplificato e illustrato) da N.C. e inviato a tutti i nostri Soci con largo anticipo. Dulcis in fundo (NO, non in senso stretto: del dolcino al cioccolato ne abbiamo già parlato, una vera meraviglia): dulcis in fundo è lo straordinario concerto - segnalato dal Socio P.P. Lucio Rucci – che si terrà  in Duomo l’8 dicembre alle 21 per la inaugurazione del grande super-organo a tre cantorie (gruppi di canne) e due (o tre) consolles (tastiere e registri vari)  appena restaurato dalla ditta Mascioni (di Bargamo) che lo ha costruito. Per l’occasione è in arrivo dalla Chiesa di Notre Dame di Parigi un organista eccezionale: il Maestro Olivier Latry (foto a lato) che suonerà con il “nostro” Maestro Manganelli, con l’organista ufficiale del Duomo (Maestro Dori) e con l’orchestra del Maggio Musicale. Al concerto potremo partecipare in posti assegnati in posizione top vicino all’orchestra: basta prenotare il prima possibile alla nostra preziosa Barbara, io l’ho già fatto…ora tocca a Voi, amici della musica, amici del Duomo, amici dell’organo e…di Lucio!

“Ho rischiato una denuncia per stalking (comportamento persecutorio, o quasi) quando gli ho chiesto di venire con noi nel Rotary” questa la scherzosa quasi-presentazione fatta da Sandro (Rosseti) del nostro ospite di stasera, il dott. Fabio Frangini, giudice al Tribunale di Firenze, come sopra accennato. Questo la dice tutta sulla stima del nostro Presidente per l’ospite invitato qui stasera a parlarci dell’Arte dei Giudici (e del giudicare). Ma non di quella antica Arte fiorentina dei Giudici e Notai,  la quale aveva sede in via del Proconsolo (ancora esistente), dove egli (il Proconsolo di turno) esercitava il potere di controllo   sia sui giudici che sui notai fiorentini, presiedendo (per soli quattro mesi) il Collegio dei Consoli, di cui 6 erano notai e 2 erano giudici, in base al rapporto di forze (numeriche) delle due professioni: i giudici erano infatti molto meno dei notai. Inoltre i giudici a Firenze dovevano essere forestieri, quindi “di fuori” cioè non fiorentini, i quali (giudici fiorentini) potevano esercitare solo in altri Comuni. Com’è noto tutte le Corporazioni (compresa l’Arte dei Giudici e dei Notai) furono abolite in Toscana nel 1777 da Pietro Leopoldo (1747-1792) Granduca di Toscana, che poco dopo (1786) abolì anche la pena di morte, primo Stato   al mondo…Ma non nel suo Paese, quando divenne poi Imperatore d’Austria nel 1790, dopo la morte del fratello maggiore Giuseppe II. Ma nessuno è perfetto…

“Non sono un integralista ma per il lavoro che faccio non posso far parte…di una parte”, qualsiasi essa sia: quindi per lui niente Rotary, così esordisce con schietta semplicità il nostro ospite, rispondendo a Rosseti, ma “una chiacchierata volentieri”. Unica eccezione (al rifiuto di appartenere a una parte): la “fede calcistica , finché morte non ci separi” aggiunge semi-serio Frangini, guardando la moglie Elisabetta, che non batte ciglio. “Arte o mestiere? Né l’uno né l’altro” dice entrando subito nel tema della “sua” serata. Infatti l’arte prima di tutto è emozione, è creare opere estetiche, è istinto creativo come quello che fa estrarre dal blocco di marmo la statua che è dentro, come fa  Michelangelo con i suoi fantastici Prigioni, prigionieri del marmo che ancora in parte li avvolge, dal quale sono in uscita, ma non ancora del tutto: sono emozionanti, ancor più del grande Davidone  al Museo dell’Accademia, afferma con entusiasmo Frangini. L’arte può essere anche esercizio di sperimentazione come quella che ha spinto Picasso a  “frammentare” l’opera di Velasquez in infiniti disegni, per ricomporli poi “a modo suo”: NO, il giudice non può fare questo, evidentemente. “E’ forse un mestiere?” Sì, ma solo nel senso che è il lavoro che gli dà da vivere, ma niente di più, perché il “mestiere” è prevalentemente manuale, lo si apprende nella pratica con uno che glielo insegna facendogli vedere come si fa: falegname, idraulico, elettricista, sarto, calzolaio, tappezziere … e lo si insegna nelle scuole professionali: NO quello del Giudice non è neanche un mestiere, è una professione di concetto , è addestramento e studio per tutta la vita” conclude minimizzando Frangini, è una “funzione” pubblica di cui “nessuna Società può fare a meno: può fare a meno di altro ma non del giudice” senza il quale c’è il rischio di anarchia, afferma convinto Frangini, o del computer…

“Il Giudice è un professionista del diritto prestato allo Stato; ci vuole passione” per fare bene il Giudice, non può essere un impiegato alla Fantozzi che punta al posto fisso” dice Frangini. “Bisogna saper rivivere l’entusiasmo del primo giorno di lavoro, quando ci si butta nella mischia pieni di adrenalina” dovunque sia la sede. Che sia Napoli, la Sicilia di Patti Capo d’Orlando o Firenze, non deve fare alcuna differenza, e non può cambiare  il modo di essere giudice, può  cambiare solo l’esperienza in più che si è maturata negli anni. “Non fare il Giudice ma essere il Giudice” dovunque capiti di farlo: sempre “con trasparenza, alla luce del sole, senza sotterfugi, con coerenza e spirito critico, e anche con spirito autocritico per comprendere gli errori” anche propri, e “confrontandosi con i colleghi fino ad apparire dei rompiballe”; con rispetto per chiunque, anche per il V. di turno fino allo stupratore e all’assassino; con self control, col “ghiaccio nelle tasche” – dice Frangini con una curiosa espressione.   Non deve  essere nervoso, perché sarebbe poco lucido; deve ascoltare,  guardare negli occhi (la persona accusata)  e avere tanto tanto  senso comune. In questo senso “mia moglie è la mia vittima preferita” quando, per sganciarsi dal suo tecnicismo professionale, le chiede cosa ne pensi in un caso dubbio… E ci vuole anche tanta umiltà, per essere un buon Giudice e “non uno sputasentenze”; deve “calarsi nella realtà” per analizzare il comportamento umano, studiare “le modalità dell’azione, cioè come si sono svolti i fatti e le persone che ci ruotano interno”. “Noi viviamo nel dubbio in tutta la nostra carriera: facciamoci venire i dubbi !!!” esorta Frangini, perché poi “una decisione la dobbiamo prendere, e la responsabilità di dover decidere va accettata” da ogni Giudice, non diversamente dal medico con i suoi malati: in piena coscienza di “aver valutato tutto il valutabile”. Con la differenza che il Giudice  non ha il malato davanti ma deve limitarsi a “leggere  il materiale scritto da altri come  unico elemento oggettivo” di partenza per quelle  conclusioni logiche da cui trae la sua “ verità cartolare,” che è quindi  interamente basata su quelle  carte ricevute, che sono il  punto di partenza oggettivo del suo giudicare, ribadisce Frangini: in mancanza del quale (punto di partenza oggettivo) il suo giudizio sarebbe puro “arbitrio”, e non quello di un “garante delle regole del gioco”,  (regole) che  “in uno Stato di diritto sono una garanzia per tutti”. In questo senso il Giudice non è mai troppo garantista: il Giudice “deve garantire il rispetto delle regole, se no non faccia il Giudice” afferma perentorio Frangini. Il Giudice non deve mai essere autoritario, deve  solo essere “giusto”. Come non ha senso parlare di “pena esemplare” che dovrebbe dare il Giudice: no, il Giudice   non deve dare esempio a nessuno, “deve dare la pena che è giusta”, niente di più, e niente di meno.

Silenzio generale, pausa per alcune riflessioni sulle parole del nostro ospite di stasera, così vulcanico e così profondamente convinto del suo ruolo e di come interpretarlo al meglio per il bene di tutti noi, cioè della società in cui tutti noi viviamo, e in cui ci possiamo sentire protetti dai magistrati come lui (pardon: giudici, lui preferisce così…) che fanno del loro impegno professionale una vera e appassionata vocazione etica. E’ il momento delle domande dei Soci presenti: il Socio L. osserva che, curiosamente, i grandi “protestanti” come Lutero e Calvino condividevano studi di giurisprudenza con quelli teologici: ci vede un nesso con la loro opera? Nel giudizio, dice Frangini, “le nostre idee politiche e religiose non vanno considerate e non vanno mostrate per non perdere la terzietà” del giudice verso il giudicando. “Anche se la storia è fatta da errori giudiziari” legati a convinzioni politiche o religiose. Purtroppo, e non solo nel medio-evo…

Grazie al Giudice Frangini per averci dato questo quadro (forse) un poco idilliaco della sua professione: ma sognare è bello, l’ottimismo pure e poi…perché non sognare?

 

VIVA IL ROTARY!!!

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

FORZA LEO…

April 30, 2019

1/5
Please reload

Post recenti

April 30, 2019

April 2, 2019

March 19, 2019

February 26, 2019

February 19, 2019

February 12, 2019

Please reload

Archivio