TUTTI UGUALI…MA TUTTI DIVERSI !

Cioè, di che si tratta? Di un nuovo partito? Di un nuovo chef? NO, semplicemente dei nuovi bellissimi portapenne e delle nuove preziose spille entrambi in ceramica Raku creati dal nostro super-artista multiforme P.P. Filippo Cianfanelli su preciso incarico del Presidente Sandro Rosseti per offrirli ai Soci e alle Signore come dono natalizio del nostro Club. Sono elegantissimi e tutti diversi, forse anche perché con quella particolarissima tecnica giapponese non è concesso di farne due uguali, neanche volendo…neanche a un artista come Filippo! I colori sono fantastici e le forme assai eleganti,  una vera meraviglia, e di gran classe sia nelle forme che nei colori: quello toccato a me (portapenne) è un misto di azzurro cielo, di giallo mimosa e di maron-glassé che viene voglia di mangiarlo, e dentro è ancora più cromatico che fuori, il cielo azzurro domina sul resto che sembrano vaghe nuvolette sparse a coprire una macchia di sole, e sul fondo appare  la classica rotella del Rotary,  testimone dell’origine di questo prezioso dono. Penso ai colori delle ceramiche di Fantoni,  vecchio amico Rotariano, andatosene pochi anni fa, carico di anni e di gloria. Venuto dal nulla, giovanissimo vendeva “cocci vari” porta a porta, da ambulante: ma aveva la passione e il genio delle forme e soprattutto dei colori in ceramiche che innamorarono il mondo intero. Lo chiamarono in America ad insegnare la sua arte, dove aprì una scuola (di ceramica) di grande successo  e varie boutiques monomarca, cioè solo per lui. Il suo studio fiorentino, super-panoramico affacciato su Fiesole e San Domenico, alto sulla collina, era anche il luogo di insegnamento  agli studenti d’arte, che accorrevano da tutto il mondo per seguire i suoi corsi: così raccontava mentre lo accompagnavamo lassù, dopo una serata di Rotary. Le nostre Dame sono letteralmente incantate dai gioiellini-raku realizzati per loro da Filippo, se li confrontano fra loro, ma non ce n’è uno più bello: sono tutti splendenti nei loro colori incantati, irreali, sembrano venire da  un altro mondo, e lo sono (di un altro mondo) perché Filippo è tornato apposta (o quasi) in Giappone per mettere a punto in loco la  tecnica particolarissima del RAKU con cui esegue qui queste meraviglie, con la sua sensibilità di artista toscano e con quella antica tecnica giapponese: un trapianto inconsueto e felicissimo.

Serata artistica in tutto e per tutto, questa del 12 dicembre al St. Regis- Grand Hotel per la nostra Festa degli auguri: infatti, oltre alle ceramiche d’arte del nostro  super-Filippo, la soirée ci regala anche tanta bella musica del vecchio e del nuovo mondo, cioè sia europea che americana, cantata dalla deliziosa  Carolina Cardini, del nostro Rotaract, e con il notevole pianoforte di Sonia Perini. Sono due brani francesi fin de siècle (fine secolo, fine ottocento) dalla Carmen di Georges Bizet (1838-1875) e dalla Manon di Jules Massenet (1842- 1912). Carolina entra dal fondo sala maestosa come una regina, impassibile ed elegantissima in lungo rosso bordeaux, si avvicina lenta al piccolo Yamaha (piano) noir stralucido e intona la provocatoria aria (dalla Carmen, del 1875) “l’Amore è un uccello ribelle, è un piccolo zingaro senza legge, ma se io ti amo…stai in guardia!” La voce è musicale e potente, trafigge la sala lasciando tutti allibiti per l’inattesa grandiosità vocale, applausi a non finire, super-meritati… Non ci siamo ancora ripresi che Carolina attacca dalla Manon (1884) la celebre  aria “ Adieu, notre petite table… (addio nostro piccolo tavolo…) un solo bicchiere per noi due e ciascuno vi cercava le labbra dell’altro…” un addio commosso e commovente, che Carolina ha reso con grazia musicalissima  ed espressiva.

A tutt’altro mondo appartiene il brano di Erik Satie (1866-1925) scritto per il Café Chantant d’inizio ‘900 e dedicato alla Diva de l’Empire (nel 1904)  cioè alla giovanissima cantante-ballerina di un elegante locale londinese chiamato l’Empire,   frequentato da gentlemen e dandy del bel mondo inglese: “ragazzina dagli occhi di velluto, sei la regina di cui loro si innamorano e ti lanciano mazzi di fiori”. La musica è leggera, aerea, ritmata e allegra, non certo impegnativa e tanto meno “seria” o “classica”: ma è assai gradevole e godibile anche senza il testo. Il brano dopo è di Francis Poulenc (1899-1963), scritto da un compositore serissimo ma per un ambiente “leggero” come il Café chantant, ormai demodé  quando lui lo compose (nel 1940), e forse scritto proprio per questo da un musicista contro ogni moda  come Poulenc. E’  un valzerino aggraziato perfetto per un soprano leggero: non è il caso di Carolina, ma lei si presta volentieri a questo gioco musicale, perché è giovane e spiritosa . “Les chemins de l’amour” (i cammini dell’amore): “divini cammini dell’amore,  un giorno ho sentito su di me bruciare le tue mani”.

Signori: si cambia, arriva il “nuovo mondo” cioè l’America di Gershwin e di Kurt Weil, entrambi americani ma approdati ai ritmi rivoluzionari inimmaginabili in Europa nei Paesi da cui provenivano: La Russia e la Sassonia. George Gershwin (1898-1937),nato in America da una famiglia ebraica russo-lituana, è considerato  il fondatore del musical americano e il primo a scrivere un’intera opera “americana” con personaggi quasi tutti negri: è Porgy and Bess da cui Carolina canta il brano più celebre, la ninna nanna Summertime (del 1935). “Estate, la vita è bella…tuo padre è ricco e tua mamma è bella, quindi non piangere bimbo mio”. La musica è tenera e struggente, Carolina ce la mette tutta, si immerge completamente nella musica e nel testo, donandoci le sue  emozioni. Anche il brano successivo è di Gershwin, e viene lasciato al solo pianoforte di Sonia Perini: è il famosissimo The man I love (l’uomo che amo)  suonato con passione e con garbo dalla brava Sonia. Gli ultimi tre pezzi sono tratti da altrettanti musical americani di Brown (del 2002), di Weil (del 1948) e di Kander (del 1978) , meno noti al pubblico italiano ma interpretati con bella musicalità da Carolina, che termina con un celebre bis dedicato a Donata (Rosseti): “Memory”, dal musicals Cats di A. L. Webber.

Naturalmente non di sola musica e cadeaux è piena questa super- seratona degli auguri 2017: gli antipastini caldi sono gustati nella mitica  balconata, che si affaccia sullo strepitoso ex-jardin d’hiver  del “nostro”  glorioso Grand Hotel, recentemente  fagocitato dal newyorkese St .Regis, celebre  (negli USA)   per aver ospitato la grande Marylin in viaggio di nozze con il marito del momento. Fioccano i cartocci di carta gialla con tanti  frittini di verdure super-croccanti: sono in tempura? La tecnica giapponese del fritto con pastella di farina di riso semi-congelata sta letteralmente dilagando in tutto i mondo “civilizzato”, noi compresi…Sono particolarmente croccanti, quindi…potrebbe essere tempura ! Prosecchino di qualità più o meno arricchito di policromi nettari di pregio, compresa la spremuta di pesca fresca (densa come purée) per un Bellini di qualità (il cocktail italianissimo di Cipriani).

Poi tutti a tavola dove la nostra impeccabile Gloria (Prefetto/a  Cellai) ci ha predisposto dei preziosi taglierini al tartufo (nero, di stagione, profumatissimo) letteralmente annegati nel burro fuso (non cotto, e nemmeno rosso come in uso solo nel  Lombardo-Veneto, ma non qui). Dose contenuta, ma ripetibile: chi scrive ha “ripetuto” con soddisfazione, e non da solo…Segue un piatto che è una vera sfida, una coraggiosa scommessa (di Gloria) sulla qualità e sul servizio: un vero bollito misto. Ormai raro alle nostre latitudini, è perciò ancor più gradito quando è buono e vario, come questo: ciascun piatto (caldo) è stracolmo di ben cinque componenti, dal cappone al cotechino, dallo zampetto ( o simili) alla lingua e alle due  fettine  di manzo stramorbido, gradevolmente affiancato  da verdurine lesse fra cui cavolfiore, carota, broccoletto, cipollina e altro. Il tutto con il suo proprio sapore ben distinto : perché tutto è stato cotto separatamente, verdure comprese, come dio (Dio…) comanda, e come è sempre più raro trovare anche nei ristoranti top, almeno in Toscana. Salsa verde e mostarda di canditi serviti a parte: graditi e richiesto il bis… Dulcis in fundo: pandorino farcito con gelato di marroni con cioccolato caldo fuso servito ad personam, e a volontà. Cosa vuoi più dalla vita?

Il salone è strapieno, siamo 138 , e il Presidente Sandro Rosseti si affretta a spillare un altro nuovo Socio, l’ing. Massimo Di Grazia che è presentato da Claudio Borri, in fuga nel nord della Germania a riabbracciare  le sue “bambine”. Massimo viene “invitato” da Sandro a leggere il testo previsto, alla presenza dell’altro Socio entrato da poco Simone Serantoni, che condivide questa formula Rotariana di impegno etico nella professione e nella vita, giustamente reintrodotto dal P.P. Giancarlo Landini, dopo anni di silenzio. Sulla via del ritorno il pensiero va anche al Socio Andrea Savia, assente per un piccolo infortunio domestico, che ci fa trovare un tavolone strapieno di panettoni “artistici” al maron glassé come suo dono personale a tutti i Soci del club: grazie Andrea, e auguri di prontissima guarigione!  E infine…

 

                                             

 

 

 

 

 

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