ARTE DELLA GUERRA, MESTIERE DELLE ARMI: ovvero la guerra di Beppe…

Fa sempre più freddo, stasera 27 febbraio (2018) tira una specie di bora triestina, viene da lassù, dal nord est, da Trieste, dai Balcani, dalla Russia, dalla Siberia, per infilarsi a tradimento nei cappotti più pesanti fino al fondo schiena, dopo aver intirizzito mani e piedi…ma dentro al nostro Westin ci aspetta un bel caldino e  un piccolo aperitivo che riscalda anche i cuori di chi è accorso fin qui, sfidando la Siberia, ad ascoltare un nuovo Socio che proprio “nuovissimo ” non è, almeno come Rotariano. E’ Giuseppe Bergamaschi, ex P.P. del R.C. San Casciano-Chianti, planato a valle cioè chez nous per libera scelta e per amore del nostro Club e dei nostri Soci, a partire dal super-Presidente Sandro Rosseti, grande affabulatore e conquistatore di anime e di cuori. Giuseppe, detto Beppe, eccolo qui fra noi a parlarci stasera non di banche, cioè del suo lavoro di noto avvocato in difesa...dei clienti delle banche (come ci dice ridacchiando sotto i baffi) , ma della sua vera passione, quella che lo fa andare in giro per l’Europa con l’amico Giancarlo (Landini) travestiti da soldati napoleonici a rivivere sul campo di battaglia le emozioni delle grandi guerre del passato, armi e bagagli d’epoca, freddo e fango di oggi ma uguali a quelli d’antan e per questo così affascinanti, soprattutto oggi che quelle guerre sono solo un ricordo lontano.

Le guerre antiche sono la passione di Beppe, le antiche battaglie, come si sono svolte, chi le comandava, chi ha vinto e chi ha perso e perché, grandi nomi della storia, mitici campi di battaglia, geniali condottieri che partoriscono audaci e vittoriose strategie di combattimento, astuzie diaboliche per ingannare il nemico. Come il cavallo di Troia ( a lato in un dipinto del Tiepolo) e Ulisse che lo inventò, nel 1184 a.C. circa, anche se lui non era un vero eroe, dice Beppe, era “un eroe ambiguo che vince ingannando il nemico”, era l’astuto condottiero che voleva vincere a tutti i costi, non importa se con un’astuzia e non per il valore d elle armi: l’importante era sconfiggere il nemico, per tornare vittoriosi a casa. E Canne?  la battaglia di Canne, la maggior sconfitta della storia di Roma avvenne nell’anno 216 a.C. quando Annibale il Cartaginese distrusse in poche ore il più grande esercito che la Repubblica di Roma aveva mai messo insieme, otto legioni di cinquemila soldati ciascuna, cioè molti soldati in più dei cartaginesi e un bel po’ di cavalieri, ma  meno numerosi di quelli del nemico, poco più della metà, e soprattutto meno addestrati, purtroppo per loro e per Roma. Annibale a Canne si inventa una manovra a tenaglia, con la cavalleria del fratellino Asdrubale, che fa crollare il morale dei romani che vengono accerchiati e massacrati, non si sa quanti ma fu una vera strage di massa da cui si salvarono in pochissimi. “Il morale dei soldati vale tre volte la forza fisica” dice Beppe citando (forse)  Napoleone, da lui definito un vero “artista della guerra”.

 

Il suo capolavoro fu la battaglia di Austerlitz  ( sopra in un dipinto di Willewalde) del 1805 in  cui Napoleone con un esercito molto inferiore (53.000 soldati contro 89.000) sconfisse gli eserciti alleati di Austria e Russia sfondando al centro del loro schieramento, indebolitosi per un precedente attacco sul fianco destro francese, architettato e provocato dallo stesso Napoleone (che aveva allora 36 anni): così l’esercito austro-russo fu spezzato in due parti e presto si ritirò disordinatamente, compreso lo Zar e il suo comandante in capo. La battaglia era vinta.

Ma il nostro instancabile Beppe ci ha parlato anche del tebano Epaminonda che nel 371 a.C. sconfisse  gli spartani a Leuttra con una nuovissima strategia che è rimasta nella memoria storica delle grandi battaglie: la falange obliqua  in cui veniva sferrato un attacco massiccio sulla sinistra dello schieramento, che era il lato debole. E di Alessandro Magno, che nel 333 a.C., all’età di 23 anni,  sconfisse i persiani di Dario III nella battaglia di Isso ( a lato dettaglio di un mosaico rinvenuto a Pompei), in Anatolia cioè fra la Turchia odierna e la Siria, con forze militari irrisorie rispetto a quelle persiane: in rapporto di quattro a uno o forse anche di sei a uno…Le fonti storiche antiche concordano che i macedoni di Alessandro fossero 30-40.000 contro i 100-200.000 persiani di Dario. Prima Alessandro attaccò il fianco sinistro dei persiani provocando la separazione dell’ala sinistra dal centro nemico: lo stesso Dario dovette abbandonare il suo carro e lo scudo per fuggire più rapidamente a cavallo, inseguito da Alessandro che però non riuscì a colpirlo. La battaglia era vinta, con molte decine di migliaia di morti fra i soldati persiani e poche centinaia (migliaia?)  di macedoni, anche se  le cifre variano molto secondo  le diverse fonti storiche. Comunque fu una battaglia che procurò un immenso bottino di guerra, la cattura di alcuni familiari dello stesso “re dei re” fra cui la madre, la moglie e due figlie (di Dario), la perdita delle migliori truppe persiane e di quasi tutti gli ufficiali, e che spalancò ad Alessandro le porte dell’Asia, come lui aveva predetto ai suoi soldati incitandoli prima della battaglia.

Ma inaspettatamente Beppe pronuncia, con una nonchalance che apparsa  subito sospetta, una breve frase apparentemente ovvia ma che esprime una semplicissima grande verità: “meno uomini combattono, meno muoiono”, che andrebbe più meditata dagli stati maggiori prima di decidere qualunque guerra offensiva. Viceversa, altrettanto ovviamente, “più uomini combattono, più uomini muoiono”… E’ una tragica verità da meditare ancora più della prima. Bisogna sapere, dice ancora Beppe, che in Europa, fino alla Rivoluzione Francese del 1789, le guerre fra Stati erano guerre fra monarchi assoluti che, anche per motivi di costo, avevano al soldo  (da cui deriva la parola “soldato” come ci spiega Beppe) avevano  cioè in busta paga (diremmo oggi) al massimo alcune decine di migliaia di soldati che erano tutti soldati di professione, di carriera, addestrati e allenati per questo, per combattere al servizio del loro Signore, Principe o Re che fosse. Non erano i “cittadini in armi” di cui scriveva in altri tempi il  Machiavelli: erano tutti dei professionisti del “mestiere delle armi”, come dice il nostro Presidente Sandro Rosseti quando invita Beppe a parlare, stasera, anche di questo, cioè di questo “mestiere delle armi ” che è diverso dall’arte della guerra che riguarda la strategia delle battaglie, riguarda i generali, i condottieri che erano talvolta gli stessi monarchi. Come il re di Prussia Federico II ( a lato ritratto da A. Graff) nella battaglia di Leuthen del  1757 (guerra dei sette anni) in cui egli  guidò personalmente le sue esigue truppe (29.000 soldati circa) contro l’esercito austriaco di 66.000-87.000 che sconfisse clamorosamente utilizzando lo schieramento obliquo delle sue truppe, lontano discendente della Falange obliqua di Epaminonda (vedi sopra). Le “perdite” cioè i morti in battaglia furono in tutto 16.400, di cui 6.400 prussiani e 10.000 austriaci.

 Penso con sgomento ai numeri della battaglia di Stalingrado: nel 1942-43 per quasi otto mesi combattono le truppe sovietiche (di 1.800.000 soldati con 3.500 carri armati) contro  le forze dell’Asse (di 1.500.000 uomini, tedeschi e numerosi alleati fra cui 90.000 soldati italiani, con 1.500 carri armati): alla fine della mega-battaglia si contarono oltre 800.000 morti di cui 40.000 italiani. “Più uomini combattono, più uomini muoiono” ci ha detto Beppe… E questi sono i numeri dei militari sicuramente morti: poi ci sono i feriti (quasi altrettanti), i prigionieri di guerra, a cui si aggiungono i morti civili numerosissimi in quella città che andò completamente distrutta nei lunghi mesi di combattimenti nelle strade, nelle case e nelle cantine. Tutto ciò in una sola battaglia…questa è la guerra “moderna” nata dopo la Rivoluzione Francese (per la quale Beppe confessa di non avere molta simpatia…)  quando i Paesi in guerra decisero di passare dall’esercito di pochi professionisti a quello di tutto il popolo, con la coscrizione obbligatoria dell’intera popolazione maggiorenne. La conseguenza fu che  si passò dalle poche  decine di migliaia ai milioni di morti, come si era  già visto,  prima di Stalingrado, nella prima guerra mondiale, la peggiore fino ad allora da questo punto di vista, dice Beppe. Lui non fa cifre ma le conosciamo tutti: 17 milioni di morti, di cui 10 milioni di soldati e 7 milioni di civili…E la seconda guerra mondiale è andata anche peggio: 54 milioni di morti in totale di cui 24 milioni di militari e 30 milioni di civili, per la prima volta più numerosi dei militari morti in battaglia.

Non ci resta che “la speranza che finiscano le guerre” conclude   Beppe Bergamaschi, softly sofly. Proprio così, e speriamo anche che l’impegno del Rotary per la pace con i suoi Volontari della Pace contribuisca concretamente a pacificare questo mondo in subbuglio, per cui…

 

 

VIVA IL ROTARY!!!

 

 

 

Stasera abbiamo festeggiato  l’ingresso di una nuova Socia che è stata  presentata dal Socio Andrea Quercioli. Si tratta di Stefania Nizza che svolge una  attività innovativa nel campo della Comunicazione con la sua ditta PK STUDIO che si occupa di Strategie di Mercato e di Soluzioni Creative, di Pubbliche Relazioni e di realizzazione di eventi “in ambiente medico e non solo”; di marketing farmaceutico e di cura dell’immagine di opinion leaders e di creazione di visibilità. Ci spiegherà lei stessa il suo lavoro in occasione di un prossimo “caminetto”. Benvenuta fra noi!!!

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