Sono già passati 232 anni da quando un manipolo di antiche  famiglie fiorentine decise di mettere insieme i loro telai “privati” e casalinghi riunendoli in una fabbrichina  di Oltrarno, dietro le mura di San Frediano, e di fare una specie di “coop” ante-litteram per la produzione e la vendita di preziosi tessuti di seta: per le tappezzerie delle  loro case (palazzi cittadini e ville di campagna) e le vesti delle  loro dame, probabilmente contesse, marchese o  principesse e loro progenie, non solo femminile, perché anche i loro “maschietti” non scherzavano quanto ad eleganza e sciccherie. La “coop” è andata avanti fino a ieri l’altro, cioè fino al 2010, quando l’ultima proprietaria, in là con gli anni, ha graziosamente accondisceso a  cedere il tutto, cioè l’intero setificio, ormai parzialmente in quiescenza cioè con solo due telai funzionanti, al genio fiorentino delle cravatte Stefano Ricci: lo  invita quindi a prendere un thè a casa sua (Palazzo P. in via de’P.) e il giochino è fatto. “Il thè più caro della storia” perché  dopo il thè  l’Antico Setificio Fiorentino era passato di mano (a Stefano Ricci). Ma la storia non ha prezzo, devono aver pensato Stefano e Niccolò (Ricci) , anche se poi hanno commentato fra loro: “l’abbiamo fatta la nostra!” e “l’ultima cosa che pensavamo [prima del thè] era di comperare un’azienda!”. Ma l’augusto padre e il suo  giovane rampollo  se ne erano innamorati, perdutamente, e all’amore non si comanda, ovviamente…

Questo, o giù di lì, il raccontino della simpatica ragazza “brasilera” (Briza) inviata dal setificio ad accoglierci sull’uscio di casa, in…NO, non in Via della Seta ma via Lorenzo Bartolini, fra la piazza di Verzaia e le antiche mura , appena passato il ponte di Amerigo (Vespucci) . Entriamo nell’opificio direttamente dal giardinetto  nella sala dei telai, due sono chiaramente in funzione, come testimoniano la presenza al comando (dei telai) di una  sorridente super-operatrice e l’allegro frastuono che riempie tutto il locale, dal pavimento (in cotto quadrato) fino all’altissimo  soffitto con le belle  travi a vista che farebbero la gioia e l’orgoglio di ogni castalda e…di ogni agente immobiliare, sempre a caccia di antichi sapori architettonici con profumi di fiorentinità, meglio se d’epoca.

La sala è piena zeppa di macchinari antichi (del ‘700-‘800) pronti all’uso e  con porzioni di tessuto già ultimato ben in vista e che si interrompe all’improvviso davanti all’operatrice la quale , coniugando sapientemente  trama e ordito, crea così il tessuto. Se ne godono i disegni e i colori, la lucentezza e il cangiante chiaroscuro, si intuisce appena il celato spessore che si palesa con stupore solo al tatto, ed è sempre più leggero di quanto appare  a prima vista. E’ un vero miracolo che quei tessuti, che chiaramente appartengono (di diritto) al solo paradiso, escano da quelle macchine sferraglianti come vecchie allegre locomotive d’altri tempi, con gli enormi ingranaggi dentati di ferro luccicante d’olio, che  girano lisci, piano-piano, che sembrano fermi, o quasi.

Briza ci spiega tutto, con una curiosa vocina acuta come di bambina, lei sa tutto dei rotoli di seta che, con elegante nonchalance, colmano (ritti in piedi) gli scatoloni distribuiti  per ogni dove, sul pavimento di questo laboratorio-esposizione: i mille colori fanno sognare non solo le signore presenti ma ogni anima sensibile alla bellezza, uno stupore continuo si legge nel volto dei tanti amici presenti a questa visita guidata, (stupore) che volge allo sgomento quando Briza, ansiosamente interrogata da taluni, confessa con pudore i prezzi di quelle meraviglie da sogno. Sogno proibito ai più, sultani e magnati esclusi, quindi non ci siamo fra i fortunati destinatari delle mille meraviglie sotto i nostri occhi. Neanche un tranquillo cuscino è accessibile a tutti, sono venduti in coppia e superano ampiamente il budget (costo) di un intero salotto dell’Ikea, merce di dozzina diranno i più, è vero, ma è solida, ben fatta e compatibile con le tasche dei nostri giovani che mettono su famiglia, e dei genitori che li aiutano. Ma una volta nella vita…chissà, non è escluso che qualcuno di noi penserà senza troppi rimorsi, o devastanti complessi di colpa di permettersi, per esempio per qualche fausta ricorrenza, un paio di cuscini o un metro di quelle sete celestiali: chissà!

Con gli occhi colmi dei magici colori e dei serici incanti marciamo compatti, con il Presidente Sandro Rosseti in testa, verso il nostro Westin, fiduciosi nella cenetta che Gloria (Cellai) ci ha operosamente  imbandito, stasera 6 marzo 2018, per accogliere degnamente fra di noi il figlio di Stefano (Ricci), proprio quel Niccolò che condivise (col padre) l’invito fatale al thè della marchesa (vedi sopra). Lo troviamo al Westin con la affascinante  Elisabetta (moglie) , la cenetta calda mette tutti di buonumore, dopo la camminatina dal Setificio: benvenuta la Zuppa di porri con orzo perlato dopo i caldissimi frittini di verdure, offerti in sottile  “foglia” di legno dagli eleganti camerieri di sala. Zuppa “bissata” giustamente dai più, fra cui chi scrive questi appunti. Segue una tenerissima “pollanca”: chiedo lumi a Gloria, che mi spiega paziente trattarsi di gallina giovane ma generosamente dimensionata, quindi morbida e ricca di carni. In effetti è proprio così, saporita, garbatamente farcita di bietoline, e ben accompagnata da una purée di patate felicemente vivacizzata da frammenti di erba cipollina fresca. Dulcis in fundo: micro panna cotta sommersa di mirtilli rossi, con un bell’effetto cromatico (e non solo).

Appena apre bocca Niccolò lo fa per sottolineare due cose: la prima è che tutto è nato, per loro, nel 1972 quando i suoi genitori, cioè babbo Stefano con la mamma, (tuttora) capo indiscusso dell’azienda, hanno creato la fabbrica delle super-cravatte apprezzate in tutto il mondo. La seconda cosa, cui particolarmente tiene, è che “tutto è fatto qui, nelle quattro sedi di produzione che sono tutte in area fiorentina, tra cui le duecento persone di Fiesole, i 31 sarti del Salviatino per le cravatte e i capospalla [giacche e soprabiti] e le 15 signore di Firenzuola.” E’ anche fierissimo della loro “scuola interna” in cui insegnano il mestiere artigiano ai dipendenti più  giovani quando entrano in azienda: “negli ultimi tre anni 70 ragazzi sono stati inseriti a lavorare con le mani in tutti i settori della loro  produzione artigiana, sono tutti operai-artigiani  che [oggi] lavorano per passione”. E siccome Firenze “ci ha dato un vantaggio” concreto, Stefano Ricci hanno voluto donare alla città qualcosa di utile e concreto: “la illuminazione a led del Ponte Vecchio,  gestibile secondo le necessità” cioè più o meno illuminato  come si vuole,  con enorme risparmio per il Comune, e quindi per tutti noi. Rientra in questo programma in favore della nostra città anche l’illuminazione della Loggia dei Lanzi ed il restauro di antichi libri. Grande gioia e soddisfazione la famiglia Ricci ha ricavato dal Setificio visitato oggi: in tre anni di lavoro sono riusciti a rimettere in funzione tutti i telai “con il sostegno della capogruppo”(Stefano Ricci S.p.A.) salvando così il Setificio Fiorentino da morte certa, o da un triste destino museale. E’ invece di nuovo un’azienda viva, che produce  i più bei tessuti di seta che si possa immaginare, antichi e moderni, da arredamento di stralusso e da altissima moda, che fanno sognare a prima vista con quei colori che incantano e che parlano di bellezza a tutto il mondo, parlano di Firenze e di chi li ha rimessi in circolazione, con entusiasmo e con gioia. Una storia fiorentina, bella come poche altre, che il Rotary ci ha presentato stasera, in semplice fraterna allegria: quindi…

 

VIVA IL ROTARY!!!

 

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