ALBA ovvero: L’ARTE DI SCRIVERE (bene…)

Sento che dovrei assolutamente rimandare la nostra settimana bianca, sognata da un anno: strappo (delicatamente) il consenso a Dodi (la cara mogliettina), che anche stavolta non si oppone. E conviene con me che il gioco vale senz’altro la candela: aggiungendo, con nonchalance, che così potrà anche vedere quello spettacolino dedicato alle  due maggiori poetesse russe del ‘900, che le  dispiaceva tanto di perdere per un po’ di neve…Affare fatto.  Potrò quindi partecipare il 13 marzo alla serata del  mio Rotary Fisud dedicata all’ arte di scrivere bene: so  bene che  le scelte di relatori del nostro Presidente  Sandro (Rosseti) sono sempre in fascia alta delle competenze umane e della simpatia personale. Quindi, come scribacchino più o meno ufficiale del Club, non perderò questo incontro ravvicinato con chi può insegnarmi come migliorare  i miei report, scritti (anche) per spronare i Soci assenti alle nostre riunioni e cercare di convincerli che venire (alle nostre riunioni) è molto meglio che rinchiudersi in casa a giocare a Monopoli o andare  al cinema dove fanno ormai quasi sempre delle schifezze. Lo spettacolino russo e il Rotary hanno stravinto, la neve può attendere, e così sia.

Stasera siamo tutti  trasferiti in paradiso, cioè al sesto piano del palazzo (Westin) Excelsior, un bel salto in alto nella veranda super-vetrata protesa sui monumenti di Firenze, qui sotto schierati tutti in fila, uno dopo l’altro. Cupolone e campanile sono curiosamente sovrapposti in una prospettiva inconsueta, Santa Maria Novella mostra pudica il suo ricciolo più bello a San Miniato, che spunta lontano nel solito candore, mentre il suo cupo campanile monta la guardia in armi, un passo più indietro. Guarda e stupisci, giovane Rotariano della Pensilvania (USA)  piombato quassù per il rituale scambio di bandierine, quella del  tuo con quella del nostro Club: Sandro (Rosseti), il Presidente in carica, ancora non c’è, bloccato  altrove dal classico buchon (ingorgo di traffico) delle ore 20, inesorabile in questa città che freme in attesa di una  tranvia chiamata a risolvere tutti i suoi problemi di traffico, presenti e futuri. Sic in votis.

 Provvede in sua vece il vitalissimo Claudio (Borri), già in piena funzione “presidenziale” con leggero anticipo sulla fatidica data del 1°luglio (p.v.) quando sarà Presidente a tutti gli effetti: lo fa con l’abituale convinzione del suo ruolo e con  la massima cortesia verso questo Rotariano in visita che però  non si ferma a cena chez nous, come è tradizione, costretto altrove da altri impegni. Il suo è un Club antico, del lontano 1928, nato cioè quaranta anni prima del nostro, e fieramente  votato “alle rose e ai funghi” come da immagini e scritte del curioso variopinto bandierino, affibbiato  a Claudio in fraterna allegria. Toccata e fuga: conquistato il nostro stendardo il giovane “pensilvano”  fugge via dal nostro paradiso, non senza un’altra  rapida occhiata al superbo dehors in cui, oltre a quanto sopra, non gli sarà certo sfuggito il Ponte Vecchio che occhieggia laggiù in basso, sotto San Miniato, e il Forte di Belvedere che troneggia solitario sul suo colle per ricordare  a tutti che i Medici  sono sempre qui fra noi, e ci osservano attenti  dall’alto di quella splendida magione.

 “Cena subito”, proclama il Presidente reduce dal buchon di cui sopra, e tutti sciamano tranquilli al parco buffet della serata, misurato ma dignitoso, forse non sfolgorante come nella sottostante Sala Specchi che normalmente ci accoglie al piano terra: ma quassù, specchi e dovizia culinaria a parte, siamo in paradiso e il cibo ha ben altro sapore…    Siamo una cinquantina, famelici comme d’habitude ma elevati a uno speciale stato di grazia dal ben di Dio che ci circonda, là fuori:  riforniamo con discrezione il nostro piattino e via al tavolo che ci accoglie con gli amici di sempre, mentre l’implacabile Sandro ricorda a tutti cosa ci attende nelle prossime settimane: la storia del Rotary vivificata dal PDG Franco Angotti, e la discreta auto-presentazione dei nuovi Soci (5’ ciascuno) per farsi conoscere meglio da chi non lo ha presentato al Club. Il 7 aprile sarà festa grande al RC Firenze per il 50°anniversario del Rotaract italiano (cioè del loro, primi assoluti in Italia): siamo tutti invitati a Palazzo Borghese per festeggiare questa storica data, dichiara fiducioso il Presidente guardandosi intorno in cerca di adesioni, che certo non mancheranno anche per grata solidarietà verso i giovani del nostro Rotaract.

E ora tocca ad Alba Donati, che il Sindaco Nardella ha nominato Presidente del celeberrimo Gabinetto scientifico-letterario fondato nel 1819 in Palazzo Buondelmonti (piazza Santa Trinita) dal banchiere italo- ginevrino  Giovan Pietro Vieusseux (1779-1863) per offrire agli stranieri di passaggio (e ai fiorentini)  un’ accogliente sala di lettura (e di commenti)  di libri, giornali e riviste di tutt’Europa. “Un vero europeo questo Vieusseux, tutti gli stranieri che vivevano a Firenze erano Vieusseux-dipendenti” afferma Alba con entusiasmo, e fa alcuni nomi di celebri frequestatori: da Stendhal a Manzoni, da Dostoievski (che scrisse il suo “Idiota” a Firenze) a Leopardi, da Wagner a Turner, da D.H.Lawrence  a Rainer Maria Rilke…Insomma la crema dell’Europa culturale dell’800 (e anche dopo).  Lei è  la prima donna Presidente nei quasi duecento anni di vita del “gabinetto”: nome curioso che sta per “studio”, è forse un francesismo da “cabinet” (studio) usato comunemente in Francia da amministratori di condominio, e professionisti vari. “Era diventato un po’ polveroso, frequentato da quattro gatti” dice Alba “ ora cerchiamo di rilanciarlo” anche con nuove iniziative culturali come  quella degli “scrittori di oggi che rileggono uno scrittore di ieri” : un’idea di successo che viene studiata dallo stesso Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR) e forse un poco “scopiazzata” dalla Fondazione Mondadori. Il Vieusseux è ricchissimo di “fondi” letterari, ma non di fondi finanziari, nonostante il prezioso appoggio di CRF (Cassa di Risparmio). Fra i primi (fondi letterari) Alba ricorda orgogliosamente le recenti donazioni al Vieusseux di Arbasino, Terzani, Pasolini, Edoardo De Filippo che vorrebbero uno spazio adeguato, che per ora non c’è, “manca perfino una sala di lettura ma forse la faremo per i duecento anni [del Gabinetto V.]: ora o mai più!” afferma fiduciosa la nostra ospite.

Ma…benissimo il Gabinetto Vieusseux, con “gli scrittori che raccontano gli scrittori”, con la sala di lettura che non c’è, con i “fondi” che ci sono ma non hanno lo spazio che meritano, tutto assai interessante: ma che ne è dell’arte di scrivere bene? Finora non se ne è parlato, ma il titolo della serata è questo, o mi sbaglio? Mentre rimugino q.s. e forse non sono il solo in questa sala, ecco che la nostra Alba sfodera il sorriso più accattivante per presentare la “sua” scuola di scrittura che nasce dalla convinzione  che oggi  “i giovani non sanno scrivere e arrivano all’Università senza saper scrivere un discorso approfondito”. Così ha deciso di fondare una rivoluzionaria  “scuola di linguaggio” per i giovani dai 20 ai 35 anni, che non ha niente in comune con la famosa scuola di scrittura Holden di Torino che, fra l’altro, è tutta in inglese. Fenysia è il nome di  battaglia di questa innovativa “scuola di linguaggi della cultura”  in cui i giovani studiano  i diversi linguaggi. Quello del “giornalismo culturale e d’informazione”; il “linguaggio dell’arte”e quello “del cinema”; quello della “editoria e delle comunicazioni”; della “narrazione” e delle “traduzioni di testi letterari”; il “linguaggio giuridico”…Ogni corso (trimestrale) ha due o tre docenti di riferimento e vari ospiti, spiega Alba, e “gli iscritti sono seguiti da un tutor, consigliati, corretti e mai abbandonati”. Insomma un vero paradiso dello studente-studioso interessato a “dialogare con le lingue e gli stili della tradizione italiana, europea e intercontinentale” sotto la guida di alcuni veri e propri giganti della scrittura professionale: da Michele Ainis (per il linguaggio giuridico) a Roberto Andò (per quello del cinema) a Alfonso Berardinelli (per il giornalismo culturale) e Anna Maria Carpi (per le traduzioni); da Isabella di Nolfo alla stessa Alba Donati per l’editoria; da Vittorio Sgarbi (per il linguaggio dell’arte) a Simona Vinci (per la narrazione) etc.etc…Il tutto non in un polveroso sottoscala bensì al primo piano dello sfolgorante Palazzo Pucci in…via de’ Pucci 4, nel centro di Firenze.

Con cinquanta anni di meno ci andrei di corsa per frequentarli tutti, uno dopo l’altro. Per essere ammessi “è necessario un test d’ingresso, con varie prove scritte” esaminate da una Commissione, ci dice Alba, con qualche incertezza nella voce. Ci saranno poi anche dei week-end con scrittori, letture di altri scrittori, e perfino un “noir” di tre giorni nel Castello di Fosdinovo dei Malaspina (in Garfagnana sua terra natia) a lavorare (cioè a scrivere) con uno scrittore inglese specialista della materia (noir) e con il famoso fantasma di quel castello…Ok, grazie Alba, grazie Sandro e…

 

VIVA IL ROTARY !!!

 

 

 

 

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