IL MARTELLO A “U” E LA CAFFETTIERA SBRODOLONA…

Dopo il breve ma denso Consiglio Direttivo di Sandro (Rosseti, il Presidente-da-corsa di quest’anno) ci accostiamo al timido buffet in saletta TV a base di chips e prosecco, gentilmente animato dal servizievole cameriere pronto ad ogni richiesta di beveraggi. Cincischiamo un po’, qualche faccetta nuova spunta qua e là fra cui quella dello storico titolare del celebrato negozio di casalinghi di Firenze (in via Ricasoli), il mitico “Bartolini” in carne e ossa, tuttora sulla breccia con i suoi annetti, portati con la indiscussa sorridente dignità del grand viveur di alta classe, quale da sempre appare. Mentre stiamo per retrocedere nella grande “sala specchi” arrivano sul buffet a tradimento, cioè con ampio ritardo, alcune delizie bollenti: cartoccetti in vera carta gialla (ormai una rarità) di ambiti  frittini di verdure miste felicemente accompagnate da generosi pseudo-granchi, grassottelli e  fritti splendidamente, cioè croccanti fuori e affettuosamente morbidi dentro,  con quel bravo manichino che è il loro  cordiale invito alla rapida presa a mano libera; e arriva insieme una cospicua distesa di notevoli spiedini di tonno fresco, elegantemente adagiati nei bei vassoi ovali, e fiancheggiati da una invitante ciotolina di salsa rossa stra-piccante, forse di derivazione messicana, connubio perfetto con gli spiedini di tonno, notoriamente un po’ dolcini. Poi, finalmente,  tutti in “sala specchi” dove ci attende una vera “conviviale”, che terminerà con la gloriosa “pastiera pasquale” in questo 27 marzo 2018 , praticamente alla vigilia di Pasqua. E’ quello un dolce prezioso della tradizione partenopea, preparato colà secondo  mille e più ricette, ogni famiglia ha la sua (ritenuta ovviamente la migliore…) gelosamente custodita come la più preziosa reliquia del glorioso trascorso culinario di casa.

Sandro si scatena, e ancor prima della cenetta presenta un nuovo Socio, che proprio nuovissimo non è, per il nostro Club, in quanto è stato Presidente del nostro Rotaract nel 2001-2002 e come tale ha partecipato allo storico incontro organizzato chez-nous questo inverno con tutti (o quasi) i Past-President del nostro Rotaract: è Simone Brogialdi, dal fisico possente dell’ex giocatore di Calcio Storico e tuttora atleta di lotta greca-romana. Lo presenta Andrea Bandelli con molto calore, poi Simone legge solennemente il sacro-testo del nuovo Socio, con le promesse di vita rotariani che ci accomuna tutti, Soci passati presenti e futuri, nel nome e negli ideali del  Rotary.    Abbiamo stasera anche  alcuni ospiti “aereonautici”, venuti a Firenze per celebrare gli 80 anni della “Scuola di guerra aerea” della Cascine e i 95 anni della Aereonautica Militare Italiana: Claudio Icardi del R.C.Roma Circo Massimo, e Roberto Sardo del R.C. Conegliano, due alti ufficiali appassionati di volo, o meglio con “la febbre del volo” dice Sardo, che hanno cercato di trasmettere ai tanti giovani in divisa azzurra della Scuola Douhet (ex Guerra Aerea) e delle scuole di volo dove hanno insegnato.

 “L’arte di fare le cose a modino”, cioè per bene, o per benino: questo titoletto leggermente provocatorio per una super- prof di Disegno Industriale (D.I.) come Francesca Tosi, è stato proposto  (ovviamente) dal suo amico Sandro (Rosseti) per “vivacizzare” un argomento apparentemente un po’ freddino, molto  tecnico e senz’anima…Ma non è così, per fortuna di lei (Francesca) e anche nostra. Perché “il principio del Design Industriale è garantire la qualità [delle cose prodotte dall’uomo] cioè rispondere ai bisogni delle persone con cose belle” e che funzionano bene: appunto che funzionino “a modo, a modino, per bene…”. Immaginazione, creatività, innovazione,  progetto immaginato e poi realizzato: è tutto ciò che serve per fare qualcosa di nuovo che serve a qualcuno (meglio se a molti) per migliorarne la vita o per risolverne un problema o semplicemente per divertirlo, almeno un po’. Uno splendido  esempio di qualcosa di nuovo al limite del rivoluzionario fu realizzato nel lontano (per il D.I.) 1964 quando il televisore era un oggetto di ragguardevoli dimensioni e peso, stabilmente piazzato sul suo robusto tavolino, con  piano di appoggio in vetro temperato e con le ruote necessarie per  spostarlo e orientarlo verso i telespettatori, strategicamente piazzati sulle poltrone del salotto più o meno buono o, i ritardatari, al tavolo di cucina per la cena. Ma in quell’anno (1964) una  ditta fino ad allora perfettamente sconosciuta ai più (la Brion Vega) creò un televisore assolutamente rivoluzionario: era piccolo, con le antenne incorporate e con una elegante maniglia sopra per spostarlo  facilmente dovunque, anche per terra, perché lo schermo era genialmente inclinato verso l’alto per poterlo vedere anche stando seduti per terra, e non sul divano o a tavola. Fu un trionfo commerciale strepitoso, e da allora nacquero i televisori che si potevano facilmente spostare da una stanza all’altra della casa. Si era creato qualcosa di veramente nuovo, che prima non c’era, interpretando con intelligenza e fantasia i bisogni della gente e creando la tecnologia necessaria a risolvere un problema reale: quello di vedere la TV in tutta la casa con un solo apparecchio. Elementare, ma nessuno ci aveva pensato prima. Il televisore è ora in bella mostra al Museo del Design Industriale di Calenzano, di cui la nostra ospite va fierissima e che ci invita caldamente a visitare.

Poi ci sono gli errori, cioè gli oggetti sbagliati che sono stati fatti senza la minima capacità di comprensione della realtà umana che è alla base del Disegno Industriale di qualità: ci sono ad esempio dei macchinari industriali, citati dalla nostra sempre sorridente ospite Francesca, che sono stati (erroneamente) progettati per uomini molto più alti o più bassi della statura media umana, per cui non potranno mai  essere utilizzati bene (a modino…) come dovrebbero. Oppure ci sono perfino  alcuni oggetti di notissime ditte che incredibilmente non tengono conto “di come si muovono le mani” per cui sono inutilizzabili…oppure sedie che non tengono conto delle forme dell’essere umano per cui sono scomodissime o addirittura pericolose . Oppure accade che alcune istruzioni d’uso di apparecchiature elettroniche (p.e. stampanti) risultino  assolutamente incomprensibili e quindi destinate a gettare il lettore nel più tetro sconforto, invece di aiutarlo a capire come funziona. Ci sono perfino segnalazioni stradali che risultano indecifrabili da un’auto in corsa e che costringono il guidatore ad una sosta “interpretativa” non sempre agevole, e talora impossibile: vedi la segnaletica all’uscita dell’Autosole di Firenze Nord, per chi viene da Bologna, che è un vero rebus di cartellonistica stradale e che obbliga spesso a fermarsi per capire dove andare.

Infine ci sono gli “oggetti impossibili” che sono i più divertenti e provocatori che  possa immaginare un professore di Disegno Industriale come lei (Francesca): come il martello a “U” che è assolutamente impossibile da usare, e la “caffettiera del masochista”, o caffettiera sbrodolona, in cui la maniglia e il beccuccio sono…dalla stessa parte! Si tratta di  oggetti forse un poco ironici verso i “guru” del Disegno Industriale, sono quasi un invito, forse un poco irriverente, a non prendersi troppo sul serio, per non correre il rischio (quei “guru”) di progettare oggetti come quelli, assurdi e inutili. Ma così spiritosi e divertenti! Quindi viva il Disegno Industriale e…

 

VIVA IL ROTARY!!!

 

 

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