“Questa è una serata molto speciale: è dedicata al diabete, quindi quando Vi avvicinate alla mensa…pensate a quello che fate!” così esordisce giocosamente il  flamboyant  Presidente Sandro Rosseti , dopodiché  “batte energicamente la campana” e dà  il “rompete le righe”, cioè il via libera all’assalto del  nostro petit buffet rotariano, inevitabilmente consci del suo minaccioso invito alla meditazione in tema di diabete, sia per chi ce l’ha (ovviamente) che  per chi potrebbe beccarselo, per inclinazione genetica o per stravizi alimentari.

E’ 10 di aprile, siamo quindi appena entrati in quel miracolo che è ogni anno la nuova primavera, che è sempre così  diversa e forse per questo è sempre più bella.  La nostra relatrice di stasera, forse conscia di ciò,  dichiara subito che NO, lei proprio non ci tiene a “funestare questa  bella serata con un argomento così serio” come il suo, per cui cercherà di valorizzarne “il lato propositivo”. E’ la Socia Cristiana Baggiore, diabetologa d’alto bordo, che esordisce con una statistica sconosciuta ai più: il 6% degli italiani ha il diabete, e sa di averlo, mentre altrettanti non lo sanno, ma ce l’hanno anche loro. Questo significa cioè che circa il 12% della nostra popolazione è diabetica, quindi che sono almeno 7 milioni gli  italiani che devono convivere con questa malattia, coscientemente o meno.

Fortunatamente per tutti noi “il diabete dell’adulto si può prevenire quanto meno nel 50% dei casi: è un abbattimento importante” dichiara Cristiana con grande soddisfazione, sollevandoci un po’ il morale, finito sottoterra dopo tutti quei milioni di cui sopra. Ma - precisa implacabile- è una malattia cronica “da cui non si guarisce, finché morte non ci separi…” Fortunatamente la prevenzione è efficace, semplice e a basso costo: costa un po’ di fatica in più, qualche autobus in meno, qualche scala in più…, ma è tutto gratis. SI, proprio così: perché la prevenzione è fatta soprattutto di “dispendio energetico”, di fatica fisica, di lavoro muscolare, di movimento a piedi per “riportare il nostro organismo umano alla fisiologia delle origini”. Infatti, spiega pazientemente Cristiana,  l’uomo “è sopravvissuto ai dinosauri e alle carestie per la sua capacità di adattamento” che è davvero straordinaria: infatti sono scomparsi i dinosauri ma noi no, noi siamo ancora qui quando di loro sono rimasti solo dei poveri fossili. Tutto ciò è avvenuto perché noi abbiamo imparato a spendere poca energia nei momenti di maggiore difficoltà: infatti quando il cibo era scarso abbiamo assunto un assetto genetico che ci haconsentito di non morire di fame, capitalizzando al massimo i pochi alimenti disponibili, e così sopravvivendo in barba alle  carestie e ai digiuni forzati. Noi possediamo questo genotipo che capitalizza al massimo gli alimenti, cioè utilizza tutto ciò che mangiamo in vista di eventuali carestie e digiuni forzati: ma se non consumiamo subito  questa energia con un adeguato dispendio energetico, cioè con il movimento e il lavoro fisico del nostro organismo,  il cibo che abbiamo mangiato in più del necessario si trasforma in eccesso di peso, in  obesità che può provocare alcune malattie croniche come il diabete.  Anche se è pur vero che non tutti coloro che hanno un eccesso di peso corporeo hanno anche il diabete, perché non tutti ne sono predisposti. Infatti lo sono coloro che hanno qualche familiare di primo grado con il diabete, ma non tutti: grazie, Cristiana, per averci sollevato un pochino il morale…

Il grasso corporeo è pericoloso, dice Cristiana, soprattutto quello addominale che è responsabile di “funzioni metaboliche Killer”: non quello dei glutei o quello sottocute, quello pericoloso è quello della pancia, ed  è per questo che quando viene misurata la pressione si misura anche la circonferenza addominale per quantificare il grasso addominale, che ci fa più  male per i danni che provoca al sistema cardiovascolare con possibili infarti, ictus e arteriopatie. Ma la soluzione è facile, ci rassicura Cristiana, basta “mangiare poco e favorire il dispendio energetico” con un po’ di movimento in più: camminare, camminare, camminare regolarmente, tutti i giorni, bisognerebbe fare almeno 8.000 passi al giorno “che qualunque smartphone può contare facilmente; fare le scale a piedi invece che con l’ascensore, andare a piedi a fare la spesa o a prendere il giornale…Insomma: bisognerebbe  fare almeno 150 minuti di attività fisica ogni settimana, cioè 20 minuti al giorno, e non interrompere la buona abitudine perché  “il nostro organismo ha la memoria corta, per cui non si deve mai interrompere l’attività fisica per più di 48-72 ore, perché  l’allenamento fisico è come un farmaco” che va preso con regolarità.

A proposito di farmaci Cristiana cita la “Metformina che è un facilitatore metabolico che opera in sinergia con l’attività fisica” ma, precisa lei, l’attività fisica ha un effetto perfino superiore al farmaco stesso. Essa (l’attività fisica) può essere “a bassa intensità, come i lavori domestici; a media intensità come fare le scale e camminare velocemente; ad alta intensità come il ciclismo o sport analoghi”:ogni attività fisica fa bene alla salute  ma il “camminare ha un’efficacia straordinaria per disperdere energia mediante l’attività dei muscoli” coinvolti, dice Cristiana. L’attività motoria, l’esercizio fisico e lo sport “hanno la stessa dignità metabolica”: la cosa più importante è che vengano svolti con regolarità, in giusta dose e non una volta alla settimana perché si avrebbe “un effetto negativo”, dice convinta Cristiana. Tutti i giorni è meglio, una bella passeggiata di mezz’ora  va benissimo, e allora…tutti en marche!

Tutto qui? NO, non è tutto qui, basta ripensare alle parole di super-Sandro prima di cena: “pensate a quello che fate” davanti alla tavola imbandita, cioè mangiate con giudizio, soprattutto chi ha un po’ di diabete, naturalmente. Infatti l’altra faccia della medaglia della prevenzione del diabete ce la giochiamo a tavola, scegliendo cosa e quanto mangiare. Nella tradizione familiare della cucina italiana di un tempo non troppo lontano  il cibo era molto più semplice e naturale: ricchi minestroni di verdure fresche; tanta frutta di stagione; carni bianche cucinate con calma e con amore sul bordo della immancabile e preziosa “cucina economica”;

 

arrosti (a basse temperature) nei piccoli e raffinati forni delle “cucine” a legna di cui sopra; olio e burro di alta qualità;  tante verdure spesso raccolte  direttamente dall’orto o dai campi; tanto pesce di mare o d’acqua dolce due volte alla settimana secondo la tradizione, più o memo religiosa ma comunque rispettata; pasti tranquilli senza TV nel tinello di casa con tutta la famiglia riunita al completo per questo piccolo “rito” familiare…Ora non è più così, almeno nelle grandi città: ci siamo un po’ “americanizzati” anche nella cucina, dice Cristiana, mangiamo cibi precotti, ex congelati, e le famigerate “merendine” hanno sostituito a scuola il panino imbottito di un tempo non lontano, che  si preparava tutte le mattine per i cuccioli di casa, pronti alla  protesta se il “ripieno” non era adeguato alle aspettative!

I  dolci oggi sono troppo dolci, i salati sono troppo salati: ma che fare se il tempo manca per cucinare come ieri o (ancor meglio) come ieri l’altro? Certamente ancora oggi si riesce a preparare dei piatti sani, giusti di sale e di zuccheri, poveri di grassi, con tante verdure sia cotte che crude, e tanto pesce: perché non chiedere aiuto alla nostre mamme per insegnarci a cucinare ciò che hanno imparato dalle loro mamme?  E  insegniamolo subito ai nostri figli, sia alla bimbe che ai bimbetti: si divertiranno un mondo a prepararsi qualcosa di veramente sano che gli sarà utile per tutta la vita, e magari anche a prevenire il diabete! E abituiamoli (possibilmente con l’esempio) a praticare uno sport, con serietà e costanza, ne guadagnerà la loro salute fisica e il loro equilibrio spirituale, come insegnavano gli antichi: e tutto ciò sarà un’ottima prevenzione del diabete, anche se ne fossero geneticamente predisposti!

 

 

In fine serata Il Presidente Sandro Rosseti ha voluto ricordare due recenti lutti nelle  famiglie di due nostri Soci: Alberto Pizzetti (past Tesoriere di lungo corso) e Filippo Cianfanelli (past President) hanno perso la loro mamma nello stesso giorno: ci stringiamo tutti con affetto ad Alberto e a Filippo ricordando loro che NOI CI SIAMO, che gli vogliamo bene, gli siamo vicini e che pensiamo a loro comprendendo quanto sia grande il loro dolore in questo che è forse il momento più doloroso della loro vita.

 

VIVA IL ROTARY!

 

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