Pioviggina anche oggi in questo tardo pomeriggio dell’8 di maggio, e non possiamo  neanche citare il classico aforisma-meteo “piove governo ladro” per la nota assenza di un vero governo, come fa notare un Socio, acuto osservatore dell’Italia nostra, appesa alle bizantine indecisioni di chi ci vorrebbe governare (dal 4 marzo, o giù di lì) ma non sa decidere con chi e quindi come…Siamo schierati in una ventina davanti al Museo dell’Opera del Duomo, indecisi si aprire o no  l’ombrello, le porte sono sbarrate con la scritta in bella mostra che martedì (oggi) è il loro giorno di chiusura settimanale. “Tutto previsto, tutto calcolato” afferma categorico il Socio “ottimista” di cui sopra, “ora arriva Sandro (Rosseti, il nostro Presidente) e ci spiega tutto!”. Spunta furtivo dalla chiusissima vetrata del Museo un giovane in elegante divisa blu che ci guarda incuriosito, “siamo qui per il Museo” accenna rispettosamente qualcuno di noi, “ma oggi è chiuso e non si può entrare”, osserva il giovane in divisa fra lo stupore del nostro gruppetto, ormai a mollo sotto la sottile pioggerella-che-non-si vede ma che inzuppa   i cappelli, le scarpe e le giacchine troppo alleggerite, per l’improvisto venticello caldo e afoso  che soffia da stamani.

Miracolo della fede: in un attimo piombano qui tutti coloro che contano per dare il via al nostro programmino cultural-museale: Sandro (il Presidente nostro) , il Direttore del Museo Luchetti e un suo giovane “braccio destro”, visibilmente  operoso e disponibile. Allora? Quando si entra? Imbarazzo generale, ma interviene autorevolmente il Direttore per spiegare che hanno avuto un guasto al primo piano per cui qui possiamo vedere solo il piano terreno e poi…tutti al Battistero per una “visita molto speciale al matroneo” a titolo di “riparazione del danno”, cioè in sostituzione della visita completa al Museo del Duomo, “che è solo rimandata” per motivi forza maggiore, assicura il Direttore.

 

Si spalancano finalmente per noi le porte del Museo, e penetriamo in fila indiana in un lungo corridoio oscuro che sfocia nel trionfo di luce abbagliante dell’immensa Sala Paradiso dove ci accoglie di fronte la gigantesca ricostruzione, in scala naturale, dell’antica facciata del Duomo, quella eliminata alcuni secoli fa’ dal capriccio di qualche potente, cui “non piaceva più”: incredibile dictu ma è così, come è accaduto (purtroppo) anche al fonte battesimale del Battistero, che era collocato in posizione centrale esattamente  sotto l’apertura del tetto, a raccogliere l’acqua del cielo per battezzare i fiorentini. Poi il tetto venne  chiuso con una “lanterna” per gli stessi motivi di cui sopra (perché sgradito a qualche potente)  e il fonte battesimale fu delocalizzato in un angolo, quasi in castigo. Come non ripensare al diverso destino del  Battistero di Pisa, con il bellissimo fonte battesimale che troneggia (ancora) regalmente  intatto  nel bel mezzo del Battistero, esattamente sotto l’apertura centrale del tetto che lo rifornisce “naturalmente” dell’acqua “benedetta” dal cielo, e poi  dal sacro luogo, a battezzare tutti i pisani, buon per loro…

Con la “toccata e fuga” al Museo del Duomo abbiamo intravisto (anche) lo splendore delle Porte del Paradiso del Ghiberti, quelle vere, interamente ricoperte d’oro zecchino e di una bellezza abbacinante che lascia storditi per tanta eleganza così concentrata nelle piccole formelle brulicanti di magiche figure e di paesaggi incantati. Dopo questa meraviglia delle meraviglie rinascimentali trotterelliamo sotto un’allegra pioggerella fino al vicino Battistero. Siamo accolti da una sorridente “guidina” spagnola, che ci intrattiene subito con la triste storiella (di cui accennato  sopra), del fonte battesimale “delocalizzato” in un angolo per il capriccio di un potente,   e del tetto poi sigillato dalla lanterna. Alzando  lo sguardo a controllare la lanterna restiamo letteralmente abbagliati dagli smaglianti mosaici bizantini della vertiginosa volta del Battistero: “maestranze di Ravenna e di Venezia” cinguetta la guidina con evidente e piacevole cadenza castigliana (è di Madrid, confida sorridente).  Furono chiamate a Firenze per questo super-lavoro durato molti anni (dal 1250 al 1330 ca.), che i nostri artigiani locali non sapevano ancora fare non avendoli  mai fatti, essendo allora  i mosaici una esclusiva della chiesa d’oriente e dei suoi spazi di influenza, come appunto quelli ravennati e veneziani.  “Questi mosaici erano i libri del popolo che vi leggeva le mille  storie sacre lassù rappresentate come la Genesi, la vita di Giuseppe l’ebreo, la vita di Cristo e quella di Giovanni Battista che battezza Gesù”. Si vede anche la “grande mattanza dei bambini”…conclude la guidina traducendo direttamente  dalla sua lingua-madre (lo spagnolo) : noi la chiamiamo la “strage degli innocenti” e “mattanza” la usiamo solo per tonni, le sussurro in un orecchio, e lei è felice di imparare qualcosa di nuovo della nostra lingua, che parla con gran disivoltura.

E il Matroneo?  E’ una balconata lassù, appena sotto i mosaici della cupola, così vicini che pare di toccarli. Ci si arriva per una vertiginosa scaletta di una quarantina di   scalini a triangolo avvitati su se stessi, duri da salire e da scendere: ma lassù è un incanto di paretine dipinte a gran disegni geometrici, e dello  splendore abbacinante dei mosaici senza fine. E’ sospeso (il Matroneo)  a metà fra la cupola e il pavimento del Battistero, che si offre finalmente nella sua interezza, strapieno  di tarsie marmoree ricche di significati simbolici quasi esoterici, una serie di  tappeti di pietra di epoche diverse, quasi srotolati sul pavimento a lanciare messaggi a chi li sa interpretare. Dopo qualche minuto di stupore equamente suddiviso fra il sopra (flamboyant)  e il sotto denso di erudita meditazione, appena accennata dalla nostra guidina,  si scende a valle per approdare a terra  con gran sollievo dopo la strettoia di pietra, buia e un poco opprimente, dell’ardita scaletta. Poi tutti a casa, cioè al nostro Westin, sotto un’ insistente pioggerella, fine fine e calduccina.

Ci attende il rassicurante conforto di un garbato aperitivo e la piccola sorpresa di un cartoccetto di frittini caldi, perfetti dopo la insistente pioggerella che (birbona…) ci ha seguito fin sulla  porta (girevole) dell’Hotel. Seconda (e ben più importante) sorpresa è l’arrivo nel nostro Club di due nuovi Soci: Tommaso Martinico, past President del nostro Rotaract (e figlio del Socio Nicolò), giovane avvocato; e Patrizia Angiolini ​​, medico anestesista, che  leggono a turno il “sacro testo”, cioè  la “promessa” etica rotariana introdotta dal Past-President Giancarlo Landini e saggiamente  conservata dal Presidente Sandro Rosseti: benvenuti fra noi Patrizia e Tommaso!  Segue, fra lo stupore generale, la presentazione “tecnico-scientifica” di un grazioso scatolotto, poco più grande di un dizionario e  con belle lucine e tasti colorati, che è un…defibrillatore portatile di funzionamento semplificato e immediato, come ci mostra compiaciuto chi lo offre ( a noi e al nostro Rotaract) per donarlo a quel Museo dell’Opera del Duomo, che abbiamo appena lasciato. E’ il dott. Simone Madiai, del Rotary Firenze, che completa le notizie con una dimostrazione pratica dell’apparecchio: è veramente elementare, chiunque è in grado di usarlo bene e subito seguendo le “istruzioni vocali” dell’altoparlante incorporato, semplici e chiare. Dopo aver ascoltato anche qualche spiegazione “medica” (di Madiai) sulle fibrillazioni cardiache (atriali e ventricolari, cioè della parte superiore e inferiore di cuore,) vorremmo correre subito a comprarne almeno uno, da tenere pronto e a portata di mano in casa e, magari, anche qui: perché no? Pensiamoci…

Tocca infine a Luca Bagnoli parlarci del tema della serata, cioè  di “Firenze e l’Opera del Duomo”, di cui è il  Presidente da un annetto circa, dopo Franco Lucchesi che abbiamo avuto nostro ospite pochi anni fa’. E’ (anche) Professore Ordinario di Economia Aziendale alla Facoltà di Scienze Economiche di Firenze (ora Dipartimento di Scienze per l’Economia). La storia dell’Opera è storia lunga, lunghissima anzi infinita. Inizia infatti nel 1296 per costruire il Duomo di Firenze, ma non termina con la fine della sua costruzione, cioè dopo 140 anni nel 1436, come parrebbe naturale: no, continua fino ad oggi per “garantire il restauro conservativo del Duomo, ma anche del Battistero, del Campanile di Giotto, di Santa Reparata [antichissima chiesa sepolta sotto il Duomo]   e del Museo che abbiamo intravisto oggi. Ma la visita completa è solo rimandata, come ci ha assicurato il Direttore Luchetti un’ora fa’: sic in votis, cioè speriamo bene!  In particolare questo  Museo fu “inventato” alla fine dell’ottocento (1891) per raccogliere e rendere visibili quelle opere d’arte che non potevano essere lasciate all’aperto. Ora è stato appena rifatto e contiene tantissime opere straordinarie distribuite nei  6.000 mq del Museo su tre piani, fra cui sculture di Michelangelo (Pietà Bandini, 1550 ca.) e una decina di sculture   di Donatello, fra cui la Maddalena Penitente (1455 ca.) , di una straziante e intensa  modernità, in legno, a grandezza naturale, vestita solo di pelli e dei suoi capelli che scendono, ancora belli, sulle scarne braccia della penitente, ancora belle. “E’ il terzo museo di Firenze dopo gli Uffizi e l’Accademia” dichiara pacatamente Bagnoli, con i suoi 1,4 milioni di visitatori all’anno. Vuole soprattutto  “trasmettere cultura anche con 2-3 eventi mensili come i concerti in Cattedrale (cioè in Duomo, dove canta il nostro Lucio R.) e in Sala Paradiso” del Museo, con duecento posti a sedere. Questi sono “concerti per i fiorentini, soprattutto del centro storico”, ma presto organizzeranno anche concerti per le periferie della città, dal 2020,  per i seicento anni del Cupolone, che saranno ricordati “con tanti piccoli eventi, non con una grande festa” come forse meriterebbe un anniversario così importante. Ma è una scelta mirata ai fiorentini, che ne hanno voluto, realizzato e finanziato la costruzione che non finiva mai, al punto da essere ormai  proverbiale la frase “ è l’opera del Duomo” a indicare un’iniziativa di eccessiva  durata, e ben aldilà delle normali aspettative. Una recente novità segnalata da Bagnoli è che la visita del Battistero è ora gratis per tutti i fiorentini e che è stata istituita una borsa di studio in memoria del nostro Socio Mario Bini, già nel Consiglio di Amministrazione dell’Opera che lui (Bagnoli) ora presiede.

 Siamo alle domande finali: “il sistema di monitoraggio della cupola come sta? Installato qualche anno fa’ dalla facoltà di ingegneria per tenere sotto controllo l’intero edificio, ora come sta?” chiede il Socio Presidente-Incoming  Claudio Borri al nostro ospite, che conferma il legame con l’Università (ma con Scienza della Terra) e che dichiara che  “l’equilibrio è sotto controllo” grazie all’équipe di tecnici, artigiani e specialisti che operano un monitoraggio continuo della salute della cupola e di tutti i fabbricati del complesso. “L’Opera del Duomo conta infatti ben 150 dipendenti fra cui tecnici, artigiani e operai super-specializzati che provvedono alla manutenzione ordinaria e straordinaria di tutto il suo patrimonio architettonico”: per esempio ogni anno viene acquistato un blocco enorme di marmo utilizzato per sostituire quanto deteriorato, dopo ispezioni anche “acrobatiche” che controllano “in che condizioni è ogni pezzetto della Cupola”. State tranquilli, conclude Bagnoli, è tutto sotto controllo!     

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

Nella foto  da sinistra a destra : Bagnoli, Rosseti, Cianfanelli, Vittoria Risaliti ( Presidente del nostro Rotaract), Madiai e Luchetti

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