CHI VUOL ESSER LIETO SIA…

Argomento insolito, curioso, sfizioso,  ludico ma non solo e ma non troppo, un po’ misterioso e sconosciuto a molti, insomma quasi un giallo…Si aggiunga, poi,  che compaiono a sorpresa nella “nostra” Sala-Specchi del “nostro” Westin Excelsior alcuni pittoreschi sconosciuti che gironzolano  indisturbati e addobbati curiosamente, perfino con una vistosa coda di paglia (crine? stoppa?) adagiata sulla schiena e appesa al collo, assieme a numerose  strane patacche sulla giacca ed esibendo - con consumata nonchalance - altri misteriosi ciondoli sparpagliati addosso…cosa pensare di questa serata di “caminetto” organizzata oggi 22   maggio 2018 dal   nostro Socio Beppe Bergamaschi sulla Goliardia.

Tutti lo cercano con gli occhi, ma lui (Beppe) ancora non si vede, certo se la ride nascosto da qualche parte, ben sapendo che è un argomento un po’ “diverso” dai nostri soliti, dedicati quest’anno dal Presidente Sandro Rosseti ad “arti e mestieri” della Firenze di ieri, di oggi e di domani, con divagazioni nelle arti figurative, nella architettura, nei parchi naturali, nella musica, tutte cose serie, anche impegnative, che di ludico non hanno molto, se non la gioia di chi le pratica, le studia e le ammira. Si avvicina quatto quatto un volto stranoto nel Rotary fiorentino, con un foglio in mano: è quello di Giorgio Bompani (RC Firenze)  che mi rifila quel foglietto, “roba vecchia” mi sussurra in un orecchio, e se ne va al suo tavolo, che scopro essere presidiato anche da quei misteriosi “figuri” visti prima, e mi rassicuro. Giorgio è una garanzia, non siamo attaccati dai marziani, e i suoi amici sono automaticamente anche i nostri.

Come d’incanto compare anche il nostro Beppe, che intavola subito una serrata  discussione “tecnico-goliardica”  con il nostro Luca (Manneschi) che intanto rovescia sul tavolo alcuni oggetti “misteriosi” che colpiscono la sensibiltà dei “figuri” di cui sopra, che accorrono compatti dal tavolo  di Giorgio: tutti costoro sono evidentemente impegnatissimi ad ammirare  dal vivo le rare meraviglie “storiche” scodellate da Luca,  vere reliquie “goliardiche”. Non mancano vivaci espressioni di apprezzamento per uno spelacchiato ma prezioso “zuccottino” degli anni ’20 (dal look quasi-sionista),  e per una consunta “feluca” universitaria degli anni 1945-46,  appartenuta a suo padre (di Luca). Osservando meglio si nota che anche il nostro Beppe esibisce una analoga  feluca scura e consunta, appesa disinvoltamente al collo come un foulard di grande griffe, e diversi oggetti misteriosi sparpagliati sulla giacchetta con artistica casualità…e che  perfino Giorgio (Bompani) ha qualcosa di analogo e insolito sul suo vestiario, esibito con  elegante discrezione.

Ma il Presidente Rosseti richiama tutti all’ordine, cioè al buffet, nel frattempo premurosamente imbandito con professionale solerzia dal neo-eletto PHF maître Gavino con gradevoli  gnocchetti di patate straconditi di uno sgargiante sugo di pomodorini, certo di Pachino; seguono a ruota  robusti  tortelli di magro strarossi dello stesso sugo, dal look così invitante ma così traditore, per le famigerate  macchie indelebili su cravatte e camicie immacolate, a ricordo del loro brillante cromatismo e del virile impegno alimentare di chi le indossa (cravatte e camicie), sprezzante delle umilianti probabili conseguenze…

Post prandium, cioè concluso rapidamente il frugale pasterello di cui sopra, niente secondi, per carità, questo è un caminetto non una conviviale, al massimo ci scappa un buon caffè, autogestito, alla macchinetta in fondo sala e poi via ad ascoltare il  nostro Beppe Bergamaschi, avvocato di professione e goliardo di vocazione. Beppe inizia la sua serata distribuendo, con magnanimo gesto, un prezioso libretto del quale  confessa (modestamente) di essere l’autore, e che attesta nelle  oltre cento pagine la sua indubbia competenza di cultore della materia di stasera. Si intitola infatti “Storia della Goliardia” con sottotitolo “dal Medioevo ad oggi” e sfoggia la augusta Presentazione di Franco Cardini, il più noto “medievista” del nostro tempo: medievista? Così lui (Cardini) qualifica se stesso nel testo appena ricevuto da Beppe, non “medievalista” come abbiamo detto e letto finora: ma Cardini non si discute…

Beppe, dopo qualche citazione di colore come “la vacca stupefatta” e la da lui tanto rimpianta “Festa delle matricole” presentata come “il momento più bello” della sua vita studentesca ,  cita a malincuore un Preside di Giurisprudenza d’antan (ma non troppo) che in un incontro “istituzionale”, cioè in Facoltà, gli aveva sentenziato crudelmente che “la Goliardia è morta”. In effetti dopo il ’68 era praticamente dispersa, assorbita dalle lotte di classe e dalla contestazione studentesca politicamente “impegnata” in cose molto più importanti (della Goliardia) come le occupazioni delle università e la messa in discussione del ruolo dei professori. Gli rispose, il nostro Beppe, per le rime: NO, è morta l’Università! O almeno “morente” perché ridotta ad un “esamificio” in cui gli studenti non vivono più il “momento più bello” della loro giovinezza: la festa delle matricole e i raduni goliardici di un tempo, in cui si facevano tante amicizie e si progettavano “imprese” (più o meno) memorabili destinate a restare nella storia della Goliardia, e ampiamente citate dal nostro oratore. Feste e raduni erano bruscamente troncati dalla Laurea,  che decretava  la fine “naturale” degli studi e quindi veniva festeggiata con una goliardica “corona da morto” che segnava anche la fine della “giovinezza” spensierata dello studente con il suo ingresso nel mondo del lavoro.  Per questo “studiare è pericolosissimo - afferma convinto Beppe – perché si rischia di andare a lavorare!” . Goliardia in purezza…

Ma che cos’è questa Goliardia che tanto appassiona e affascina il nostro Beppe quando ne vanta le “imprese”,  e che lo porta chez nous tappezzato delle sue curiose insegne,  feluca compresa  e patacche à gogo? Sappiamo abbastanza bene (benino…) cosa si intende oggi per “goliardico”: un atteggiamento e/o un comportamento scanzonato e un po’ribelle, spregiudicato e irriverente, giovanile e talora al limite dell’ irresponsabile, ma anche frivolo e talvolta un po’ pesante. Ma come è nato tutto ciò? Chi erano i “goliardi” che hanno dato il loro nome alla Goliardia, cioè all’insieme dei goliardi? Beppe sostiene con incrollabile fermezza le nobilissime origini storiche della Goliardia addirittura nel medioevo, quando nacquero in Europa le grandi università popolate di professori di tutto lo scibile umano, tutto in latino naturalmente, ma una lingua basta e avanza per insegnare e imparare tutto di tutto, esattamente come accade oggi con l’inglese:  brexit (se ci sarà) non limiterà certo l’uso della lingua inglese essendo l’unica lingua che viene capita (quasi) dovunque, come un tempo era appunto il latino. Le università medievali erano fatte di Professori,  di studenti e di Clerici Vagantes, (C.V.) afferma Beppe, dai quali deriverebbe la Goliardia. Erano essi  (i C.V.)  un tipo particolare di studenti “vaganti” da una università all’altra al seguito del loro maestro preferito o in cerca di nuovi migliori maestri in altre città e in altri Paesi anche molto lontani. Ciò era possibile perché la lingua era dovunque la stessa, quella della Chiesa (che forniva anche molti docenti) ovviamente il latino; i confini nazionali non esistevano, quindi anche  i C.V. potevano girellare liberamente in tutta Europa (come è oggi per i nostri studenti universitari)  e i titoli di studio erano riconosciuti ovunque,  come anche oggi almeno in parte.  Inoltre i C.V. godevano di qualche privilegio ecclesiastico che li metteva al riparo dalla giustizia ordinaria in tutti i Paesi d’ Europa: ma persero l’appoggio della Chiesa quando condannarono troppo esplicitamente la corruzione romana, mentre conducevano  essi stessi un tipo di vita discutibile, almeno per la Chiesa e per i benpensanti dell’epoca. Era una  vita di studio ma anche di baldorie, di critiche feroci alla società del loro tempo, di spregiudicatezze, di frivolezze, di grandi bevute e di immoralità diffusa: per cui la minaccia di perdere quei privilegi li fece diventare più calmi e sedentari, anche se il loro comportamento rimase  talvolta criticabile.

 Dunque secondo il nostro relatore la Goliardia deriva da questi Clerici Vaganti (C.V.): ma quel birbone e bastian-contrario di Cardini  la scrive un po’ diversa  proprio nella sua Presentazione del libretto di Beppe, che suona così   (quasi) come una goliardica provocazione. Infatti secondo lui (Cardini) “la filiazione diretta o indiretta della Goliardia dai C.V. è inesistente” ed è maturata, molti secoli dopo, “negli ambienti studenteschi otto-novecenteschi” italiani ed europei. Ma se la verità storica è probabilmente vicina a quella descritta da Franco Cardini, il mito della Goliardia è, anche oggi, una realtà di storia contemporanea culturalmente “preziosa”(secondo Cardini) .   Come lo sono (preziosi) i tanti esempi della architettura otto-novecentesca ispirati ad un nuovo modo (e fantasioso) di immaginare e intendere il medioevo: che è stato talora  interamente ricostruito , come a Carcassonne (in Francia) ma anche come a Firenze con la “falsa” Casa di Dante; o come il medioevo reinventato di sana pianta nel quartiere romano di Coppedè. Sono tutti falsi dal punto di vista storico, ma sono falsi ormai storicamente “consolidati”, che hanno il prezioso dono di far rivivere il mito affascinate di un’epoca lontana, e anche un po’ misteriosa perché poco conosciuta dai più, Cardini escluso, naturalmente!

  Sono, quelli citati qui sopra, alcuni clamorosi  falsi architettonici;  così  come sono un falso storico  i romanzi di Walter Scott e i “gorghi mistici” di Wagner con i suoi “falsi” nibelunghi (ma la sua musica NO, non è un falso, è bella e godibile ancora oggi ) . Come sono falsi i “fondali di cartongesso” di tanti filmoni “storici” italiani e americani; come è interamente falso il “medioevo infinito” dei film della serie “Brancaleone” e del “Signore degli anelli”. Tutto falso, scrive Cardini, ma che fa rivivere quei tempi lontani in un’aura ideale un po’ fiabesca, di sogno e d’incanto:  è un falso che fa sognare…

Così è anche per la Goliardia post-medievale di Beppe: quella che egli ha vissuto da studente e che rivive ancora nella memoria dei (suoi) vent’anni che non finiscono mai perché “i Goliardi hanno sempre vent’anni”, e quelli degli anziani sono “venti anni mentali”, come sostiene nel suo libretto . Una Goliardia (quella di Beppe) allegra, scherzosa, un po’ dissacrante ma insieme rispettosa della tradizione (goliardica) e degli anziani (goliardi, naturalmente); che conosce il riso e l’ironia, che sa divertirsi e divertire; che sa essere lieta in solitudine e in compagnia (dell’altro sesso, possibilmente); che sa vivere con gioia ed entusiasmo la sua gioventù; che sa essere “buona con i buoni, e caritatevoli ma risoluti con i malvagi” scrive Giorgio nel foglietto che mi ha lasciato (vedi sopra”), con altre belle proposizioni degne del suo autore. Chi vuol esser lieto sia…                             

P.s. Apprendo da fonte certa  che le “patacche” esibite dai figuri di cui sopra sono autentiche onorificenze “goliardiche”, delle quali una è stata conferita anche al nostro Presidente, che fa mostra di uno scherzoso benevolo  compiacimento. Le feluche portate a spalla dagli stessi ospiti e da Beppe sono i noti berretti goliardici, di colori diversi secondo le facoltà di appartenenza: quello di Beppe è blu (per Giurisprudenza).

 

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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