FERDI & GRACE…(E IL POVERO LEADER)

Siamo una allegra quarantina accorsi al nostro Westin Excelsior  il 12 giugno 2018 per  ascoltare un  duo scientifico assolutamente inconsueto: un’architetta che insegna agli ingegneri e gioca con i droni (Grazia Tucci) e un primario ortopedico che gioca con le api e con le barche a vela (Ferdinando Del Prete) che NON ci parleranno del loro lavoro, come avviene spesso nei nostri “caminetti”, e nemmeno degli sport praticati o delle loro passioni (più o meno) culturali: ci parleranno, curiosamente (ma non troppo) , di “Leadership e intelligenza collettiva”. Che parrebbe, almeno nel titolone, argomento seriosissimo per super-manager di spietate  multinazionali, piombate qui a fagocitare senza pietà le nostre micro aziende familiari, sottocapitalizzate (ovviamente) per la ristretta mentalità del capofamiglia-faccio-tutto-io-e-da-solo…

NO, niente di tutto questo, anche perché ci attende prima un piccolo confortevole aperitivo al bancone di testa della “sala specchi”, dove Gavino (il super-maître PHF) in persona, coadiuvato da una volenterosa e sorridente barman, offre a tutti un prosecchino à volontè con mini-patatine fritte, o un bianchetto di pregio, subito prescelto dal P.P. Franco (Puccioni)  e giudicato eccellente: e lui di bianchetti se ne intende…Le rose e i bei fiori di questa primavera, benedetta dal sole e dalle tante  pioggerelle di stagione, paiono danzare stasera fra noi con alcune jeunes filles en fleure che, fra un calicino e l’altro e fra una parolina e l’altra, paiono due bunch of roses (mazzi di rose)  che si aggirano qui spargendo i fiori della loro giovinezza, e del loro buonumore. Arriva, intanto, la conferma di Gloria Cellai eletta prossima Vice-Presidente del Club con Claudio Borri Presidente, dopo le dimissioni di Andrea Savia; e la conferma, tuonata al microfono super-amplificato per l’occasione (e per il dilagante conversare della allegra  quarantina)  dal Presidente Sandro Rosseti in persona, della prossima conviviale del 19 giugno  nei locali della Caritas in interclub con i Club dell’Area Medicea 1 (i cosiddetti “geografici” Nord, Sud, Est, Ovest e Centro). Lo sapevamo, ma la vera sorpresa viene ora: la cena sarà organizzata e diretta da Leonardo Romanelli, gastronomo-sommelier e noto scrittore, aduso a bazzicare in Caritas (e quindi…gioca in casa!) , per festeggiare con noi le tre celle frigo donate per la conservazione del cibo raccolto per i bisognosi. Inoltre, aggiunge fierissimo Sandro, la mattina di quello stesso martedì 19, saremo davanti a Palazzo Vecchio per la consegna ufficiale della APE Piaggio che viene usata per raccogliere il cibo di risulta dei negozi di alimentari (e dei ristoranti) e trasportarlo ai frigoriferi della Caritas: è un altro nostro service di quest’anno, realizzato con l’Accademia Italiana della Cucina presieduta dal nostro P.P Paolo Petroni, e con la determinante collaborazione del nostro Filippo Cianfanelli. Tutti i Soci sono invitati alla consegna dell’APE, l’ora verrà comunicata asap (appena possibile).

Ma ora… tutti all’attacco del risotto agli zucchini, tagliati in micro-tocchettini super colorati, consistenti e sapidi, buoni anche per offrire  un allegro tocco di primavera al nostro risotto d’ordinanza, gradevole anche se (forse) un po’ invernale, ma che tutti riprendono con slancio e convinzione. Cottura al dente, perfetta. Segue policroma ciotoletta di frutta fresca en morceaux (tagliata a bocconi) con pallina di gelato (alla pesca?) di ottima fattura. Caffè self service in fondo sala, preso d’assalto come sempre…Un amarino? Un cognacchino? Un wiskino? Ancora no…pazienza!

Ma veniamo a noi, cioè a Ferdi e Grace, pronti alla partenza e “gelato” (microfono senza fili) in mano, per riferire sull’originale Seminario sulla leadership organizzato dal nostro Distretto, a pagamento…qui la novità assoluta: infatti, in genere, i Seminari  sono gratis per i Rotariani del nostro Distretto, ma non stavolta in cui l’altissimo livello dei “docenti” ha richiesto il contributo economico dei partecipanti: cioè anche di Grazia e Ferdinando, che hanno così dato prova di essere Soci super-dotati…della migliore  buona volontà rotariana. Ferdi rompe il ghiaccio con una slide (diapositiva) in cui il massimo esponente mondiale del basket (palla-a-canestro) esprime il suo autorevole parere sul gioco di squadra e sul gioco individuale: dice Michael Jordan che il talento individuale fa vincere le partite, ma la squadra fa vincere il campionato. Ferdinando cita poi un proverbio largamente condiviso: chi fa da sé fa per tre…SI, ma solo  per un po’, perché dopo le cose peggiorano, precisa Ferdi. Perché peggiorano? Perché per risolvere problemi complessi non basta una sola persona, per brava che sia, ci vuole un TEAM (una squadra) con un team leader (caposquadra) perché la squadra è più rapida a risolvere i problemi complicati e perché vede più in fretta gli errori commessi, rispetto ad una persona sola che deve fare tutto: risolvere e correggere. “Elementare, Watson”, direbbe oggi Sherlock Holmes…Anche molti robot di oggi basano la loro attività sulla collaborazione, prosegue Ferdi, anche se non è chiarissimo  con chi: cioè se è una collaborazione con gli “umani” che sono i loro padroni o se si sviluppa con altri robot, mobilitati per risolvere insieme i problemi più complessi.

 Ma certamente   ce lo spiegherà Ferdinando la prossima volta, mentre ora introduce un nuovo esempio di super-collaborazione esistente in natura: la collaborazione complessa delle api. “L’alveare è una famiglia - afferma convinto Ferdi –  con un leader  che è l’ape-regina la quale  comunica con tutte le api dell’alveare, che a loro volta comunicano fra di loro”,  come ha scoperto l’etologo austriaco Karl von Frisch (1907-1988) che vinse per questo il Premio Nobel nel 1973,   insieme  al suo maestro (austriaco anche lui) Konrad Lorenz (1886-1982)  per i suoi celebri studi sui paperi,  e all’olandese studioso del comportamento dei gabbiani Nicolaas Tinbergen (1907-1988). Il Nobel fu assegnato a questi tre “etologi” per avere studiato così bene e così a fondo  il comportamento di animali diversissimi fra loro da averne (per primi) interpretato il linguaggio con cui essi comunicano fra loro: le api, le papere e i gabbiani. “Quando le api decidono di far nascere nuove api-regine -spiega Ferdi- lo fanno attraverso la nutrizione dell’unica cella grande con sola gelatina reale: nascono 6-10 regine, che si combattono fra loro finché ne resta una sola, che rimane nell’arnia e convive con la vecchia ape-regina, con intorno personaggi di rango che la consigliano [!]. Lei è vergine, ma in primavera spicca il suo volo nuziale con i fuchi, poi torna all’alveare e sciama dal vecchio alveare per farne uno nuovo”: e così via…

Ma come avvengono le comunicazioni fra di loro? Avvengono per mezzo dei ferormoni, ci informa Ferdinando, sostanze biochimiche prodotte da ghiandole (esocrine, cioè a secre  zione esterna) delle api,  utilizzate (ad esempio) per comunicare fra loro la direzione per raggiungere il nettare dei fiori individuati dalle api esploratrici, anche a notevole distanza dall’alveare, avendo come riferimento esterno la posizione del sole…E’ veramente incredibile e assolutamente fantastico che qualcuno abbia capito come funziona la comunicazione delle informazioni nelle api, piccoli insetti ai quali normalmente pensiamo solo per il miele che utilizziamo da millenni per dolcificare il nostro cibo:  e ora, ieri l’altro, cioè all’inizio del ‘900 qualcuno le ha studiate così a fondo da capire come fanno e cosa fanno per comunicare fra loro le informazioni vitali per la loro sopravvivenza, cioè per esempio  dove di trova il cibo, in che direzione da casa, cioè dall’alveare, e a quale distanza: e tutto ciò senza uno smartphone (telefonino) e senza carte geografiche, naturalmente!

Gli ultimi due esempi di Ferdinando sono quelli dei cani da slitta e delle barche a vela. Infatti in entrambi i casi è fondamentale l’affiatamento della “squadra”. Nel primo caso  è composta dai cani con il loro capo-muta, che deve capire esattamente cosa fare per eseguire gli ordini dell’uomo al comando della slitta e che li deve trasmettere ai suoi “colleghi”(gli altri cani della slitta)  dando l’esempio e “dialogando” con loro. Nel caso delle barche a vela la situazione èun po’ simile: c’è un team (equipaggio) e un “leader (il capitano) che hanno in comune l’amicizia e la passione per la vela. Insieme (capitano ed equipaggio) rappresentano una “intelligenza collettiva”, che però obbedisce al capitano.  E’ lui che dà gli ordini all’equipaggio, ma i membri dell’equipaggio non sono semplici esecutori perché essi li eseguono (gli ordini) impegnando tutta la loro intelligenza per utilizzare al meglio la loro abilità di velisti esperti e appassionati.

La parola passa alla nostra Grazia Tucci, anche lei reduce dal citato Seminario Distrettuale sulla leadership. La figura del  leader, prima del Seminario, non le era per nulla gradita, anzi provava per il leader   una specie di allergia in quanto lo vedeva (e lo sentiva) come un fanatico della “autopromozione”, cioè un vanitoso e  un esibizionista: insomma niente di simpatico.  Poi, via via che si svolgeva il Seminario, il leader veniva esaminato sotto vari aspetti, non intuitivi ma abbastanza comprensibili e anche piuttosto interessanti, che lo rendevano più umano e meno antipatico.  Per esempio si prendono  in esame (nel Seminario) le sue “competenze personali” (del leader) in 4 aree specifiche: la “consapevolezza di sé”, che accresce la sua “consapevolezza emotiva”…cioè?  cioè migliora il modo  con cui (il leader) utilizza le (sue) emozioni per prendere buone decisioni. La seconda area esaminata è quella della sua “empatia”, cioè della sua capacità (del leader, sempre lui…) di capire le emozioni degli altri fino quasi ad identificarsi con loro. La terza area esaminata è quella della “autogestione” (self-management) cioè della capacità di gestire la risoluzione dei problemi; le comunicazioni con gli altri sia con i collaboratori che con il pubblico; l’analisi dei problemi con flessibilità e con onestà; la sua resilienza, cioè la sua capacità (del leader…) di prendere rapide e efficaci decisioni in situazioni di crisi imprevista e improvvisa;  ma anche la sua capacità ad imparare cose nuove e diverse per tutta la vita, mediante  lo studio (a vita…)e mettendo a frutto tutte le personali  esperienze di vita e di lavoro. La quarta area esaminata (sulla pelle del povero leader…) è quella della sua “gestione dei rapporti” con gli altri, ma soprattutto con i suoi collaboratori.

 Qui le cose si complicano (un poco, ma non troppo…) nel senso che (nel Seminario di Grace&Ferdi)  vengono esaminati vari stili di leadership spesso in contraddizione fra loro, se non addirittura in aperto conflitto: ad esempio il leader autoritario è chiaramente l’opposto del leader democratico , come il leader visionario è l’opposto di quello definito coach, cioè quello che fa da “allenatore” insegnando agli altri come devono agire e spiegando i motivi per cui è bene fare così e non altrimenti. Anche il leader battistrada è molto diverso da quello definito affiliativo, nel senso che il primo si occupa principalmente di indicare il percorso da seguire (nel lavoro e nella formazione ) mentre il secondo (quello affiliativo) si impegna soprattutto ad aumentare il numero dei collaboratori. Allora? Come si deve comportare il povero leader? Che stile dovrà utilizzare? Ma è elementare, caro Watson (direbbe Sherlock Holmes anche stavolta): deve saper scegliere lo stile più adatto alla situazione, indipendentemente dalla propria personalità.     Così è, se vi pare…

 

VIVA IL ROTARY!!

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