Stasera 19 giugno 2018 non siamo al nostro sfavillante Westin Excelsior e nemmeno al dirimpettaio Grand Hotel (ora St.Regis) non meno luccicante e forse perfino più sfarzoso, almeno nello sterminato salone del primo piano, cui si accede con il monumentale scalone, certo degno della grande Wanda Osiris di tempi ormai lontani… E non siamo nemmeno alla superpanoramica Villa Viviani di dannunziane amorose memorie,  e  neanche al supercastello di Vincigliata, rinato dai suoi ruderi per l’amore  di uno straricco albionico (inglese…) che volle salvare quelle pietre per rifarne un bel-castello-come-piaceva-a-lui, memore (negli occhi e forse nel cuore) della rinata  Carcassonne, e di altre prodezze architettoniche di  quella Europa romantica, curiosamente invaghita del medioevo e della sua rude  architettura di mille anni fa’…

NO, niente di tutto ciò, noi siamo dove ci porta il cuore, rotariano e non solo: siamo in zona Novoli dove, viribus unitis cioè unendo le forze, è nata - come per miracolo - la CASA DELLA CARITA’ in via Corelli 91, proprio in fondo a quella stradetta di quartiere, così inaspettatamente linda, e (quasi) lucida come il corridoio di un convento di suore. E cosa ci facciamo qui in questa Casa? Ci facciamo una bella, anzi bellissima figura noi Rotariani dei cinque Club “geografici” della nostra città: cioè R.C. Firenze, Nord, Sud, Est e Ovest (di cui sono stasera fra noi tutti i Presidenti) hanno unito gli intenti e le forze (ancora viribus unitis…) con quelle del nostro Distretto (di cui sono fra noi Letizia Cardinale e Giovanni Brajon) per attrezzare la grande  cucina di questa  Casa della Carità con tre enormi e splendidi frigo professionali, quasi tre mini-locali, freddissimi ovviamente, dove la Casa conserverà nel migliore dei modi il cibo per i suoi ospiti. Infatti questa Casa (della Carità) è in realtà un vero e proprio condominio “solidale” che offre accoglienza a chi non ha una casa, non ha da mangiare, non sa cosa fare dopo il lavoro o non ha un lavoro, è solo sia giovane o vecchio, è migrante da chissà dove e non sa dove andare…tutto gestito da tanti giovani volontari (della Caritas) con l’aiuto “tecnico-gestionale” di un piccolo gruppo di suore (del Sacro Cuore) che abitano lì accanto a tutti gli altri, e che hanno la loro chiesetta, aperta a tutti, naturalmente. E’ bello ricordare che una delle tre celle frigo di cui sopra è frutto diretto dello strepitoso concerto di Irene Grandi con i Pastis (del 26 gennaio c.a.) al Teatro della Compagnia, offerto (il teatro) dalla Regione Toscana, con Eugenio Giani presente e plaudente felice.

Arriviamo in auto con Lucio (Rucci) e (miracolo!) troviamo un bel posticino dove parcheggiare vicinissimo all’ingresso alla Casa. Quattro passi per  entrare nel condò che sembra (da fuori) un normalissimo condominio, e sfociamo subito in un bel cortilone pieno di tavolini, già apparecchiati con con evidente cura dai tanti ragazzi e ragazze che volteggiano operosi nel piazzale, pronti   ad accogliere gli ospiti (noi) con un sorriso e a indirizzarli al buffet degli antipasti-aperitivi, dove un giovane barman (ovviamente volontario) è impegnatissimo ad accontentare le tante richieste, sulla base di un menù-aperitivi  chiaramente esposto alle sue spalle. Il “bellini” spopola, naturalmente, così profumato di pesche di stagione, e delle  bollicine di prosecco che le accompagna.

 Tutt’intorno al piazzale si ergono linde costruzioni fra loro concatenate a formare un unico grande edificio articolato su quattro lati contigui e disposti con fantasia di altezze e di volumi, quasi a voler cacciare ogni severa immagine di tipo monastico o, peggio, di casa circondariale (prigione…). Siamo ancora con il “bellini” nel fluttino (di plastica) quando, a sorpresa, piomba il vocione super amplificato del nostro Presidente Sandro Rosseti che, a nome dei super-cinque (Club) dichiara aperte le ostilità, cioè dà il via-libera ai due mega-buffet gemelli distribuiti alle estremità del piazzone e  attivamente  presidiati dai soliti volontari, così allegri e sorridenti. Il menù è chiaramente esposto alle loro spalle…basta chiedere e vi sarà dato!  Pappa al pomodoro, crespelle ricotta e spinaci, cous-cous in panzanella: tre primi ben fatti, giustamente estivi e serviti dai ragazzi con veloce e garbata destrezza. Seguono due secondi con roastbeef “a carpaccio” cioè a fettine molto sottili con salsa tonnata; bresaola con grana,  rucola e salsa al limoncello; insalatina di  patate con fagiolini e ciliegini (no, non sono vere ciliegie bensì pomodorini piccoli piccoli, come ciliegie): anche i secondi sono di gusto estivo, perfetto con il tepore di questa serata all’aperto. Dulcis in fundo…macedonia e gelato di frutta, crostatine di marmellate varie e tortino di pane, pere e cioccolato: quindi tre dessert freschi e belli, ben combinati sia per chi ama il fresco (macedonia e gelato) che per chi “va” sul dolce classico delle crostate e del tortino.

Ma perché questa descrizione così dettagliata della nostra cenetta open-air alla Caritas? E’ semplice: per rendere il dovuto omaggio al noto gastronomo-sommelier-scrittore-insegnante che ha organizzato tutto ciò (per noi rotariani) per conto della Casa della Carità, che ha voluto così esprimere la sua gratitudine ai nostri Rotary per le tre celle frigorifere, così importanti per la cucina della Casa, e per la Caritas fiorentina. E’ il noto Leonardo Romanelli, che bazzica in Caritas e che si è prestato a curare il menù di questo incontro di amici che l’hanno sostenuta (la Caritas) dove serviva. Questa bella cenetta così professionale è stata largamente  apprezzata sia per l’azzeccato menù di stagione che per la serena atmosfera di sincera amicizia in cui si è svolta, tipica degli eventi sotto direzione-Rosseti,  che lui sa garbatamente  guidare con guanto di velluto:  chapeau!

Alessandro Martini, il “direttore” laico della Caritas fiorentina, prima di accompagnarci a vedere i famosi frigo, ha spiegato come è stato possibile realizzare questa grande struttura benefica, questo “condominio solidale” di quasi 3.500 mq di locali abitativi. Gli immobili (fatiscenti) sono stati donati da benefattori privati alla Diocesi fiorentina, che ha deciso di realizzare questa struttura di accoglienza cercando e trovando finanziamenti sia localmente (dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze) che dalla Conferenza Episcopale Italiana (la CEI, cioè l’associazione dei vescovi italiani) oltre che da privati e da associazioni locali, come i nostri cinque Rotary fiorentini. Gli immobili sono già tutti terminati, gli appartamenti sono completamente  arredati ed alcuni già abitati, come conferma la nostra Doris (Borri) che ne ha visitati alcuni: infatti, in occasione del nostro arrivo, sono stati lasciati aperti e illuminati tutti i locali disponibili, su tre piani, per poter verificare di persona cosa e come è stato realizzato questo grande  lavoro di recupero edilizio a fine benefico. L’intero quartiere ne beneficerà, anche grazie ai locali di riunione pubblica che saranno messi a disposizione della comunità locale. La curiosa mini-chiesetta triangolare ricavata  in un angolo del cortilone è ancora completamente vuota, l’abbiamo segnalata al nostro artista (Filippo, naturalmente) chissà…              

VIVA IL ROTARY !!

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