O MIO BEL CASTELLO…

 

Oggi 26 giugno è il giorno del gran finale di Sandro Rosseti, il Presidente che fortemente ha voluto il Castello di Vincigliata come cornice dell’ ultima conviviale della sua annata rotariana, forse la più importante, vissuta insieme a Donata con tutto l’entusiasmo di cui anche lei è capace, unito a un sano e prezioso   buon senso. Che non vuol dire “tarpare le ali”, vuol dire invece far volare meglio nel lungo orizzonte di questo lunghissimo anno rotariano, quando ogni giorno del Presidente sembra non finire mai e il sonno sembra che non basti mai a ricuperare le energie profuse a destra e a manca.

Passo da Pino (Chidichimo) a imbarcare  la nostra super-Segretaria Barbara, armi e bagagli d’ordinanza, cioè: con il superbo (e pesante) labaro del Club,  completo della lunga (e pesante) asta cromata di sostegno e della relativa indispensabile “basetta” di mezzo quintale (quasi);  con  il  super collare e relativo cuscino di velluto celeste e oro delle grandi occasioni (e questa certo lo è); e  con annessa la immancabile Teresa (la super-Segretaria di Pino) con la preziosa funzione di sostegno organizzativo e logistico di Barbara. Parcheggio facile-facile, siamo i primi, e imbocchiamo a piedi un quasi-sentiero sterrato ma  ravvivato dalle  fugaci fiammelle scaturite da innumeri ciotolone di coccio, che Teresa riconosce con gioia come utilissimi focherelli anti-zanzare: così la pelle è salva…

 Sono sparse dovunque quelle ciotolone fiammeggianti,  sui bassi muretti e sulle alte mura del castello, sui pratini e sulla torre, sui davanzali e sulle scalette di pietra, forse a rievocare le magiche notti medioevali sognate dal ri-costruttore (John Temple Leader, 1810-1903) di questo bel castello che  fu la gioia della sua vita di albionico (inglese) un po’ ricchetto, anche lui (come il suo conterraneo e coevo Frederick Stibbert) calato quaggiù dalle nordiche brume a scoprire il nostro sole,  i nostri castelli, e le nostre dame. Ne sposò infatti una nel 1867 (Maria Louisa Raimondi,  vedova del Conte Antonio di Leoni), che gli sopravvisse di qualche anno. Fece di questo piccolo castello un suo museo personale, come fece  Stibbert, che fu perfino visitato dalla  regina Vittoria in occasione di un suo soggiorno fiorentino (nel 1888). Il sentiero ci porta fino al cortile del castello, tutto in pietra-forte  fin lassù alle occhiute merlature guelfe che lo circondano in alto, e fin sulla torre che svetta au

stera e costellata (anche lei) delle tremule fiammelle che rendono magico questo appartato luogo di meditazione, circondato da un  rado e luminoso boschetto  di pini, cipressi e lecci, sempreverdi e sempre ricchi dei nostri intensi profumi mediterranei, voluti dal padron di casa.

 Ma ecco che tutti sciamano giù nella grande terrazza che si apre a valle verso Coverciano, lastricata di (stra)cotto toscano fin sotto le mura davanti al severo  torrione, che pare sorvegliare incuriosito le tante e varie finestre che si aprono inattese in quelle mura, alcune quasi-gotiche e altre quasi-romaniche; sono incorniciate di pietre varie, mentre un glicine maestoso nobilita, con il suo verde tremulo e vivace, l’intero angolo verso il bosco di quelle mura così spoglie e severe. Un  lungo buffet laterale si distende sulla grande terrazza ed è presidiato da due barman che, con disinvolta professionalità, offrono i loro apertivi multicolor, mentre tre graziose “tatine” porgono, con il loro miglior sorriso, curiose  micro-tartine colorate, che stupiscono sia per le dimensioni formato francobollo che per gli originali colori. Due innamoratini “alla

Peynet” si guardano felici e sereni,  mentre solcano questa affollata terrazza lontanissima dal (loro) mondo a lunghi passi, tenendosi per mano, con dolce e trasparente semplicità. Un paio di anzianotti scovano soddisfatti due comode poltrone  dove gustare in pace e (finalmente) comodi il loro aperitivo, con  i micro-antipastini che passa il convento (cioè il catering della serata). La futura Governatrice, la flessuosa Letizia Cardinale in elegante red&black (rosso e nero), forse ha rinunciato a Toronto (cioè alla Convention Internazionale del Rotary, ora in corso) per essere qui con noi stasera in questo castelletto  quasi-medioevale, così amato dai fiorentini del nostro Club, e non solo.

 Il sole si è or ora accucciato all’improvviso dietro al boschetto,  spengendo d’un colpo solo tutte le pietre di queste mura, quasi ad invitare gli amici qui raccolti a trovar rifugio e protezione nel cortile, al di dentro di esse (mura): in pochi minuti il cortiletto  è pieno di Rotariani in festa e pronti all’attacco, cioè a gustare il sapido menu della serata, minuziosamente descritto nell’elegante pro-memoria ai tavoli. Siamo tantissimi, 116 per la precisione, mentre il PDG Franco Angotti non è con noi perché bloccato sul treno da Roma per un incidente sulla linea ferroviaria: questo ci dice il Presidente Sandro Rosseti prima di spillare un nuovo Socio Onorario: è l’architetto Valerio Tesi, autore di molti importanti restauri di opere d’arte per la nostra Sovrintendenza: BENVENUTO FRA NOI !

Segue un’allegra cenetta estiva a base di notevoli straccetti, cioè sfoglia di pasta fresca all’uovo tagliata in forme varie, ben conditi con verdurine, pesto di basilico, pomodorini e burrata, serviti al piatto e riserviti al vassoio a volontà; seguono due rosei e tenerissimi filettini delle preziosa e rara  cinta senese, felicemente accompagnati con fagiolini verdi in timballo, anch’essi riserviti al vassoio  ai più famelici commensali, fra cui chi scrive…Dolcino finale (grassottello?) di mousse al vinsanto, liquorino e caffè. Servizio rapido, quasi fulmineo, sicuro di sé, senza fronzoli, ma professionale ed efficace.

Placata la fame, e distesi gli stomaci con un sano prosecchino (di malvasia?)  il  Presidente Sandro Rosseti riprende con nonchalance (disinvoltura) il comando della serata citando brillantemente a memoria il corposo memorandum della sua annata rotariana stracolma di eventi, collaborazioni, contributi, donazioni, gite fuori porta, concerti, Caritas, Musei, Vacca Stupefatta, Rotary Foundation, Club Satellite, Rotaract, nuovi Soci e… ahimè, anche Soci che ci hanno lasciato per sempre: Sandro chiede per loro un applauso “che arrivi forte dove sono loro e porti loro il nostro imperituro ricordo”.

Se n’è andata quest’anno anche sua madre, un anno dopo suo padre, due perdite che segnano per sempre la vita di ognuno di noi; a cui si sono aggiunti nel corso di questa annata rotariana le perdite dei Soci  Enzo Pazzagli, Enrico Pieragnoli, Marco Villani e Nicolò Martinico, che riposino in pace nei nostri cuori. Così sia.

Il testo completo del memorandum di Sandro, accolto da un lungo applauso affettuoso e commosso,  lo troverete nella Introduzione alla raccolta delle cronache della sua annata, le Spigolature di Nino Cecioni, che verranno anche quest’anno pubblicate in volumetto, in tiratura limitata a uno per ogni Socio: è  il quinto della serie iniziata con la presidenza di Paolo Bellesi, e continuata poi con quella di Lucio Rucci, di Franco Puccioni, di Giancarlo Landini e ora di Sandro Rosseti.

Buona lettura!     E soprattutto…

 

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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