IL PONTE LIQUIDO

Che tempo pazzo stasera 17 luglio 2018, una incredibile nuvoletta nera, come inchiostro lanciato in cielo da una immensa seppiona, ci segue imperterrita dal Lungarno Colombo fin quassù a Villa Viviani, utilizziamo i due ombrellini pieghevoli di scorta per entrare di corsa nella villa più panoramica di Firenze dove è in trepida attesa il Presidente Claudio Borri.  Ha appena saputo dal nostro ospite di stasera che lui il computer non ce l’ha con sé per cui…ce ne vuole uno che legga la sua “chiavetta” in cui ha infilato la presentazione video della sua chiacchierata sul Mediterraneo. “Lo porta Lahr!” gli dice subito Barbara, appena arrivata con l’ombrellino gocciolante in mano, che è riuscita ad intercettarlo (Lahr) col piede già sulla soglia di casa, ma pronto come sempre a dare una mano quando serve: “è in arrivo fra pochi minuti con tutto il necessario” proclama trionfante la nostra segretaria. Così Claudio può tornare finalmente a respirare dopo aver trattenuto il fiato fino a quel momento, e a godersi un bicchierone  di acqua fresca, sul divano della freschissima  veranda della villa.

Emerge dall’interno (della villa) il sorridente prof. Enzo Siviero, il nostro ospite di stasera, con in mano la famosa “chiavetta” e la giacca d’ordinanza, che si è tolta dentro casa per il gran caldo, ma che qui al fresco torna utile a ripararsi dalle correnti d’aria gelida dei due enormi condizionatori relegati agli estremi di questa lunghissima veranda, silenziosi ma strapotenti, con grande soddisfazione di tutti i presenti del Consiglio direttivo, arrivati nel frattempo alla spicciolata. “Non piove più!” proclama entusiasta Barbara, che vedeva molto incerta la nostra cenetta all’aperto perché quando siamo arrivati con Raffaello (Loreto, il nipote “sovietico” di Nino Cecioni) i tavoli erano tutti già pronti e coperti con bellissimi teli di plastica, ma pioveva così fitto che sembrava impossibile che potesse smettere di lì a poco: invece i miracoli avvengono anche in questi strani tempi di fede povera, ma basta crederci e voilà qualcuno lassù provvede e via i tristi teli dai tavoli, ci sono già piatti posate e bicchieri pronti per accoglierci all’asciutto e goderci comodamente seduti lo splendido tramonto ultrarosso sopra il Cupolone in bella vista laggiù nel bel mezzo della città, e a convincerci dell’evidente  miracolo…

Mentre scrivo queste righe, sabato mattina 21 luglio, arriva dal nostro  Piero Germani la fulminante notizia della scomparsa di Massimiliano Tacchi, il nostro Governatore da meno di un mese: sono senza parole, per cui mi fermo qui. Ma subito ci ripenso, e volo via con il ricordo a quel Seminario di Punta Ala della fine di maggio (26 maggio, 2018) che lui (Massimiliano) fortissimamente volle tutto dedicato al “Rotariano del fare”, come dire: svegliamoci, diamoci una smossa, organizziamoci, cooperiamo anche con gli altri Club, lavoriamo in gruppo, discutiamo insieme il da fare e facciamolo presto, subito e bene.  E quando Max plana sul palcoscenico, e afferra il microfono con consumata sicurezza, dice subito qualcosa di molto diverso dal solito: infatti non dice cosa dobbiamo fare noi ma dice cosa farà LUI per noi Rotariani, a cominciare da una bella Polizza Infortuni che il Distretto regalerà a tutti i Club, con la quale (polizza) tutti i 3.341 Soci Rotariani saranno coperti da ogni rischio di infortuni legati alla attività rotariana. E tanto altro ci disse Massimiliano quella mattina con il suo tipico  travolgente entusiasmo anche quando parlava di cose tecniche, ma necessarie, come il famoso MyRotary, le scadenze, le fake news, e  ancor più fece dire dai suoi stretti collaboratori del Distretto: Marco Gucci per il Piano Direttivo; Barbara Cardinali per il concorso nazionale delle scuole sulla legalità; Beppe Frizzi per i volontari del Rotary; Massimo Micheli per le scadenze; Alessandro Pachetti  per il controllo dati dei Soci. Il Seminario è raccontato con il titolo IL BREVIARIO DI MAX   ed è qui allegato, Max è naturalmente il nostro caro Massimiliano, che non c’è più ma che resterà nel ricordo di tanti Rotariani come un raro esempio di Rotary-felice, di Rotary-super-attivo, di Rotary-buono e generoso con tutti.   Grazie Max…

Ma torniamo a Enzo (Siviero) l’uomo-ponte, cioè dei ponti, quelli veri e quelli metaforici, importanti tutti e due perché agiscono nello stesso modo: uniscono le diversità dei luoghi e delle anime della gente, creano connettività al contrario dei muri. Il suo sogno (di Enzo) è di abbatterli ( i muri) e con quelle stesse pietre costruire ponti, ponti, ponti…I ponti, se fossero essere umani di sesso femminile “se li sposerebbe tutti” dice scherzosamente Enzo. La connettività attraverso la cultura diventa universale, è la connettività che comanda il mondo, dichiara convintissimo Enzo, con la sua dolce cadenza di veneto colto, sempre gentile nel tono e modesto anche quando parla di sé, dei suoi premi, dei suoi successi in giro per il mondo, del suo impegno in Cina in varie università, del rettorato all’ università eCampus, e tanto altro. Ma ascoltarlo è come ascoltare Vivaldi, sempre diverso di contenuto e sempre uguale nel linguaggio, così musicale e poetico, un vero piacere.

 Parla poi di ingegneria visionaria, che secondo lui “è già realtà”: basta pensare al raddoppio del Canale di Panama (terminato nel 2016) e al nuovo Canale di Suez che gli egiziani stanno costruendo accanto a quello “vecchio”, e che sarà pronto fra cinque anni (nel 2023). OK, canali faraonici, ma i ponti del futuro quali saranno? E dove? E cosa c’entra la Via della Seta che i cinesi stanno pensando di realizzare? C’entra, perché una delle vie della seta (sono più di una) che i cinesi sognano di realizzare è quella che connetterà (con il treno) Pechino con Città del Capo (Sud Africa) attraverso i “corridoi pan-africani” che attraversano tutta l’Africa da sud a nord e poi, dall’Africa alla Sicilia con un super-ponte fra Tunisia e Sicilia. E poi? E poi dalla Sicilia alla Calabria, ovviamente con il Ponte di Messina, che lui è certo che verrà realizzato quando non se ne potrà fare più a meno: cioè quando? Quando i nostri “politici” la smetteranno di pensare solo all’ orizzonte elettorale, sempre  a beve termine perché nel nostro Pase sembra che le elezioni non finiscano mai,   e penseranno un po’ più seriamente al bene del nostro Paese, come seppero fare i grandi statisti che fecero l’Europa. Il nostro è uno strano Paese, unico al mondo afferma Enzo, in cui si spendono più soldi (pubblici, naturalmente) per non fare un ponte  (il ponte di Messina) che per farlo: il costo del ponte è di 4-5 miliardi, costo  che si ripagherebbe  da solo con l’indotto (i lavori collaterali) e le entrate fiscali. Invece no, erano tutti d’accordo per il sì,  poi è venuto   il governo Monti che non lo ha voluto per ordine della Merkel, afferma Enzo, perché lei e i suoi compatrioti pensano che noi italiani siamo cicale: ma il nostro Mediterraneo ha il sole, si vive bene, a nord i cuori non si scaldano, parola di Enzo. E i ponti, come quello di Messina, sono “atti d’amore” con le terre che uniscono e con il “ponte liquido” che scavalcano, cioè con il Mediterraneo. Non farlo (il Ponte di Messina) è la imbarazzante eutanasia di uno splendido ponte, già studiato dai nostri tecnici fin nei particolari (anche dal nostro Presidente Claudio) e il cui progetto verrà replicato chissà quante volte, dice Enzo,  da altri Paesi che così utilizzeranno altrove i nostri studi, chissà dove e chissà quante volte.

Ma tornando al ponte fra l’Africa e l’Europa, cioè fra la Tunisia e la Sicilia: sono più di 200 Km, come si fa? Risponde Enzo chiarendo che finché i fondali sono bassi, fra i 40 e gli 80 metri non ci sono problemi: si fanno dei cassoni, galleggianti o ancorati al fondo del mare, cioè delle isole artificiali,  la tecnologia esiste già anche per renderli autonomi dal punto di vista della energia necessaria al loro utilizzo, abitativo e commerciale. Nel tratto più profondo, di circa 200 metri per un tratto di 80 Km, si può realizzare un tunnel sottomarino la cui progettazione è in corso, ma non dovrebbe essere un problema insuperabile. Il costo? Circa venti volte il ponte di Messina, cioè 100 miliardi, che sono una bella sommetta, ma la Cina è vicina: infatti la Cina è già in Africa, dove sta realizzando opere colossali con manodopera cinese a costo molto ridotto, come conferma l’archistar Marco Casamonti , esperto del mercato cinese, stasera ospite di Claudio (Borri) e amico di Enzo. E i cinesi spingono per realizzare queste grandi opere, che comprendono anche l’anello finale mancante, cioè un grande ponte fra Italia e Albania, del costo di un terzo di quello fra l’Africa e l’Italia, cioè di 35 miliardi. Una volta fatto anche questo super-ponte il collegamento via treno fra la Cina e il Sud Africa sarebbe una realtà: chissà quando,  ma il progetto esiste e la possibilità c’è già.  “Questo progetto, una volta realizzato, ammazza il traffico clandestino di migranti” che preferirebbero certamente la sicurezza del treno al rischio del mare,  alle violenze dei libici e alla insicurezza dei gommoni, conclude Enzo Siviero, che si dichiara affetto da “pontite”, la malattia dei ponti da sognare, da progettare e da costruire:  perché i ponti “creano sviluppo e lo sviluppo  serve a togliere la povertà”, ma soprattutto “i ponti servono a creare collegamenti fra culture, credi e esseri umani” diversi, e i collegamenti sono necessari per conoscerci meglio e rispettarci, quindi favoriscono la pace fra i popoli, come cerca da sempre di fare anche  il Rotary, con tutte le sue iniziative, PolioPlus in primis, quindi…

 

VIVA IL ROTARY !!

 

P.s. Questo articoletto è stato scritto con la collaborazione di Raffaello Loreto, che ringrazio.

 

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