ROSSO CARDINALE…

Stasera 24 luglio 2018  è un caldo quasi soffocante perfino nella piazzona di Ognissanti, per cui  tutti i nostri (Soci e ospiti) si precipitano dentro il Westin Excelsior alla ricerca di un refrigerio che è assolutamente garantito, infatti appena si entra sembra quasi di tuffarsi in piscina, o direttamente in un fresco  mare… Che meraviglia, e poi c’è tutto il resto, già pronto per noi ed  elegantemente disposto in bell’ordine sulle varie consolle della grande Sala degli Specchi: sono gli ormai famosi antipastini di pesce fritto allegramente affiancato da varie verdurine (fritte anche loro)  tutti nei cartoccetti, molto chic, di carta gialla, quella vera fatta con la paglia, come si usava mille anni fa’, ma anche fino a  solo dieci (anni fa’), per assorbire al meglio  l’olio del fritto, e non ungersi le mani.

Ma questa è una serata assolutamente eccezionale, sia per gli ospiti (un ex Ministro e un neo Cardinale, entrambi albanesi)  sia  per la data, che è  ultima delle nostre riunioni estive:  per cui anche gli antipasti sono fuori-ordinanza. Ci aspetta infatti anche una allegra sfilata di micro-mozzarelline accuratamente  infilzate con pomodorini della stessa taglia (certo di Pachino o dintorni), e pittorescamente alternate con verdissime foglioline di basilico straprofumato ed elegantemente disposte (le mozzarelline) a formare una coroncina bianca-rossa e verde, fresca e invitante, oltre che scherzosamente patriottica. Ma non solo: fanno bella mostra anche numerosi macro-bocconi di popone fresco amorevolmente   avvolti nel prosciutto crudo, il tutto di dimensioni tali che sono ironicamente definite “imbarazzanti” (perché troppo grossi) dalla affascinante Elena, che però non esita a gustarne più d’uno, dopo un’accurata scelta “dimensionale”, cioè scartando quelli troppo grandi per essere gustati “a mano libera”, cioè senza coltello e forchetta.  Ma sono ottimi, sia il popone che il prosciutto crudo, dolce ma profumato e sapido, forse è un San Daniele o forse un nostro Pratomagno, cioè vero prosciutto di montagna, che non è certo da meno. Poi tutti a tavola per una cenetta giustamente estiva: insalata di farro con gamberi e verdurine fresche, sembra un risottone ma il farro è più tipicamente estivo, fresco, consistente, scuretto, con mini-tocchetti di zucchino crudo, prezzemolo e mini carote appena scottate, e condito con qualcosa di molto  fresco, forse una citronette (o una vinegrette) più che adeguata. Ecco che arrivano poi due cospicue fettone di pesce spada (a testa) tiepido (siamo in estate…) con pomodorini appena scottati in un sughetto aromatico che parla di Sicilia, e del suo mare. Uno splendido gelatino alla crema (che sembra appena fatta) con frutti di bosco freschi chiude in gustosa policromia la nostra cenetta di mezza estate. Grazie, Piero …

Prima degli ospiti albanesi (di cui accennato sopra) abbiamo una importante novità: entra nel Club un nuovo socio dell’era del Presidente  Claudio Borri, si tratta di   Niccolò Persiani,   professore ordinario di Economia aziendale, che legge con   evidente partecipazione la tradizionale “promessa rotariana” commentando, a fine lettura, che si tratta di un impegno molto serio: è vero, per questo va letto prima di entrare nel Rotary, per prender conoscenza (e coscienza) di ciò che ci si  aspetta da ogni nuovo Socio, sia personalmente che  professionalmente. Lui insegna  Economia aziendale, ma si occupa molto attivamente di cooperazione internazionale anche in Albania, dove sono stati attivati, in collaborazione con il (past) Ministro Tritan Shehu, che è  nostro ospite stasera,  due corsi di studi, in collaborazione con la prof. Stefania Fuscagni, anche lei invitata da Claudio in questa serata “albanese”.

Attuale membro del Parlamento albanese,  il Prof. Tritan Shehu è anche vice-Presidente del Comitato di Politica Estera del suo Paese, di cui ha ricoperto in passato la carica di Ministro degli Esteri e della Salute. Insomma è un pezzo grosso dell’Albania, della quale è venuto qui a parlarci soprattutto in relazione all’Italia, alla Toscana e a Firenze. Il suo Paese fu occupato dall’Italia nel 1915-20,  fu annesso al Regno d’Italia nel 1939 fino al 1944, quando conquistò l’indipendenza. Dal ’44 al 1990 fu governata dal più asfissiante regime comunista d’Europa, fino alla sua caduta (nel ’90) che portò ad una rivolta armata sedata da una missione ONU nel 1997. Dopodiché la situazione si normalizzò, si approvò con referendum una vera Costituzione con un Parlamento e vari partiti politici, e si tennero regolari elezioni. Attualmente sono al potere i socialisti, sia con il Primo Ministro che con il Presidente della Repubblica. Dal 2009 l’Albania è membro della NATO ed aspira ad entrare nella Unione Europea. E’ grande circa un decimo dell’Italia ed ha 2,8 milioni di abitanti residenti, ma molti di più sono sparsi nei Paesi vicini fra cui il Kosovo (1,8 milioni), l’Italia (440 mila), la Macedonia e la Grecia (mezzo milione ciascuna). In tutto gli albanesi nel mondo sono quasi 7 milioni, la maggior parte vive in Europa ma anche in USA e Canada. L’Italia è separata dall’Albania dal Canale di Otranto largo solo 71 Km (nel suo punto più stretto): quindi l’Albania è veramente vicina al tacco del nostro italico stivale …

Alcuni di questi dati sono citati da Shehu, che dedica però la parte più intensa (e politica) del suo appassionato discorso alla necessità che i nostri due Paesi collaborino attivamente per avvicinare i Balcani Occidentali (cioè l’Albania e Paesi limitrofi) all’Europa nel reciproco interesse. “Gli albanesi sono un popolo europeista” dice Shehu, che infatti si sta impegnando per raggiungere i requisiti necessari all’adesione alla U.E. (Unione Europea) e anche alla eventuale futura creazione degli Stati Uniti d’Europa. L’ingresso dei Balcani Occidentali nella U.E. “completerebbe i confini europei” a sud-est, confini  che ora si fermano a Slovenia e Croazia, già membri della U.E. Così l’Italia non sarebbe più sola ai confini meridionali dell’Europa continentale, e potrebbe collaborare più efficacemente con quei Paesi balcanici (occidentali)  per migliorare il  controllo della immigrazione da sud (cioè dall’Africa) , per monitorare meglio i traffici illeciti (di armi e di droghe)  e per contrastare il fondamentalismo islamico.

Questo in  sintesi il discorso “europeista” di Tritan Shehu, il politico albanese nostro ospite stasera: ma la sua parte finale è tutta dedicata alla Cooperazione Italiana “presente in Albania dal 1991” lodandone l’impegno, anche finanziario, in favore dell’economia albanese: “a sostegno dello sviluppo economico in agricoltura, nel campo dell’energia, della formazione e della istruzione professionale, dell’innovazione

 

e delle tecnologie digitali”. L’impegno complessivo del nostro Paese è stato di 800 milioni di euro e  “attualmente sono attive 41 iniziative per oltre 300 milioni”. Cita (Shehu) anche l’elettrodotto che Terna (distribuzione di elettricità in alta tensione) sta realizzando nel confinante Montenegro, per l’Italia e i Balcani; e il previsto gasdotto trans-adriatico (TAP cioè Trans Adriatic Pipeline) che, dopo aver attraversato tutta l’Albania e in Canale d’Otranto, porterà in Italia il gas (azero) del Mar Caspio, con beneficio sia albanese che italiano. La cooperazione italo-albanese - aggiunge Trehu - è fortemente avvantaggiata anche dalla “grande diffusione della lingua italiana”, retaggio storico-culturale del passato ma anche del ruolo svolto dalla Regione Toscana, da Firenze e dalla sua Università nel campo culturale e scientifico, con “corsi di formazione e qualificazione e con programmi di studio in ingegneria civile e in architettura”.

 Concludendo Shehu afferma che “l’Italia è il nostro principale partner strategico, il nostro avvocato in Europa”…Forse non ce ne rendiamo conto, ma noi siamo per loro la via per l’Europa alla quale dimostrano di aspirare in modo quasi commovente: tanto più commovente in quanto ciò avviene mentre chez nous sembrano  soffiare strani venticelli anti-europei, anti-euro e anti-allargamento della U.E. Ma la loro speranza nel nostro appoggio al loro ingresso in Europa è incrollabile, non muore mai: speriamo (e cerchiamo) di non deluderla, sarebbe un vero peccato per noi, per loro e per l’Europa. Anche perché, probabilmente, l’Albania è oggi più vicina a noi che al resto dei Balcani, per la sua storia, per la lingua, per la cultura e per la sua economia. Buona fortuna, piccola-grande Albania!

E’ noto che dal punto di vista religioso, cioè delle religioni praticate in Albania, i musulmani sono largamente in testa con  oltre il 50% della popolazione, e ciò si spiega dopo secoli di occupazione dell’impero ottomano, cioè dei turchi. Ma i cattolici sono un buon 10% e hanno avuto, in epoca recente, due grandi personaggi: il più famoso è stato senza dubbio Madre Teresa,  premio Nobel per la pace nel 1979 e proclamata Santa da papa Francesco nel 2016.  Ma amatissimo in Albania è anche un piccolo prete cattolico che ha entusiasmato Papa Francesco quando lo ha conosciuto in occasione della sua (unica) visita apostolica in Albania nel settembre 2014. Infatti dopo averlo ascoltato raccontare con estrema semplicità (“come se parlasse di un altro”) la storia della sua vita di piccol o prete  perseguitato dal regime ultra-comunista e ultra-ateo di Hoxha, Papa Francesco  lo ha abbracciato con le lacrime agli occhi e due anni dopo, nel novembre del 2016,  lo ha creato Cardinale: il suo nome è ERNESTO SIMONI e stasera è qui con noi, insieme a Tritan Shehu,  al Console di Albania dott. Vito Pasholli  (del RC Scandicci) e  al nipote Tonin Simoni, ospiti (i due Simoni) del Cardinal Betori, in Arcivescovado a Firenze.

 Ma perché? Cosa ha fatto di così straordinario questo piccolo prete albanese da commuovere un colto gesuita italo-argentino (Papa Francesco) fino a farlo Cardinale? E’ stata la sua semplicità di prete vissuto in trincea  finché c’è stato il comunismo che lo ha incarcerato, spedito in miniera a spaccare le pietre, infilato nelle fogne a lavorare, torturato…e lui, senza batter ciglio, faceva tutto quello che gli dicevano di fare senza una parola di risentimento, o di odio, anzi perdonando ogni giorno i suoi aguzzini: ma continuando, di nascosto, a dir Messa, a confessare, a consolare con la sua fede dolce e incrollabile, a convertire i suoi compagni di sventura, come un cristiano al tempo delle catacombe e dei martiri romani. Poi,  dopo il crollo del comunismo in Albania,  ha continuato la sua opera di pace calmando gli animi desiderosi di vendetta e spingendoli al perdono, alla rappacificazione, alla fratellanza e alla amicizia, contribuendo così alla ricostruzione del suo Paese in chiave di pace e di tolleranza. Insomma: quasi un santo vivente, con lo sguardo di un passerotto fuori dal nido ma sopravvissuto a tutto, grazie a Dio, alla sua fede negli uomini che sanno anche perdonare, che scelgono la pace invece della vendetta, che sanno essere amici anche con i nemici (ex). A  questo, forse, pensava il buon Papa Francesco quando ha deciso di farlo Cardinale, il massimo riconoscimento per un cristiano vivente. E lui, Ernesto, ha accettato anche questo, con la stessa semplicità con cui aveva accettato tutto il male del passato: così ora accetta anche tutto il bene, gli onori, l’ospitalità del nostro Cardinal Betori che lo ha perfino nominato “Canonico della Cattedrale” dicendosi “onorato che lui accetti”. Lui accetta tutto, nella convinzione che tutto viene da lassù, in alto, molto in alto…

Forse pensa così anche del  Rotary che lo ospita stasera, quindi…

 

VIVA IL ROTARY !!

 

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