Stasera 2 ottobre 2018 siamo di nuovo al Westin Excelsior, inaspettatamente delocalizzati nella sala prima di quella “degli specchi”: è denominata “sala del caminetto”, quindi (dal nome) una sala un po’ invernale, ma il caminetto è ovviamente spento, mai visto acceso, forse è anche finto, ma fa la sua figura. Sulle lunghe consolle della sala ci attendono voluttuosi fagottini di bresaola imbottiti a tradimento di candido mascarpone, buonissimi ma non magrissimi, quindi tutti all’attacco a “spolverare” con entusiasmo i teneri fagottini, prima di rivolgere le nostre attenzioni ad altri “fagottini”, quelli di carta gialla con gli acclamati frittini di verdure e fettuccine di calamari fritti, che sono una meraviglia di morbidezza e sapore. Prosecco, bianchino “fermo” (cioè vino bianco non frizzante, il preferito del nostro F.P.), spremute di arancia e pompelmo, e vino rosso, sono prontamente serviti al banco da due giovani barman, lui e lei, premurosi e gentili come sempre.

Poi tutti a tavola per ascoltare il Presidente Claudio Borri che ci riassume fulmineo tutte  le prossime riunioni di ottobre, ma ci risparmia quelle di mesi successivi, certo stampate indelebili nella sua formidabile memoria, e buon appetito a tutti non appena Claudio vede spuntare in sala  Maître Gavino con carrello e codazzo di camerieri. Sono pronti a servire un passatino di zucca gialla molto “svizzero” (delicato…) ma opportunamente ravvivato al centro-fondina da un grumo di gamberi “scottati al timo”, pochi ma buoni, e da un geroglifico d’olio verdolino, molto chic…gli manca forse una spolveratina  di parmigiano e magari qualche mini-crostino fritto: si rimedia con il pepe a disposizione in tavola per vivacizzare questo primo piatto leggero, alcuni lo riprendono (con gioia di Gavino che li ringrazia), fra cui il Presidente e chi scrive, entrambi buone forchette. Segue un sontuoso filettone di branzino al forno perfettamente libero da lische, la pelle si leva quasi da sola, la cottura è perfetta, è ancora caldo e profuma di mare…gli sono accanto delle “piccole verdure croccanti”, cioè semi-crude alla curiosa moda anglo-americana, le taccole (mangiatutto) sono decisamente impervie ma il resto è gradevole, soprattutto con un rinforzino d’olio anche sul branzino, olio buono e…naturalmente bio, perché così comanda la moda dei tempi, Toscana  in testa. Si conclude la cenetta leggera con un micro-tiramisù al mascarpone (ancora…) assai accattivante, caffè e biscotti secchi della casa.

Claudio presenta i due ospiti di stasera che sono il Prof. Mario Primicerio, già Sindaco di

 

Firenze (1995-1999), Professore ordinario di Meccanica Razionale all’Università di Firenze e Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, oltre che Presidente della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale (SIMAI), e tanto altro. E’ con noi anche la Prof. Bruna Bagnato che insegna Storia delle Relazioni Internazionali al Dipartimento (Facoltà) di Scienze Politiche di Firenze. Ma cosa hanno in comune questi due professori, un matematico e uno storico, di formazione e di generazioni così diverse: cioè di cosa ci possono parlare entrambi come esperti della materia? E’ semplice: ci parleranno della “pace nel Mediterraneo” come eredità fiorentina di Giorgio La Pira (1904-1977), l’uno (Primicerio) per aver vissuto da vicino il lungo percorso politico di La Pira come suo giovane aiutante, anche nei lunghissimi viaggi dell’allora Sindaco di Firenze (1951-57 e 1961-65) e come Presidente della Fondazione Giorgio La Pira.  L’altra (Bagnato) per avere a lungo studiato, e molto scritto, sul Mediterraneo e i Paesi che vi si affacciano, in particolare il Marocco e la Tunisia; sulla inedita e curiosa “fraterna amicizia” di La Pira con il re del Marocco; sull’Italia fra Europa e Mediterraneo; sull’Europa e il Mediterraneo; sulla visione internazionale e sull’azione di La Pira per la pace, e tanto altro. Insomma: due super esperti di La Pira e del Mediterraneo, quindi perfettamente in linea con il tema proposto  stasera: “La pace nel Mediterraneo nell’eredità culturale e di pensiero di Giorgio La Pira”. Tema che è  anche perfettamente intonato a quello principale di questa annata dei 50 anni del nostro Club: “Un nuovo Rinascimento per il Mediterraneo” proposto con tanto entusiasmo dal Presidente Claudio Borri per il progettato “Colloquio Internazionale”, forse a Palazzo Vecchio, previsto per la metà di maggio del prossimo anno.

 “Tema difficile e arduo per un after-dinner (dopo-cena) per chi, come me, non è uno storico né un politologo”, afferma semi-serio il nostro ospite: in effetti lui è uno scienziato (un fisico matematico) prestato alla politica, a differenza di Bruna Bagnato, “grande storica del Mediterraneo”. Questo l’incipit (inizio) di Primicerio, che aggiunge sapientemente una felice citazione di La Pira  e del suo spirito politico-geografico-religioso: “Il Mediterraneo è il nuovo Lago di Tiberiade, culla delle tre grandi religioni monoteiste [ebraica, cristiana, musulmana] e casa comune della triplice famiglia di Abramo: finché i tre rami non si riconosceranno a vicenda non avremo la pace nel mondo”. E aggiunge che “misteriosamente la pace del mondo passa da Gerusalemme” e ciò non è una fantasia “liquidabile come sogno” dell’uomo di fede: è pura real-politik (realismo politico), afferma convinto Primicerio. Infatti la real-politik non è solo quella di Henry Kissinger nelle sue trattative di pace (al ribasso) con Hanoi (Vietnam del Nord) ma anche quella del “visionario” La Pira, come veniva definito il Sindaco di Firenze. Egli invece aveva capito benissimo che il Mediterraneo è “la cerniera fra Nord e Sud, e fra Est e Ovest,  dove avviene lo scontro di civiltà” destinato (Dio non voglia) a diventare una guerra che terminerà (inevitabilmente) “con dei vincitori e dei vinti, e con ciascuno che cercherà di prendere il più possibile”. E la pace sarà “l’equilibrio del vincitore attraverso la guerra” secondo la convinzione di Mitterand e della politica “tradizionale” basata sui rapporti di forza, militare ed economica. La Pira diceva invece che i veri utopisti sono coloro che pensano “di risolvere problemi nuovi con strumenti vecchi” come la guerra, che è ormai “superata come mezzo per risolvere un torto subito” come affermava anche  Giovannone (Papa Giovanni XXIII). Oggi la guerra è “la sconfitta della politica, la quale deve invece  riprendersi il ruolo che le spetta”, ruolo che può svolgere efficacemente solo a due condizioni: “non c’è politica senza una visione” cioè un ideale che la guida e le dà forza; e “non c’è politica senza una concreta conoscenza della situazione”. Solo così “la politica può rendere possibile ciò che è desiderabile”. La Pira “capì che erano necessari nuovi attrezzi per risolvere problemi nuovi” e inventò i “Colloqui Mediterranei”, pensati con lo “strano amico” Maometto V, re del Marocco, che lo spronò ed incoraggiò in questa iniziativa rivoluzionaria. Come lo erano (rivoluzionari) i primi accordi petroliferi (con il Marocco in testa) della nostra ENI, creata e guidata allora da un famoso manager amico di La Pira. Era  il grande Enrico Mattei,  che propose in Medio Oriente  (primo al mondo) una equa ripartizione dei benefici del petrolio a metà con i Paesi produttori: una prima assoluta, 50 a me che scavo i pozzi e  50 a te che me lo fai fare a casa tua. Ciò fu subito molto apprezzato dal re (del Marocco), assai meno dalle altre compagnie petrolifere che facevano accordi più favorevoli (per loro stesse).

Il primo Colloquio Mediterraneo si svolse nell’ottobre del 1958, erano presenti ospiti di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, le nostre massime cariche dello Stato (Gronchi e Fanfani) e il principe ereditario del Marocco, spedito a Firenze da suo padre il re Maometto V (vedi sopra).  “Fu un Colloquio drammatico -ricorda Primicerio- perché sotto sotto c’era il nodo della guerra di Algeria” combattuta dalla Francia contro i rivoltosi algerini che volevano l’indipendenza da Parigi, ancora capitale dell’impero coloniale francese,  e con un milione di francesi trapiantati lì che lottavano invece perché l’Algeria  restasse colonia francese. Quando fu annunciato (improvvidamente dalla Questura fiorentina) l’arrivo al congresso di un emissario dei rivoltosi algerini, ancorché “moderato”, “la delegazione francese se ne andò via, rimase solo padre Danielou”, celebre teologo  Accademico di Francia   e amico di La Pira. I politici francesi protestarono vivacemente con il governo italiano, chiedendo spiegazioni ufficiali, ma in realtà “in quel momento si gettarono le basi per l’inizio dei negoziati  di Evian che portarono alla pace in Algeria” pochissimi anni dopo (1961), afferma super-convinto Primicerio. Dopo questo primo turbolento “Colloquio” altri tre si succedettero negli anni successivi, nell’ottobre del ’60, nel maggio del ’61 e nel giugno del ’64 con temi che si allargarono alla decolonizzazione dell’Africa Nera, e al conflitto in Terra Santa. Quest’ultimo doveva essere il tema principale del quinto Colloquio nel 1965, ma il Comune di Firenze andò in crisi e La Pira cadde come Sindaco, per cui il Colloquio non si tenne: gli successe Lelio Lagorio, Sindaco  per soli nove mesi, un “laico” evidentemente poco interessato ai “Colloqui Mediterranei” del suo grande predecessore. Ma La Pira, caduto come Sindaco, riprese la sua attività di infaticabile tessitore della pace alla presidenza della Associazione delle Città Gemellate e  poi dei Sindaci, su proposta di Senghor, il famoso poeta e politico Senegalese che aveva partecipato ai Colloqui Mediterranei di La Pira. Il quale (La Pira) “sapeva guardare la storia con occhi nuovi”, conclude Primicerio: e non era un pacifista, ma un uomo stracolmo della più candida fede nella (divina) Provvidenza, e nella potenza delle preghiere degli uomini di buona volontà, come lui. “Bisogna forzare l’aurora a nascere credendo in essa…”: non è “parola del Signore”, è del poeta francese Edmond Rostand (1868-1918), citato con soddisfazione da Primicerio: infatti anche La Pira “forzava l’aurora a nascere”, cioè forzava la storia con stimoli del tutto irrituali, come gli originalissimi Colloqui Mediterranei,  spesso con ottimi risultati (a lungo termine) in varie parti del mondo (Marocco, Algeria, Egitto, Angola, Mozambico, Russia, Vietnam e Cina).

La Prof. Bruna Bagnato vuole subito sfatare il mito (del tutto falso, dice lei) di La Pira come un visionario: “in ambito internazionale La Pira fu assai poco visionario e molto concreto, con una visione lunga nel tempo [cioè a lungo termine] e larga abbastanza da esaminare tutte le variabili” di ogni circostanza. Per esempio quando portò al Santuario della Verna il figlio del re del Marocco, con cui aveva stretto amicizia, “i francesi reagirono con ilarità” come se avesse fatto una cosa ridicola e stupida: ma il primo accordo di Enrico Mattei (vedi sopra) con il Marocco fu fatto tramite La Pira. E fu proprio l’amico re del Marocco a “sollecitare La Pira a riunire a Firenze i popoli del Mediterraneo”, anche per aiutare a superare il tragico  “problema francese” dell’Algeria, così  difficile da risolvere per  normali vie diplomatiche. La Pira, sempre in contatto con i nostri politici al massimo livello, con la sua diplomazia alternativa (famosi i suoi santini della Madonna) e il suo carisma personale, fu in grado di dare grande aiuto all’amico Enrico Mattei non solo in Marocco ma anche in Russia, dove l’Italia era assai benvoluta dopo un suo famoso viaggio a Mosca dove incontrò anche Kruscev; e perfino in Cina in merito alla quale Enrico Mattei gli chiese alcuni consigli  a proposito del linguaggio da usare con i cinesi, conoscendone  la particolarissima  sensibilità. Con La Pira Firenze fu vista “come elemento centrale” non solo “perché lui ne era il Sindaco ma anche per la sua tradizione e cultura” che ne faceva “la culla della pace nel Mediterraneo”. La Pira “punta sulle città per unire le nazioni” promuovendo convegni, sia da Sindaco che dopo a capo delle città gemellate, “su scala planetaria”: Firenze è città della pace, questo è il lascito di La Pira: “più lo sente e più si sente vicino al sogno di La Pira” afferma Claudio (Borri) con entusiasmo…

In un botta e risposta con alcuni Soci, parafrasando la celebre frase di Clausewitz (1780-1831) secondo cui “la guerra è cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali” (C. è il generale prussiano autore del più celebre trattato sulla guerra “moderna”) parafrasando quella frase Primicerio ne propone un’altra: “oggi la pace è cosa troppo seria per lasciarla fare alla diplomazia” cioè a quella tradizionale, ma quella di La Pira era un’altra cosa…

Grazie a Primicerio, grazie a Bagnato e…

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

P.s. Cari Soci, cari Amici,

       il Vostro apprezzamento per queste righe  è il miglior premio per l’autore, e il miglior     

      incoraggiamento a scriverle!

     Grazie, scrivete (se volete)  a:   nino.cecioni@gmail.com  o alla Segreteria del Club                                                                                        

 

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