IL MARE A FIRENZE…

Ci basta l’Arno, borbotta qualcuno memore dei guai di una cinquantina di anni fa’ combinati da  quel birbante di fiumiciattolo, infuriato dalle piogge estenuanti che lo costrinsero a uscir di casa (cioè dagli argini…) per sfogarsi su di noi, sulle nostre botteghe, sulle nostre chiese, sui nostri musei, sulle nostre case, povere o belle, indifferentemente. Ma stavolta non è così: non è un fiumiciattolo capriccioso,  è solo un piccolo mare di cinquanta metri nelle cantine della Facoltà di Ingegneria di Firenze, rifatto laggiù, con la benedizione del suo capo (Claudio Borri), dal nostro ospite di stasera, suo amico e discepolo: è il Prof. Lorenzo Cappietti, aretino fiorentinizzato, e amante del mare. Ma perché lo ha fatto? Cosa c’entra il mare a Firenze quando quello vero è a pochissimi  chilometri, bello grande e a disposizione di tutti e tanto più di  chi lo studia e ci lavora per noi? Per un motivo che ha lasciato  tutti a bocca aperta per lo stupore: niente allevamenti di branzini, e nemmeno di trote iridate (essendo  acqua dolce), niente murene molto apprezzate dai romani (antichi) noti buongustai oltre che appassionati  costruttori di piscine, per qualunque fine e di qualunque misura; NO, niente di tutto questo. Il mare a Firenze, sotto la Facoltà di Ingegneria, Lorenzo lo ha fatto per…rifare le onde del mare, per studiarle e ristudiarle all’infinito per mettere a punto un sistema per utilizzare al meglio quelle vere, quelle del mare (vero) e magari dell’oceano, tanto più vasto e quindi straricco di onde infinite, bellissime e piene di energia…

“Le onde del mare sono figlie del vento” che a sua volta è figlio del sole che fa nascere sui (e dai) mari e sulle immense distese degli oceani quelle differenze di pressione che generano il vento: elementare Watson, direbbe il buon Sherlock (Holmes) alias Sir Arthur (Conan Doyle). Sì, elementare: ma come nascono e come si muovono le onde del mare? Per studiarle a fondo non c’era che, da bravo ingegnere, costruire una bella “macchina delle onde” che le rifà a comando come lui vuole, e osservare, misurare, studiare, capire, rifarle uguali, o rifarle diverse… Onde su onde proprio  sotto casa, o meglio sotto la Facoltà (di Ingegneria) per poter essere sempre lì a vedere e a   sperimentare come  e quando vuole,  senza alcun limite. E’ un bel sogno realizzato grazie ad un grande progetto della U.E (Unione Europea) che Claudio (Borri) è riuscito a strappare per la nostra Università: sono 10-12 milioni di euro per la creazione di questo super Laboratorio di Ingegneria Marittima finalizzato allo studio delle onde marine per ricavarne energia (elettrica) utilizzabile in un futuro che si spera non troppo lontano, ma già prevedibile.

Quelle rifatte in laboratorio da Lorenzo sono le onde da vento (vedi sopra),cioè le comunissime onde delle nostre spiagge dove andiamo a fare il bagno: ma esse nascondono una forza (energia) straordinaria, assicura Lorenzo che le ha studiate a fondo nel Laboratorio di cui sopra. Infatti “in presenza di un’onda alta un metro si ha una potenza pari a circa tre Kw (Kilowatt) su ogni metro di costa” e tre Kilowatt sono quelli del contratto standard di Enel (elettricità) per le normali abitazioni domestiche. Quindi le coste del nostro fortunato Paese, che ne ha 8.000 Km (chilometri), sono teoricamente una fonte infinita di energia: ma solo teoricamente, ammette Lorenzo a malincuore, perché misurare l’energia prodotta dalle onde del mare è ben diverso da poterla utilizzare praticamente, cioè da trasformare l’energia delle onde che frangono sulla battigia in comunissima ma preziosa energia elettrica per illuminare le nostre case e far andare i nostri elettrodomestici. Così gli ingegneri di tutto il mondo si sono sbizzarriti a immaginare (e costruire) le macchine più diverse per utilizzare le onde da vento: sono le WEC (Wave Energy Converters) cioè macchine che convertono in vario modo l’energia delle onde marine. Di esse Lorenzo ne mostra alcune con le sue belle slide (diapositive): esse consistono in “corpi fissi o galleggianti” messi in movimento dalle onde e questo movimento crea della pressione che mette in movimento un generatore di corrente, esattamente  come quelli nelle p

ale eoliche che spuntano qua e là sui crinali di alcune montagne, o anche nei punti più ventosi delle coste soprattutto del Nord Europa, in Germania e Danimarca più che altrove.

In Svezia, invece, gli  ingegneri della Università di Upsala hanno inventato una macchina sottomarina che, concettualmente, è rivoluzionaria rispetto alle precedenti : essa infatti converte direttamente in energia elettrica i movimenti di un  “corpo galleggiante” che gli sta sopra (alla macchina sottomarina). E’ una soluzione elegantissima, ma quanta elettricità produce? E’ ancora da vedere, ma l’idea sembra buona e del tutto  paragonabile a quella (geniale) dei pannelli fotovoltaici (detti anche pannelli solari)  che convertono direttamente in energia elettrica la luce del sole. Sono nati una trentina di anni fa’ e sono ormai diffusi ovunque con grande soddisfazione, anche di chi scrive, che li montò più di venti anni fa’ sul tetto di una casetta sperduta nei boschi delle  Prealpi Lombarde. Funzionano ancora benissimo e danno una illuminazione sufficiente a una vita (quasi) normale, rinunciando ai grandi elettrodomestici, che consumano troppo. Ma forse come i pannelli fotovoltaici sono diventati sempre più efficienti grazie ai continui miglioramenti tecnici, così anche la macchinetta svedese (generatore) a produzione diretta di corrente elettrica (vedi sopra)  potrà essere migliorata nel tempo dai suoi stessi inventori, o anche da altri ingegneri, anche Lorenzo: perché no? Forza Lorenzo!!!

Ma forse non tutti sanno che c’è già un macchinario, in funzione da decenni, che produce una enorme quantità di energia elettrica, sufficiente al consumo annuo di una città di 200.000 abitanti come la vicina Rennes, assicura Lorenzo: esso è messo in funzione  da un’onda gigantesca alta 13 metri che si propaga sulla costa del Mare del Nord ogni dodici ore. Non è ovviamente un’onda da vento, come quelle di cui sopra, ma è anch’essa un’onda: è l’onda di marea che viene catturata da quell’impianto (anche lui gigantesco), situato alla foce del fiume Rance in Bretagna, mediante uno sbarramento murario di 750 metri, una vera diga. Essa raccoglie le acque della “escursione mareale”, cioè quando la marea sale, e quando poi essa scende le fa cadere su 24 turbine,  che producono la media annuale di 500 GWh (Giga-Watt-ora). L’impianto  funziona dal 1966 ed è l’unico in Europa, e uno dei soli due impianti esistenti: l’altro è nella Corea del Sud, e non si capisce perché non ne sorgano molti altri almeno dove le maree sono più alte come in  Canada, in UK (Gran Bretagna), California, Nuova Zelanda, Colombia. Costo elevato? Impatto ambientale? Inerzia decisionale? Interessi politici? Forse di tutto un po’, come talora accade, e non solo chez nous (da noi)…

“E il Mediterraneo, che è il mio pallino?” chiede speranzoso Claudio (Borri) a Lorenzo (Cappietti) e rincara la dose un super-esperto del Mare Nostrum per giovanili e audaci scorribande di velista di successo, cioè F.D.P., che fa notare che le onde a ponente della Sardegna sono talora violentissime…quindi straricche di energia da sfruttare, o no? NO, risponde lapidario Lorenzo, sono troppo irregolari, sono “onde complesse” poco adatte al loro utilizzo: gli oceani sono molto più sfruttabili del Mediterraneo, “due o tre volte di più” conclude spietato Lorenzo… pazienza, niente Mediterraneo caro Claudio, e caro Ferdinando. E  perché gli USA non se ne occupano, chiede G.L., per “ideologia”? Per un motivo semplicissimo, risponde subito Lorenzo: “produrre energia dal petrolio oggi costa dieci volte meno che dal mare”, soprattutto se il petrolio ce l’hai in casa come gli USA, per questo loro non se ne occupano. Ma invece la vecchia Europa sì, se ne occupa, ci studia sopra, fa tante prove, tanti esperimenti finché troverà il modo di utilizzare anche le onde del mare a costi competitivi, proprio come è accaduto in questi ultimi anni con il pannelli solari, che venti anni fa’ non erano competitivi e si usavano solo per necessità (come chi scrive) ma che ora lo sono diventati (competitivi) grazie al continuo progresso tecnico : quindi viva gli studi che portano progresso, quindi viva Lorenzo e naturalmente…

                            

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

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