ROSSO CARDINALE  (bis…)

Siamo già al 18 dicembre 2018 , fa un freddo birbone ma…è la nostra Festa degli Auguri che sempre ci riscalda i cuori. Anche quest’anno come (quasi) sempre siamo al Grand Hotel, oggi St. Regis in omaggio alla non più italica proprietà, ancora più grandioso (se possibile) ed elegante del “nostro” Excelsior, oggi Westin anch’esso in omaggio alla nuova proprietà straniera, la stessa per questi due albergoni che si fronteggiano nella  piazza di Ognissanti, fra la omonima Chiesa ed il Consolato Francese, ormai solo “onorario”, ma ancora nella sua storica sede,  elegante e austera quasi come la Chiesa lì accanto. Sciamano a frotte i nostri Soci nella maestosa hall del Grand Hotel, accolti dal distinto “Chef-Concierge” (capo-portiere) che li indirizza con amichevole gesto ed un (professionale) sorriso alla nobilissima balconata, affacciata - lassù - sull’immenso salone, sempre allietato dal discreto pianoforte (a mezza coda e color noce, molto salottiero) che offre garbate musiche senza tempo per un sottofondo armonioso e non invasivo, comme il faut (come si deve) in questi ambienti lussuosetti,  e un po’ rarefatti.

Mollato soprabito e cappello  nel minuscolo guardaroba, sorvegliato a vista dalla  matronale “garconne”(addetta),  eccoli (i nostri Soci) tutti schierati in balconata ad assaporare il generoso snack-antipasto della serata, elegantemente offerto su varie consolles a più piani, ma anche servito in piedi e con discrezione  da due sorridenti cameriere su vassoioni  d’argento  (o quasi): indimenticabili le tartares vermiglie in quantità e gentilmente affiancate da procaci  morceaux (bocconcini) di grana, pronti all’uso;  e gli immancabili frittini caldi giacciono in eleganti “barchette” di bambù sottili come carta, piene di gamberetti  “dorati”, di piccoli “arancini” di riso, di zucchini a fiammifero, di olive, di pastella e frammenti di cavolfiore e patatine, tutto fritto, naturalmente, e soprattutto ben caldo perché appena fatto.

Tre giovanissime “dee” sbucano all’improvviso in mezzo alle “Rose di Natale” destinate ai Soci,  di cui un centinaio fanno bella mostra di sé nella sala adiacente alla balconata. Le dee di cui sopra  sono (certo) appena scese dall’Olimpo, curiosamente con un bicchiere in mano (certo) per brindare con noi, e si guardano intorno con divertito stupore, forse per la (nostra) età media (64) più vicina a quella dei loro nonni, con significative e lodevoli eccezioni, soprattutto in area Rotaract e dintorni… Non passano inosservate, ovviamente, ridono e sorridono a tutti, paiono felici di essere qui con noi che, grazie alla loro freschezza, ci sentiamo un po’ più giovani, e ben disposti a dimenticare gli (eventuali) acciacchetti dell’età. Poco più in là, di fronte alle Rose di Natale e alle tre dee, una montagna di panettoni ai maron-glacé pare accompagnare i Soci nella grande sala che accoglie tutti per la “cenetta” degli auguri: la montagna (di cui sopra) è allegramente presieduta dal suo creatore, l’ineffabile e  munifico Socio Andrea (Savia), che vuol rendere più dolce il Natale a tutti noi, così, e con un curioso libretto “rosso bordò” di “fogli sparsi dei pensieri disordinati” di un fiorentino, ex militare della Folgore spedito a Beirut per…

“Benvenuti nell’annata giubilare del nostro Club, siamo al limite della capacità della sala nonostante l’influenza!” - proclama euforico Claudio (Borri il Presidente): in effetti siamo un visibilio nel mega-salone delle feste al primo piano del Grand-Hotel-St.Regis, almeno 130 fra Soci e (tanti) ospiti di questa che è la super-serata di ogni Rotary, compreso il nostro. Serata che si annuncia subito di grande spiritualità già dal video fisso in cui  occhieggia discretamente, dietro un piccolo palco, il nome del primo Governatore, di quest’annata che ne ha avuti due, il compianto Max Tacchi. Del quale non possiamo dimenticare che ha avuto solo il tempo di organizzare, come Gov. Incoming, l’intenso Seminario  del 26 maggio 2018 a Punta Ala, da lui significativamente intitolato: “Dal Rotariano dell’essere al Rotariano del fare”; e poi di chiedere a Giampaolo Ladu “di cui mi fido come di me stesso” di fargli da Vice, “avendo un problema di salute che non mi permette di dedicarmi come vorrei al Rotary”. Così  scriveva nella sua unica Lettera Mensile ai   Soci come neo  Governatore del Distretto 2071, in data 1 luglio, 2018.

Max è mancato pochi giorni dopo, lasciando un vuoto spirituale incolmabile in tutti i Rotariani che lo hanno conosciuto, Claudio (Borri) compreso, e chi scrive. Claudio ha voluto citare, all’inizio della nostra conviviale degli auguri, i passi più significativi e coinvolgenti di quella famosa lettera ai Soci: “Il Rotary trasforma la vita di ogni Rotariano” impegnato a “tentare di  migliorare la vita degli altri e quindi anche la propria con parte del suo scarso e prezioso tempo libero”. Prosegue la lettera di Max affermando che “è mio desiderio che ogni Socio si senta Governatore del Rotary […] in questa annata io non starò a capo della fila, ma in fondo a fare luce”. Infine “credo che la grandezza del Rotary sia proprio quella di riuscire a migliorare noi stessi creando qualcosa in grado di sopravvivere ben oltre la vita individuale”. Venti giorni dopo queste parole Max ci lasciava per sempre, in punta di piedi, ringraziando “gli amici sinceri che mi hanno aiutato nel momento del bisogno e che voglio abbracciare uno ad uno: sono orgoglioso di far parte del Rotary, grazie a tutti e Viva il Rotary”...

L’altro momento di intensa spiritualità (della serata) è quello offerto da un Sant’uomo venuto a offrirci la sua benedizione di Natale: è Ernest Simoni, il piccolo-grande Cardinale albanese di 90 anni suonati che abbiamo conosciuto chez nous (da noi, al Westin Excelsior) il 24 luglio 2018. Di lui il Maestro Teatrale Piero Bartolini narra , dal piccolo palco come a teatro, le disavventure della vita del Prete Ernest vissute sempre in letizia d’animo e col perdono nel cuore per tutti gli aguzzini (del feroce regime albanese) che lo hanno perseguitato per quasi mezzo secolo. Fino all’ultima incredibile “disavventura” quella sera del 19 novembre 2016 in cui lui, il piccolo Prete albanese, vede in TV che il buon Papa Francesco, incontrato poco prima in Albania, appena rientrato a Roma  lo aveva nominato Cardinale di Santa Romana Chiesa, il massimo riconoscimento per un cristiano vivente: SI, in TV…una sorpresa incredibile, ma che  lui ha accettato con la stessa semplicità con cui aveva accettato tutto il male del passato. Così ora lui accetta tutto il bene del presente nella convinzione che tutto, ma proprio tutto viene da lassù,  in alto,  molto in alto…

Per saperne di più sulla sua vita vedi il nostro Notiziario del 24 luglio 2018. Il reading (lettura) teatrale di Bartolini (vedi sopra) durante questa nostra Festa degli Auguri 2019 è un estratto del libro di Mimmo Muolo delle Edizioni Paoline intitolato Don Ernest Simoni, Dai lavori forzati all’incontro con papa Francesco. A giudicare dalla efficacia della recitazione di Bartolini, coadiuvato da due delle “dee” di cui sopra, quel libro deve essere ben scritto e assai interessante anche per lettori di poca fede, ma sinceramente interessati a conoscere la realtà dei nostri tempi e la più varia umanità intorno a noi, talvolta davvero incredibile. Incredibile ma vera, come la vita del nostro “Sant’uomo” novantenne, che ha commosso fino alle lacrime un colto gesuita argentino come Papa Francesco,  e  fino a farlo Cardinale, lui Ernest Simoni, quasi un santo vivente con lo sguardo di un passerotto fuori dal nido ma sopravvissuto a tutto, grazie a Dio, e alla sua fede negli uomini che sanno anche perdonare, che scelgono - con lui - la pace invece della vendetta, che - con lui - sanno essere amici anche con gli ex-nemici di un tempo.

Durante il nostro pasterello (quasi) francescano che ha generosamente consolato il nostro stomachino  prima delle consolazioni spirituali di cui sopra (Max e il Cardinale) Doris e compagne hanno allietato amabilmente tutti con il loro  bel sorriso e un piccolo ricordo della serata offerto dal Club e  opera dell’ineffabile Filippo (Cianfanelli, ovvio amici cari..) : uno per “lei” e uno per “lui”. Sono entrambi di una speciale ceramica in cui Filippo  trasfonde la magia dei suoi colori di nobile figlio d’arte, sempre alla ricerca di un nuovo modo di esprimere la sua sensibilità per la bellezza e l’armonia dei colori, che sia un quadro, una ceramica o un foulard: per un  artista essi sono (solo) diversi linguaggi per esprimere l’amore per la ricerca del bello, del significativo e dell’incanto creato dal nulla della povera materia d’artista che è la tela, l’argilla,  un tessuto e i tubetti di colore…

Dopo la sua intensa benedizione natalizia - in latino -  a tutti i presenti l’anziano Cardinale Ernest Simoni , parlando del Natale e del Presepe, che Papa Francesco auspica sia presente in ogni casa, anche piccolo e in un angolino della casa ma vissuto nel suo vero significato di speranza cristiana in un mondo migliore, afferma softy-softly (a bassa voce) che “il Presepe senza l’amore è cianfrusaglia che non ha valore”. Cioè: vivete il vostro Natale con amore, il resto non conta se non c’è l’amore…Così sia!

 

VIVA IL ROTARY!!!

   

 

P.s. Le Rose di Natale di cui sopra sono un altro piccolo dono del Club ai Soci, assieme al libro-agenda (2019) interamente dedicato a ”Leonardo il genio universale” nel 5° centenario della sua morte (1452-1519) : noi 50 dalla nascita e lui 500 dalla morte, certo Claudio ci ha pensato…

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