SPECCHIO DELLE MIE BRAME…

Dalla temperatura quasi polare della nostra   Grande-Place (piazzona) di Ognissanti in questo 8 gennaio 2019 si potrebbe pensare che siamo all’inizio di una nuova Piccola-Età-Glaciale…L’ultima ufficialmente censita fu al tempo della “gelida manina” di Mimì (della Bohème di Puccini) , morta di freddo (oltre che di malattia) a Parigi. Era la seconda metà dell’ottocento e per difendersi dal freddo esistevano già  i termosifoni, ma era roba da ricchetti un po’esibizionisti. C’erano solo i tradizionali caminetti, allegri ma tremendamente dispersivi del poco caldino prodotto, mentre in America erano amatissime le “moderne” stufe in ghisa che Franklin, genio di multiforme ingegno, aveva inventato pochi anni prima (stufe Franklin).  Chez nous (da noi) erano diffuse nella versione “cucina economica a legna” che col grande piano cottura in ghisa scaldava tutta la casa  con pochissima legna. Nel centro-Europa imperavano le Stube, colossi di muratura tuttora in auge nel Tirolo (Alto Adige) dove le costruiscono sul posto in una settimana di duro lavoro, e al costo di…mezza Maserati! Ma qui sul piazzone basta infilare la porta girevole del “nostro” Westin-Excelsior per scaldarsi subito, magari con l’aiuto di un sano prosecchino, sempre disponibile al buffet della “nostra” sala degli specchi, e servito con garbo dal garçon (cameriere) di turno.

Prosit! esclama euforico il Presidente Claudio Borri, appena scampato al “generale inverno” del piazzone, in un brindisi ideale  con tutti i Soci presenti (oltre venticinque)  con cui apre questa curiosa serata dedicata a… Biancaneve e alla perfida regina che la vuole morta, invidiosa della sua bellezza che le impedisce di essere la più bella del reame, secondo l’indiscutibile parere del suo “wikipedia” personale, cioè del magico specchio “delle sue brame” che la spinge (la regina cattiva) ad organizzare con un suo “boy-friend” (ammiratore) dal-coltello-facile il “trapianto” del cuore di Biancaneve in  apposito scrigno, a lui consegnato, con vistoso lucchetto a forma di cuore,  promemoria e garanzia dell’avvenuto “trapianto”. Della perfida regina ci parlerà dunque stasera un illustre filosofo e amico di Claudio cioè il Prof. Stefano Poggi che ha scritto un curioso libriccino…NO,  non quello sulla Filosofia moderna né quello sul Giovane Heidegger, cui ha dedicato altre pagine: bensì su “La vera storia della Regina di Biancaneve, dalla Selva Turingia a Hollywood”  con bella copertina a colori che la rappresenta mentre porge con gesto autoritario (era una regina..)  lo scrigno di cui sopra a chi lo dovrà  riempire con il cuore di Biancaneve. Ma nel frattempo, mentre Claudio brinda con gli amici, è arrivato anche il “generale risotto”, come dice lui (cioè la nostra cenetta), stasera sotto le mentite spoglie di cospicui cannelloni strarossi di sugo farcito con (tanti!) pomodorini di Pachino che danno, oltre all’inconfondibile e vivacissima colorazione, un gusto particolare e apprezzato ,  nonostante la doverosa cautela, ben nota a tutti i Soci,  dovuta alla chiara  vocazione di quel sugo appetitoso  di scegliere con cura le migliori cravatte e le più immacolate camicie su cui lasciare indelebili tracce del suo percorso dal piatto in su. Ma il gioco vale (evidentemente) la candela, per cui i nostri Soci si dedicano con solerzia al bis,  e i più spregiudicati perfino al tris degli apprezzati  cannelloni. Che sono seguiti a ruota da un abile tuffo del cucchiaio nell’enorme “ciotolone” per pescare con cura i migliori morceaux (bocconi) di frutta fresca la più varia, e  concludere con essi, in policroma e allegra  freschezza, questa invernale cenetta di caminetto.

Ma com’è nato quel libriccino del tutto “fuori ordinanza” per un filosofo professionista come il Prof. Poggi, cioè (un libriccino) non filosofico e dedicato alla perfida regina della fiaba dei Fratelli Grimm “Biancaneve e i sette nani” da cui è nato (alla fine degli anni ’30 del ‘900) l’amatissimo “cartoon”( cartone animato)  di Walt Disney? Tutto nasce da un curioso “pellegrinaggio filosofico” in Turingia   di un gruppetto di Nietzsche-fans,  cioè di cultori del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) , nella terra dove egli trascorse gli ultimi anni infelici  della sua vita tormentata,  nella casa di Weimar . Scoprono allora che essa (casa di Weimar)  è  ora divenuta un “funzionale  museo” in seguito ai generosi restauri pubblici eseguiti (ahimè) con “desolante efficienza” dopo aver ospitato per alcuni decenni il Comando dell’Armata Rossa, cioè dei militari russi che occupavano la DDR (Germania Est) fino alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione tedesca,  che seguì a ruota (1990). Perché Weimar era appunto nella DDR, e dopo Weimar l’altra meta di Nietzsche-boys era la cittadina di Naumburg, pure DDR, dove Nietzsche visse da giovanissimo, frequentando con successo il Ginnasio locale prima di trasferirsi, grazie ad una borsa di studio assai opportuna, nel prestigioso convitto della vicina cittadina di Pforta, altra meta dei Nietzsche-boys di cui sopra. Ma è soprattutto il Duomo di  Naumburg,  “una delle meraviglie della Germania medioevale”, che tutti loro decidono di visitare, famoso per le sue quattro torri campanarie, forse uniche al mondo dei campanili. Pagano il modesto biglietto di ingresso, accettano (subiscono) la guida autoritaria e obbligatoria di una dignitosissima Frau ( Signora)  che si presenta in perfetta tenuta DDR (ex Germania Est) “dalla cotonatura dei capelli alla montatura degli occhiali” e forse nostalgica del passato regime, almeno un po’. La Frau pilota diligentemente il gruppo dei boys in una minuziosa ispezione di tutto l’edificio, obbligandoli ad un impervio esercizio linguistico, ormai desueto da quando il beneamato Friedrich è stato tradotto in tutte le lingue, italiano compreso. Ma ahimè necessario per capire almeno qualcosa di quanto va dicendo la Frau-DDR di quel maestoso edificio gotico, delle volte e delle nervature così eleganti da  far pensare alla  Cattedrale di Reims, con il  suo gotico così spirituale, e così francese. Ma al termine di questa via crucis, quando il calvario della visita guidata con meticolosa lentezza dalla Frau  sembrava (finalmente) avviarsi alla fine,  gli esausti e disattenti boys vengono sonoramente sferzati dalla voce “alta e compunta” della Frau che li invita, con sguardo rapito e inequivocabile gesto, a guardare in alto verso due statue con baldacchino (tutto in pietra, naturalmente) addossate alle colonne dell’abside del Duomo. Qui ha luogo  a sorpresa generale, un vero shock del tutto inatteso: infatti,  dopo l’emozionato invito della Frau, gli sguardi dei presenti si sono  levati tutti a guardare lassù, dove lei indicava: ma la reazione di due dei nostri Nietzsche-boys  fa sobbalzare la Frau perché i due sono chiaramente folgorati da quello che vedono lassù e proclamano stentorei, a una voce con altri pellegrini stranieri,  che “quella è la Regina Cattiva di Biancaneve, quella è Grimhilde”! La povera Frau è stupefatta, interdetta, denunciando col suo crescente rossore quelle parole come “insopportabili e quasi sacrileghe”, ma ormai “il plotone le stava sfuggendo di mano”. Tutti sono pronti a sostenere a oltranza che era lei, proprio lei, la Regina Cattiva di Biancaneve: era Uta di Naumburg, sposa del Margravio (Marchese) di Meissen effigiata nel 1250 accanto al marito dall’anonimo “Maestro di Naumburg”, due secoli dopo la sua morte (1046) , segno che la bellezza di Uta viveva ancora nella memoria di quei posteri che la vollero immortalare nella pietra, accanto a suo marito, molto meno affascinante. Uta è ancora talmente affascinante da colpire, molti secoli dopo, due importanti personaggi del nostro tempo: agli antipodi fra loro, ma contemporanei. Uno è stato Joseph Goebbels (1895-1945) il colto e fanatico  consigliere politico di Hitler e  Ministro della Propaganda del Terzo Reich: il quale, innamoratosi di quella scultura, decise di farne l’icona della donna tedesca, ovviamente nazi, “riservata e fiera” e di diffonderne  l’immagine  ovunque nel Reich, anche a teatro, usando tutte le tecniche di propaganda di cui era maestro indiscusso. L’altro innamorato è stato l’incolto ma simpatico Walt Disney ( 1901-1966) il geniale creatore dei più grandi cartoons (cartoni animati) della storia del cinema, fra cui quello di Biancaneve e i sette nani  uscito sugli schermi nel lontano 1937.

Ci vollero alcuni anni di frenetico lavoro, che era iniziato con un “viaggio storico-culturale” in Europa (nel 1934) di Walt con il fratello Roy per documentarsi sulla story (trama e ambiente) di quel film  che aveva in mente di realizzare. L’immagine di Uta colpì anche Walt quando gli  fu proposta dallo staff  dei suoi Studios di Hollywood: i tecnici dello staff  erano tutti di origine centro-europea e  antinazisti,   furibondi per come erano trattati gli ebrei in Germania dal governo nazista. Fu durante la lavorazione di Biancaneve che a qualcuno dello staff venne in mente di usare la foto di Uta, la “donna tedesca ideale” di Goebbels, per disegnare   la Regina Cattiva di Biancaneve, correggendone il volto per renderlo crudele come richiedeva il personaggio, ma ben riconoscibile dall’insieme della sua figura, dal caratteristico abbigliamento “medioevale” e da quel gesto “regale” di avvolgersi nel manto, così aristocratico e chic. Era   un chiaro  sberleffo al nazismo, ma anche un “tiro mancino giocato dalle maestranze” ai danni di Walt Disney, del tutto ignaro del significato simbolico di Uta nella Germania di allora. Così quando Goebbels se ne accorse, cioè capì che la Regina Cattiva del film era proprio la “sua” Uta di Naumburg, reagì bloccando la distribuzione del film di Biancaneve in tutta la Germania, nonostante che i cartoons di Walt Disney fossero molto popolari, e apprezzati perfino da Hitler.  Curiosamente l’anno dopo, nel 1938, Mussolini insistette molto affinché il film di Biancaneve venisse premiato al Festival del Cinema di Venezia come in effetti avvenne: perché? Anche lui innamorato di Uta-Grimhilde? E chissà cosa ne pensava di Uta il suo concittadino di Naumburg, per il quale era nato il “pellegrinaggio” in quella città dei suoi italici fans? Cioè cosa ne pensava Friedrich N.? “Aveva provato anche lui qualche brivido dinanzi alla statua della nobile Dama?” Con questo curioso pensiero si chiude l’aureo librino del nostro ospite, ampiamente saccheggiato da chi scrive, con gioia e con l’unico rimpianto di non averlo letto prima: quindi grazie a Stefano Poggi  e  grazie al Rotary!      Quindi…

VIVA IL ROTARY !

 

 

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