LA CADILLAC E MOBY DICK…

Siamo nella elegante Sala Affreschi del Westin Excelsior dove viene, oggi  5 febbraio 2019, il nostro Mario Calamia: eccolo in arrivo con la inseparabile Lucia, entrambi in “grande spolvero”, due bei giovanottini d’antan col sorriso di sempre. Questa sala è  decorata con due curiosi affreschi degli anni ’30 (del secolo scorso) con delicati  paesaggetti colorati con garbo, dei quali uno arricchito con (improbabili) scenette di caccia e pesca,   e l’altro con dolci fanciulle immerse nel verde di altrettanto improbabili agrumi. “E’ colpa tua se sono qui stasera” mi sussurra Mario, e notando il mio stupore  è mosso a compassione e si spiega meglio: cita la “meridiana” del 5 settembre 2017 in cui il Presidente di allora (Sandro Rosseti)  dedicò le sue “spigolature” (cioè una breve relazione) al tema degli e-moji, che è il tema di stasera. Ricordo bene, ma cosa c’entra chi scrive (Nino) col programma di stasera, appunto sugli e-moji? C’entra eccome, insiste Mario, perché lui (Mario)  a quella meridiana non è mai venuto, ma qualche giorno dopo ne ha letto il report che lo ha spinto ad occuparsi degli e-moji, e anche ad approfondire di più l’argomento per poterne parlare in una successiva riunione scientifica partenopea: quindi viva il Rotary!

 

Ma la parola scivola poi al nostro Presidente Claudio Borri per dirci - soddisfatto e stupito - che siamo stasera una buona trentina, tutti  in ascolto degli eventi futuri che lui sciorina con disinvolta accuratezza, e il solito entusiasmo, a beneficio degli attoniti astanti che, pur avendoli già ascoltati (almeno) un paio di volte, li accolgono in perfetto aplomb come una assoluta novità. Dimostrano così di essere ben consci che Claudio fa suo l’antico adagio “repetita juvant” (meglio ripetere), pensando forse a quelli fra i suoi studenti che eccellono in smemoratezza e disimpegno. Così sente il dovere di ripetere  alcuni dei bei programmi che ci attendono: dalla Butterfly del 27 febbraio al Concerto AIL alle Laudi del 12 marzo dopo la visita al Centro nella Piazza di Careggi  e alla Galleria del Vento di  Prato, il 5 marzo alle 18, “mi raccomando il treno alla fermata di Porta al Serraglio” tuona perentorio Claudio nel microfono, con cena in piazza del Duomo (di Prato)…

E ora all’attacco del buffet! Sono infatti arrivati i “primi piatti” caldi, sono  piatti unici (e tripli) per questo caminetto più ricco del solito. Tripli? Proprio così, mai vista tanta abbondanza e varietà (di primi) in un caminetto inter nos , cioè riservato ai Soci quando  parlano di sé, del loro lavoro e del loro tempo libero. Tre primi piatti uno dietro l’altro: pennette, gnocchi verdi e trofie con lo stesso sugo “bianco” con  sontuosa panna tartufata e  graniglia di noci, assai gustoso, ma non finisce qui: una generosa  mega-crostata policroma viene servita sul buffet a fianco di  eleganti ciotoline di frutta fresca en morceax (a pezzettoni, alcuni veramente maxi) in mix casuale e in abbondanza…Caffè a volontà, self service in fondo sala…

Dopo il caffè Mario prende posto al computer, afferra il microfono e si guarda serenamente  intorno: siamo tutti lì davanti a lui e pendiamo dalle sue labbra. Quando se ne rende conto  dichiara convinto, e con un gran sorriso, che “questo è un atto d’amore!” Applauso generale... Cioè: venire qui oggi, che è il primo giorno di Sanremo, per ascoltare lui che parla degli emoji è una chiara (e grande ) espressione di affetto dei nostri Soci, con un sorriso ne prende atto con qualche commozione, e grande gioia. Anche perché “dopo 60 anni di attività scientifica si vedono svanire tutte le informazioni” acquisite in una vita di

 

studio e di ricerca perché via via superate dalle nuove conoscenze. Inoltre “è difficile tenersi al corrente”, lui non ha certo “la pretesa di essere aggiornato: blufferei” afferma Mario perentorio. Per questo “dopo il 2012” ha voluto chiudere con la ricerca, rinunciando agli aggiornamenti successivi (della ricerca scientifica) e ripescando invece, quando capita l’occasione, nel mare magnum della sua memoria qualcosa del sapere accumulato finallora che possa interessare anche gli altri, scienziati e non, come stasera, dice Mario softly-softly (sommessamente). Ma i cervelli degli anziani - prosegue Mario - hanno accumulato un così grande “data base”, cioè sanno così tante cose che lavorano un poco “au ralenti” (al rallentatore) come la memoria del nostro computer quando è strapiena. Ma questa si può alleggerire o svuotare sul “cloud” (la nuvola informatica) dopodiché  il computer riparte a razzo. Non così con la nostra memoria, con cui dobbiamo convivere pazientemente, imparando a gestirla con calma finché non ci capita la fortuna di “svuotare il sacco” (della memoria) scrivendo qualcosa che ci viene richiesto (o suggerito)  o conversando con qualcuno che ci vuole ascoltare. Anche se non riparte a razzo come il computer svuotato sul cloud (nuvola, vedi sopra) perchè resta lenta come prima, ma è molto più felice e contenta . Sono qui appunto a svuotare il mio sacco: questo forse sta pensando ora  il nostro  Mario, per alleggerirlo come può, almeno un poco.

 

Fortunatamente la vita continua ad offrirgli perfino nuovi spunti di riflessione e di approfondimento, come gli è accaduto poco più di un anno fa (vedi sopra) quando il Presidente Sandro Rosseti dedicò la prima “meridiana” della sua annata ad un tema “a sorpresa” per tutti: le “faccette” dei nostri cellulari “smartphone”, gli emoji, che fanno da integratori della nostra scrittura offrendole un sentimento visivo che la accompagni e la renda più ricca, più espressiva, più immediata, più dinamica e, forse, più personale e umana. Nati in Giappone negli anni ‘90 del secolo scorso come un puro “divertissement”, un gioco e nulla più, gli emoji sono cresciuti nel tempo sia di numero che di significati, al punto da (cercare di) sostituire in tutto la parola scritta, in qualunque lingua: come ha fatto una importante industria di auto americane di lusso (la Cadillac) che ha scritto una pubblicità delle sue auto con i soli emoji, senza neanche una parola di testo, solo “faccette” e disegnini vari...

Ma non finisce qui: anche  Moby Dick di Melville (1819-1891) è stato “tradotto” in emoji da un ingegnere informatico americano col titolo di Emoji Dick, ma anche il nostro Pinocchio e Alice nel Paese delle Meraviglie hanno la loro “traduzione” emoji... Perfino  la Bibbia è in corso di traduzione, ma non è ancora pronta: chissà come la prenderanno in Israele? E il Papa?

Ma gli emoji sono veramente una nuova lingua? E a chi serve? Solo a chi non sa leggere e scrivere?  Ce ne parlerà (forse) Mario la prossima volta, con calma, non c’è fretta, sarà sempre il benvenuto !!!!

In realtà Mario ha parlato di emoji solo in coda della sua relazione intitolata: “Dai graffiti agli emoji, l’intreccio fra tecnologia e linguaggio”. Cosa ha fatto? Ha ripescato nel pozzo senza fondo della memoria quanto aveva detto in una sua “serata scientifica” chez nous di qualche annetto fa’ (luglio 2013), per riproporci stasera una affascinante carrellata storica della “comunicazione umana”: cioè di come l’uomo ha imparato a comunicare con i suoi simili utilizzando i mezzi che aveva a disposizione nelle  varie e poche della sua avventura su questa Terra. La storia della comunicazione è cominciata molti millenni fa’  con i graffiti incisi e colorati sulle pareti rocciose delle caverne dove viveva; e termina con le centinaia di potentissimi satelliti geo-stazionari che gironzolano imperterriti sopra le nostre teste, a pochi chilometri dalla Terra, per trasmetterci  tutte le informazioni  che ci servono  per il lavoro,  per lo studio e la ricerca delle nostre Università, ma anche per  il nostro divertimento: infatti essi  trasmettono a tutto il mondo, per esempio,  i

Valzer di Strauss da Vienna per Capodanno e gli spettacoli in diretta-mondovisione come  il Festival di Sanremo di questa settimana. Per non parlare dei filmati televisivi à go-go… che sono infiniti, in tutte le lingue del mondo, e sono destinati ad un pubblico di miliardi di occhi incollati al televisore di casa.

 

Risolto il problema della comunicazione fra gli uomini a mezzo dei satelliti e dei cellulari di ultima generazione, che è la quarta in attesa della quinta per la quale sono in competizione americani e cinesi, e senza esclusione di colpi bassi, resterebbe solo la comunicazione del pensiero direttamente fra i nostri cervelli…Ma forse non sarebbe una conquista utile all’umanità perché alcuni pensieri è forse meglio tenerseli per sé : sia per la pace domestica che per quella fra le nazioni, specie quelle pericolosamente pronte a cogliere i contrasti che non sempre sono facilmente sanabili con l’arte antica della diplomazia. E’ già così difficile tenere a freno la lingua, figuriamoci i pensieri! Grazie caro Mario, e a presto!

 

           

                                                  VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

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