Super-MANN…

Ovvero: il primo Museo Archeologico al mondo, risuscitato dal coma profondo e a nuova vita restituito... Come, quando e da chi?  Come: con la fantasia al lavoro!   Quando: proprio ora, da tre annetti  abbondanti;  da chi se non dal  nostro super-Ospite di stasera, 12 febbraio 2019, trascinato al “nostro” Westin dalla ineffabile Federica M. , scoppiettante as usual (come sempre)  con garbata modestia. Grazie  Fede, è un bel regalo per  tutti noi poter incontrare, ascoltare e interloquire con questo giovane etrusco doc trapiantato da Cortona a Napoli per vitalizzare e trascinare nel mondo di oggi quel sacro tempio dell’antichità romana (e non solo) che è il  Museo Archeologico Nazionale di Napoli, appunto il MANN.

E’ Paolo Giulierini catapultato a Napoli dopo ben quindici anni di “gavetta” cortonese a capo del Museo dell’Accademia Etrusca, Museo che assolutamente merita una nostra visita ad hoc avendo ammirato l’entusiasmo di questo giovane archeologo per rendere i Musei sempre più vicini alla loro città e ai suoi cittadini, oltre che ai turisti di fuori,  naturalmente . Così come abbiamo ammirato il suo inedito impegno per “desacralizzare l’antichità”, cioè per farla rivivere oggi con la freschezza con cui era vissuta nella realtà quotidiana di allora. Allora, infatti, “non c’era alcun approccio sacrale” verso le opere d’arte, nemmeno verso quelle degli artisti più famosi, cioè verso le belle pitture,  i bellissimi mosaici e le statue di miracolosa bellezza, i templi da sogno… Era tutto bello e basta:  siamo stati noi, millenni dopo, che abbiamo “sacralizzato” ciò che di artistico ci hanno lasciato “loro”, gli antichi romani, gli antichi greci e così via. Ciò forse per una forma (gentile, ma forse esasperata) di “rispetto” estremo, germogliato dall’incanto prodotto in noi da quelle meraviglie dell’antichità, nate semplicemente per offrire all’uomo la pura gioia di godere della loro  bellezza, della loro eleganza, della loro forza espressiva quasi sacre, cioè figlie di un Dio, maggiore o minore.

Il Museo deve essere la casa di tutti i cittadini di Napoli, e di tutti gli italiani: devono poterci tornare di continuo, quando vogliono, appena hanno un’ora di tempo, dice Paolo (Giulierini). Piccola inevitabile notazione: ma tutto ciò quanto costa? Certo non tutti possono permettersi di pagare ogni volta il biglietto di ingresso al Museo…Ma Paolo ha pensato anche a questo: prezzi popolari per gli abbonamenti annuali, con solo 15 € l’anno puoi entrare quando vuoi, anche in un ritaglio di tempo, in una giornata uggiosa, quando sei proprio solo e non sai cosa fare; e (molto meglio) quando hai la fortuna di condividere con una  persona cara la grande gioia della bellezza antica che puoi scoprire fra le meraviglie di questo Museo. Che è chiamato a Napoli semplicemente O’ Museo, essendo il Museo  per eccellenza di Napoli, scrigno di antichità uniche al mondo che sanno parlare all’anima di ogni uomo e donna, bambini compresi. Per loro (i bambini)  Paolo ha fatto tanto: laboratori creativi, giochi, cinema e visite guidate, prove di film di  animazione e di disegno di fumetti; safari fotografico alla ricerca di animali misteriosi e mitologici da fotografare all’interno delle collezioni; scuola di fotografia (per bimbi 6-12 anni); “Mistero d’Egitto” cioè indagine in Collezione Egizia per risolvere il mistero della mummia che ha perso casa (il sarcofago) e vestiti (il corredo funebre) con  una squadra-speciale di mini-Sherlock Holmes (detective)  di 6-12 anni; gioco dell’oca dove nelle varie  caselle  sono disegnate le opere viste al Museo…Questa è  fantasia creativa allo stato puro: la chiamano MANN for KIDS cioè il MANN per i bimbi , e la terza domenica del mese  è gratuita.

Jeux d’enfants a parte, cioè oltre ai giochi intelligenti per i bambini, che  cosa c’è da vedere al MANN per i loro genitori, cioè per gli adulti mentre i loro cuccioli giocano a fare i poliziotti o a fare fotografie?  Praticamente c’è tutto quello che hanno trovato a Pompei ( qui a destra  la foto del plastico esposto al Museo) ed Ercolano a partire dai primissimi scavi archeo voluti da Carlo di Borbone, Re delle due Sicilie e poi (dal 1735) Re di Spagna col nome di   Carlo III  (fino al 1788). Fu nel  1738  che proprio lui (Carlo III)  cominciò a scavare  ad Ercolano, sepolta nel 79 d.C. dalla colata di fango formatasi con le piogge torrenziali dopo l’eruzione del Vesuvio: prima il fuoco (del vulcano ) e poi l’alluvione…Peggio di così forse solo a Pompei , dove  una apocalittica “nube piroclastica” non solo seppellì tutta la città con lapilli ardenti, ma anche incenerì all’istante i poveri abitanti con  gas infuocati alla temperatura di 700 gradi, come racconta Paolo. A Pompei Re Carlo III cominciò a scavare 10 anni dopo Ercolano, cioè nel 1748 .  “E si scava ancora fra i lapilli”, dice Paolo, “alcuni anche di  sei metri” perché, fortunatamente per noi posteri, si sono salvate le loro case con  parte del contenuto fra cui molti affreschi,  intatti nei colori originari.  Molti di essi sono stati accuratamente distaccati dalle pareti dove si trovavano e sono ora esposti al MANN. Fra quelli più belli il ritratto di Saffo e quello di una coppia di giovani. Ci sono anche molti affreschi “erotici” che furono sequestrati da Re Carlo per il suo “gabinetto segreto” sibi et amicis, cioè per lui (il Re) e per pochi amici; e non mancano i paesaggi vesuviani con un curiosissimo Vesuvio piccolo piccolo, cioè come era prima della eruzione che ne ha innalzato la vetta  di mezzo chilometro; esso (il Vesuvio) era allegramente contornato di floridi vigneti, poi sepolti dalla lava del 79 d.C.

Forse ancora meglio si sono conservati i mosaici, sia geometrici che figurati, molto amati dagli antichi romani per decorare i pavimenti e le piscine:   fra cui quello della battaglia di Alessandro Magno contro Dario Re dei Persiani, che è il più grande e famoso, e che da solo vaux le voyage, cioè  vale un viaggio a Napoli.    Ma scavando e riscavando nel fango rappreso sono venuti fuori anche migliaia di oggetti della vita quotidiana appartenuti a quei cittadini così sfortunati: dalle attrezzature da cucina, con cui il MANN ha ricostruito una intera cucina pompeiana, agli innumerevoli monili femminili; dalle armature complete dei gladiatori (uniche al mondo) a  un incredibile orologio solare tascabile completo di  mini-gnomone, che segna l’ ora del giorno esattamente come le grandi  meridiane sulle facciate di tante ville antiche; ma anche strumenti chirurgici fra cui un divaricatore e tantissimi rotoli di papiro fra cui  quelli del filosofo greco epicureo Filodemo di Gadara (110-35 a.C.)  trovati nella villa di Ercolano detta Villa dei Papiri. Questi papiri, spiega  Paolo, sono fragilissimi e non si possono più srotolare senza che vadano in pezzi: ma oggi possono essere letti alla perfezione  anche lasciandoli arrotolati per mezzo di una semplice TAC, simile a quella dei nostri ospedali, afferma Paolo giustamente fiero di questa moderna tecnologia medicale applicata…ai papiri di duemila anni fa’.  Gli oggetti in deposito nei magazzini del Museo e non esposti al pubblico sono 300.000,  dice Paolo, ma non restano chiusi nelle cantine del Museo perché vengono regolarmente  utilizzati nelle trenta mostre organizzate ogni anno in tutto il mondo dal “suo” Museo, anche a scambio. Infatti O’ Museo ha felici rapporti di collaborazione (e scambio) con Musei di tutto il mondo, dal Getty di Los Angeles all’Ermitage di Pietroburgo, ma non manca l’Asia e soprattutto la Cina dove fanno tante belle  mostre assai apprezzate dai cinesi (che sono tanti…): e in Musei (cinesi) “di altissimo livello, paragonabile ai nostri”, dice Paolo, appena tornato dalla Cina.

Ma reperti vesuviani a parte cosa c’è da vedere di interessante al MANN? C’è la incredibile Collezione Farnese che Re Carlo III ereditò dalla madre Elisabetta Farnese, costituita da un gran numero di sculture romane anche di grandissime dimensioni, fra cui l’Ercole Farnese e il Toro Farnese, oltre alla preziosa Tazza Farnese in agata sardonica pervenuta intatta dall’antichità (dal tempo di Cleopatra, dice Paolo)  attraverso innumerevoli passaggi di mano fra cui di Federico II e Lorenzo il Magnifico , curiosamente tutti capi di Stato cioè re, imperatori, papi…Ma negli anni ’50 del dopoguerra la grande Collezione Farnese è stata distribuita a Napoli in tre sedi diverse, con evidente rimpianto del nostro Paolo: al MANN sono rimaste le sculture antiche romane e altre raccolte preziose, come la tazza di cui sopra; alla Reggia di Capodimonte sono andate le pitture del Rinascimento romano ed emiliano; al Palazzo Reale di Napoli altre pitture e la biblioteca Farnese. Sono tutti a un tiro di schioppo fra loro (o quasi) e sono tutti da visitare, dopo il MANN, naturalmente!

Questo MANN è diventato, nelle mani del suo Direttore Paolo Giulierini, qualcosa di vivo nel tessuto sociale di Napoli, un “organismo attivo” e trasparente che non vuole però “prendersi molto sul serio”, dice Paolo, ma che vuole essere serissimo nel comunicare con precisione il suo Piano Strategico annuale dichiarando pubblicamente l’elenco “del fatto e del non fatto”, anno dopo anno, con puntuale semplicità. Fra le cose che restano da completare ci sono i “nuovi servizi di ristorazione, un auditorium, un centro di restauro  pompeiano visibile al pubblico” e tanto ancora…Quindi tutti al MANN! E naturalmente

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

 

 

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