GENERAZIONE  “Zeta”

Per un doloroso lutto familiare due nostri Soci, Claudio Borri (il Presidente in carica) e Ferdinando Del Prete (Presidente Designato 2020-21) sono entrambi assenti oggi  26 febbraio 2019 al Westin, e ad entrambi indirizza subito un “caldo pensiero affettuoso” la Vice Presidente Gloria Cellai, che subentra a Claudio con garbata nonchalance (disinvoltura)  nella  Presidenza di questa serata dedicata ai giovani europei nati dopo il secondo semestre del 1997, talora chiamati dai sociologi “la generazione Z”. Chi lo sapeva alzi la mano, io no, ma forse i miei nipoti sì.   A proposito di nipoti: sono presenti anche due di chi scrive, con la loro mamma, invitati dal nonno ad ascoltare la nostra ospite prof. Stefania Fuscagni venuta a parlare di Erasmus +. Ma (ho scoperto con stupore) non dell’Erasmus a tutti noto, cioè non di quel “programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea” (U.E.) nato 32 anni fa’ (1987) per dare la possibilità agli studenti universitari dell’U.E. di “effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università”. Cioè di ripetere, cinque secoli dopo, la rivoluzionaria esperienza universitaria  europea di Erasmo da Rotterdam ( foto a destra) (dall’ Olanda in Francia, e in Germania, in Italia, in Inghilterra e infine in Svizzera, dove morì) cioè del sommo umanista fiammingo (1467-1536) che già allora si era reso conto che per capire veramente gli altri (Paesi, persone culture, luoghi, abitudini, idee etc.),  e poter così  interloquire con essi alla pari,  doveva recarsi nei loro Paesi per conoscerli personalmente proprio lì dove vivevano, studiavano e lavoravano sia  i suoi maestri che i suoi interlocutori…Si convinse cioè (cinque secoli fa’) che per capire il mondo non basta leggere, bisogna “alzare i tacchi” e andare a vivere (almeno per un po’) la vita degli altri a casa loro come esperienza diretta, e avere con loro rapporti culturali diretti e alla pari, e non superficiali, perché basati sulla (reciproca) conoscenza che favorisce la (reciproca) comprensione, e quindi la pace, massimo bene assoluto dell’umanità, come sostiene anche il Rotary con i suoi Programmi giovanili per la pace…

Ma  non è questo l’ Erasmus di cui è venuta a parlarci la prof. Fuscagni, lasciando perciò un poco perplesso chi scrive e forse qualcun altro, bensì di un particolarissimo “figlioccio” (di Erasmus) che si chiama quasi come il padrino, ma con qualcosa in più: appunto ERASMUS + (più o plus) com’era (giustamente ) annunciato sia nel Programma di febbraio (del nostro Club) e ancor più dettagliatamente nella estesa  presentazione di questa serata, inviata da Claudio a tutti i Soci. Quindi era tutto perfetto, tutto previsto, tutto calcolato ma…chi scrive c’è cascato, convinto  che si parlasse di Erasmus senior, quello dell’ ottantasette (1987, vedi sopra),  magari maggiorato di un plus: forse di una auspicata estensione dei confini oltre quelli europei ad altri più lontani, p.e. ex colonie afro-americane e/o austrasiatiche (Asia e Australia);  oppure riguardo alla durata forse estesa a più annate di studio all’estero; comunque con qualche altra cosa in più da scoprire dalla viva voce più che autorevole della nostra esimia ospite di stasera, superdotata dello “strabiliante C.V.”(curriculum) dettagliato da Claudio (Borri, il Presidente) in calce alla super-missiva-mail inviata ai Soci, preventivamente, di cui sopra.

EUROPA TI VEDO E TI VIVO questo è il titolo della prima (e unica) slide (diapositiva) della serata: democrazia, dialogo, parità, libertà, pace, sicurezza, e questi i sottotitoli della slide che sono anche i temi di questo Erasmus-figlioccio, (temi) affidati alle scuole (superiori) di cinque città europee di medie dimensioni per essere meditati e sviluppati dai ragazzi “Z” di mezza Europa. Ma  non delle capitali, che sono sempre un mondo a parte all’interno di ogni Paese, ma di cinque città emblematiche della vita “normale” di trecento scolari sparpagliati in Europa. Tre (città) sono bagnate dalle acque  di due mari, e due nell’entroterra. Per la Spagna niente Madrid ma Valencia (790.000 abitanti) città di mare,  delle arti e delle scienze; per la Francia niente Parigi ma Biarritz (25.000 abitanti) città di grande eleganza ottocentesca nel paese basco francese, cioè  sulla costa atlantica al confine con la Spagna; per la Grecia niente Atene ma Il Pireo (164.000 abitanti) piccolo porto dell’Attica; per la Romania niente Bucarest ma la cittadina di Onesti (40.000 abitanti) nella regione storica della Moldavia, piena di casoni dell’epoca comunista di Ceausescu, tutti uguali per amore di quella  ideologia egalitaria allora in voga (ma  il dittatore viveva in una reggia faraonica, che è stata anche la sua tomba); per l’Italia niente Roma ma Firenze (382.000 abitanti) culla del Rinascimento europeo nelle arti e nella cultura.

Perché Firenze? Prima di tutto perché è la sede dell’unica Università Europea (nella U.E.) che è per ora solo a Fiesole ma a breve anche al convento di  San Marco, nella omonima piazza fiorentina.  Poi perché a Firenze c’è anche Villa Salviati ( foto a sinistra), sulla via Bolognese, che conserva dal 2009 i preziosi Archivi Storici della Unione Europea fra cui tanti documenti originali dei padri fondatori dell’Europa di oggi: De Gasperi, l’olandese Spaak,

Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Ma la soddisfazione di  Firenze come sede fiorentina del suo Erasmus-Plus è letteralmente esplosa  quando lei (Stefania) ha parlato con traboccante e sincero entusiasmo della Basilica di Santa Croce,  chiesa-simbolo della francescanità fiorentina ma  anche ( e soprattutto) in quanto simbolo della civiltà italiana con le celebri  tombe dei grandi italiani che  hanno fatto la storia dell’ arte e della scienza.  Sono infatti riunite a Santa Croce (della  cui “Opera” Stefania è la Presidente dal 2007) la tomba di Michelangelo, disegnata dal Vasari; quella di Galileo, il padre della scienza moderna; quelle di Machiavelli, di Vittorio Alfieri, di Rossini, di Ugo Foscolo che cantò le “urne dei forti”, e di  Dante, di cui ospita il cenotafio (monumento sepolcrale).

Ma cosa hanno fatto quelle scolaresche di mezza Europa per Erasmus +? Hanno scritto qualcosa, e in che lingua? In quella di Erasmo, cioè il latino la   lingua della cultura e della scienza di allora: ma oggi chi lo studia più? O in quella del loro Paese di origine? O nella lingua franca di oggi cioè l’inglese, nonostante brexit (uscita della Gran Bretagna dalla U.E.) sia dietro l’angolo? Indovinato: tutti i ragazzi dovevano scrivere in inglese i loro  pensieri e le loro osservazioni sui temi proposti (vedi sopra) e dovevano realizzare un video (filmato digitale a colori) completo di colonna sonora (musicale e parlata) per illustrare le loro idee, le loro riflessioni  e le loro proposte di giovanissimi europei. Naturalmente questi video bisognerebbe averli visti per farsi un’idea concreta del lavoro dei ragazzi, ma stasera (purtroppo) non è stato possibile per una défaillance tecnica… Ma fortunatamente li potremo vedere tutti  il prossimo 7 giugno a Villa Salviati dove siamo caldamente  invitati da Stefania a vedere quei nove video sul tema dei valori che sono alla base della nostra grande civiltà europea, con le sue radici cristiane e non solo.

E’ stata (Erasmus +) una vera ricerca dei valori europei fatta dagli “Z boys”(vedi sopra)  in ciascuno dei loro Paesi di origine, e ciò è avvenuto a Firenze  anche nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro per un centinaio di ore, e anche nelle vacanze di Natale, come raccontano  sorridendo le prof. Fuliggini e Staderini (al seguito di Stefania) che hanno seguito personalmente i ragazzi fiorentini in questo programma Erasmus+, che (secondo loro) ha un grande impatto formativo per tutti gli “Z  boys“(vedi sopra). Infatti loro sono già (e si sentono) europei a tutto tondo, ma con questa esperienza hanno acquistato una nuova consapevolezza degli ideali che hanno fatto l’Europa, cioè di quelli che furono condivisi dai 28 governi che la costituirono. Con la speranza, conclude fiduciosa Fuliggini, che “questa nuova generazione riesca veramente a fare l’Europa Unita, essendo questo per noi  europei  l’unico modo per sopravvivere liberi in un mondo “globalizzato” in cui le super-potenze hanno dimensioni continentali, paragonabili a tutta intera la nostra U.E. (Unione Europea) dei 28 Paesi: quindi viva la “generazione Z” e

 

VIVA IL ROTARY!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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