VIETATO CANTARE…

Incredibile, ma vero: il Concilio di Basilea (1431-1445) vietò  tassativamente i canti religiosi NON in latino e “con melodie sconvenienti”, cioè diverse dal “Canto Gregoriano”. Ciò valeva naturalmente anche per tutti i popoli germanici che, secondo i “parrucconi” del Concilio di cui sopra, avrebbero  dovuto cantare: solo in latino; solo secondo il Canto Gregoriano (nato nel lontanissimo ottavo secolo, cioè  nel  700 d.C. circa);  solo in coro (maschile, naturalmente) o con un “cantore” solista (maschile, naturalmente);  e strettamente “a cappella”, cioè senza accompagnamento di strumenti musicali.  Era una evidente ammissione di sconfitta della Chiesa di Roma nelle terre germaniche, soprattutto in quelle del centro-nord Europa, dove la passione per il canto sacro (e non solo) era diffuso ovunque, sia dentro le Chiese che fuori sul Sagrato, come anche all’interno delle case private. Ricchi e poveri, tutti cantavano la gloria del Signore (ma non solo), e cantavano nella loro lingua (il tedesco, naturalmente) perché solo così le parole avevano un significato chiaro per chi le cantava, e non solo per gli uomini di Chiesa e per chi ne aveva studiato la lingua (il latino, naturalmente) che era quella degli antichi  romani, cioè di mille anni prima del Concilio di cui sopra.

Ciò avveniva circa ottanta anni prima che Martin Lutero (1483-1546), teologo ma anche appassionato e colto musicista, rendesse obbligatorio il  canto dei Corali durante la sua Messa-riformata, cioè quella rifatta da capo a piedi nella lingua parlata dal popolo (tedesco) che non capiva una parola del latino degli antichi canti di Chiesa alto-medievali (cioè nati prima dell’anno 1.000) ormai lontanissimi dal mondo dei fedeli tedeschi di (oltre) cinquecento anni dopo, e dalla loro lingua di tutti i giorni. Invece con Lutero la musica doveva “coinvolgere l’assemblea [dei fedeli] alla preghiera” durante la funzione religiosa, la musica quindi doveva unificare col canto i fedeli,  invitati a cantare personalmente e tutti insieme. Per questo motivo Lutero “vuole una musica semplice, monofona (cioè a note singole, senza accordi di più note insieme), orecchiabile e quindi ripetibile [con facilità] per coinvolgere i fedeli attraverso la liturgia”. Le radici musicali di questi canti “nuovi” di Lutero erano non solo nell’antico  Canto Gregoriano ma anche nella musica “profana” (cioè non religiosa) medievale, esattamente come saranno quelle (radici musicali) di Johann Sebastian Bach (1685-1750) che due secoli dopo scriverà  tantissima musica “sacra” ma con “modi e obbiettivi completamente diversi”. Infatti  Bach pensava bene di offrire la sua bella musica anche in Chiesa, utilizzando l’immenso “bagaglio di esperienza musicale con profonde influenze della scuola italiana” contemporanea, compresa quella modernissima di Vivaldi (1678-1741). La sua è infatti una bella musica che “parla al cuore” dello stesso pubblico (di fedeli) di   duecento anni dopo Lutero, ormai “convertiti” alla fede luterana, come lo stesso Bach, profondo credente “riformato”, cioè super-luterano.

Questi pensieri, e queste osservazioni, sono il modesto “concentrato” delle due splendide relazioni presentate con numerose slide (diapositive) dai due Soci Jörn Lahr e Lucio Rucci il 18 marzo 2019 al nostro Westin,  dove hanno parlato rispettivamente di Martin Lutero e di J.S. Bach nel loro aspetto meno conosciuto dal pubblico italiano: Martin Lutero musicista e J.S. Bach “riformato”…  Cioè interprete a modo suo, quindi in musica, del verbo “riformatore” del rivoluzionario sassone, che aveva sconvolto la fede cristiana con la sua versione “nordica”, germanica e “popolare” di cristianesimo, tenuto insieme, imprevedibilmente e assai curiosamente, dalla…musica, obbligatoriamente cantata durante la Messa, almeno quattro volte, cioè con quattro Corali diversi, secondo i rigidi “comandamenti” di Lutero in persona. Con ciò, e con molte altre novità in aperto contrasto con la Roma dei Papi, egli (Lutero) aveva  fondato la “sua” personale religione, condensata (ma non troppo…) nei  120 volumi (!) che ne raccolgono gli scritti. Fra cui è fondamentale, la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento: la prima in assoluto, scritta in semi-prigionia mentre era rinchiuso in un castello “amico” per metterlo in salvo dalle (pericolosissime)  scomuniche papali, sfortunatamente condivise anche dall’imperatore di turno, niente meno che Carlo V (Quinto), davanti al quale Lutero osò confermare le sue “tesi” di contestazione teologica della Chiesa di Roma. E forse non a torto, dal suo punto di vista…(vista la moralità di quei Papi).

Dalle slide dei due amici Jörn e Lucio è interamente tratto questo “consommé” (brodo ristretto) per la forzata assenza, da quella serata, del Vostro reporter, che ha cercato di rimediare alla sua assenza offrendo questo “suntino”:  di cui augura buona lettura agli Amici lettori di buona volontà, e quindi…

VIVA IL ROTARY!!

 

P.s. Ometto in questo “suntino” le “vite” dei due uomini illustri (M.L. e J.S.B.) ampliamente illustrate da Jörn e Lucio con l’efficace ausilio di numerose slide, che ho potuto visionare. Quelle di Jörn (che riguardano Lutero) sono cinque ma sono “multiple”, cioè comprendono sia il testo della sua relazione che alcune significative immagini, che la illustrano assai gradevolmente. Quelle di Lucio (che riguardano Bach) sono invece 25, di cui alcune (14) di solo testo e altre (11) sono “bivalenti”, cioè anche con (almeno) una bella immagine a illustrazione del testo. Lucio percorre nelle slide l’intera vita di Bach, sia artistica che anche privata, con le sue due mogli che gli dettero sette figli (la prima, Maria Barbara) e tredici la seconda (Anna Magdalena). Curiosamente (segnala Lucio nelle slide) il 1685 è stato un anno che ha visto nascere tre grandissimi musicisti “barocchi”: oltre a Bach anche Haendel e Scarlatti, come lui vissuti fino agli anni ’50 del ‘700. Quindi porgo agli autori complimenti vivissimi per l’impegno prodigato e per i brillanti risultati del loro “lavoro”, generosamente svolto in nome del Rotary: grazie Jörn e grazie Lucio!

P.p.s. Riceviamo dal Socio Gherardo Verità e volentieri pubblichiamo il seguente testo sulla Festa della Bandiera svoltasi in Palazzo Vecchio pochi giorni or sono, alla quale egli ha partecipato assieme ai Soci di altri R.C. fiorentini: bravo Gherardo!

“Si è svolta la mattina del 19 marzo in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento) la premiazione del Concorso del Rotary per le scuole (Il Tricolore una identità di coesione, di appartenenza e di accoglienza), Concorso organizzato in occasione della Festa della Bandiera italiana 2019 (222°Anniversario). Al Concorso si poteva partecipare con disegni, cartelloni, manufatti, canzoni ….. ed il primo premio lo hanno conquistato gli studenti della IV A delle Scuole Pie Fiorentine (Scolopi) autori, fra l’altro, di uno specifico inno cantato anche con grande successo durante la manifestazione di premiazione. Erano sul palco, assieme al Vice-Sindaco Cristina Giachi l’ideatore storico di questo evento Antonio Nicotra (Firenze Nord), ed il Governatore Giampaolo Ladu.”

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