LE GOCCE DI MAX…

Sembra quasi un pesce d’aprile: ma oggi è il 2 aprile 2019 e dedichiamo questa serata post-primo-d’aprile (cioè post-pesce d’aprile) al nostro Rotaract che in questi ultimi mesi si è tanto fortemente impegnato in un progetto serissimo e quasi rivoluzionario, intitolato forse un po’ provocatoriamente: AIUTA IL BULLO. Ma come? Con tutti i danni fisici e morali che provoca il triste fenomeno del bullismo scolastico  dobbiamo anche impegnarci ad aiutare chi lo fa? IL BULLO CI CHIEDE AIUTO leggiamo perplessi sulle cartoline (autore il Designer Stefano Ginestroni presente alla serata) sparpagliate sui tavoli della Sala Affreschi, nel Westin (Excelsior) che ci ospita stasera. Siamo insieme a tanti giovani del nostro Rotaract, praticamente a tutti, vediamo quanto sono cresciuti, sono già grandi, sono già adulti, e sono così belli (e belle) che ci dà tanto piacere specchiarci in loro, e pensare (almeno) per un momento di essere ancora giovani  come loro: perché fortunatamente la gioventù è contagiosa, quindi speriamo tutti di esserne contagiati, almeno nell’animo. Ma questa del “bullo da aiutare”  suscita  qualche interrogativo a cui Tommaso (Moretti, il Presidente Rotaract) e il nostro Socio Claudio (Chiorra che lo ha affiancato in questo lavoro) ci dovranno rispondere: ma ora lasciamoli parlare, e raccontare la loro storia, cioè la storia di questo “FORMAT” (come lo chiamano nella cartolina di cui sopra) nell’ambito del Progetto 66 gocce  fortemente voluto dal Governatore Max Tacchi, prima della sua dolorosa scomparsa il 23 luglio dello scorso anno, dopo aver indicato il suo successore nella persona del suo predecessore (Giampaolo Ladu) che lo ha amorevolmente seguito, fino all’ultimo respiro.

 Ma perché 66 gocce? Semplicemente perché i Rotary Club del nostro Distretto 2071 erano sessantasei quando Max ha concepito questo progetto, e lui era animato dalla fiducia che tutti (i Club) sarebbero stati coinvolti, portando ciascuno il proprio piccolo personale contributo a questo Service Distrettuale, anche se ognuno a modo suo. Quindi il nostro Club, cioè il Presidente Claudio Borri con l’appoggio del Consiglio Direttivo, aderendo subito al desiderio di Max,  ne ha affidato la realizzazione ai “magnifici due” Tommaso e Claudio (vedi sopra), e ora eccoci qua ad ascoltare cosa hanno fatto, e perché. Siamo una cinquantina abbondante, dice Borri, con alcuni ospiti-collaboratori del service fra cui la Preside degli Scolopi prof. Laura Gallerani che ha dato l’appoggio del suo Istituto aprendo (a Tommaso e Claudio) le porte delle classi del triennio superiore, come richiesto per la realizzazione del  Format; e la Psicologa Psicoterapeuta dott. Annalisa Camellini parte attiva nella impostazione teorico-pratica di questo Programma rotariano. Presente anche il “nostro” Assistente del Governatore Pietro Belli, che segue con simpatia e partecipazione i nostri impegni rotariani più significativi: grazie Pietro!

Tommaso inizia la sua relazione con un leggero imbarazzo che traspare quando ammette serenamente che anche lui “è stato vittima di bullismo”. Non dice quando, né come, né tantomeno dove e per quanto tempo, ma lo ripete un paio di volte, col volto serio. Non sta scherzando,  si guarda intorno come per ribadire ciò che ha detto, lo sguardo è più rigido e intenso del solito, come per cercare qualcuno, ci sono i suoi genitori  e il fratellino da qualche parte nella sala, nessuno fiata, ma si avverte chiaramente che tutti vogliono  esprimere col loro silenzio  la loro solidarietà e la loro simpatia per  questo inatteso incipit di Tommaso. Lo ha detto (anche) per introdurre, forse un po’ drammaticamente, tutto il resto del suo racconto, studiato per presentare questo problema dei giorni nostri, ma non solo. Infatti il bullismo nelle scuole oggi è diventato un vero problema sociale, forse anche in seguito ai cambiamenti della famiglia-tipo italiana, sia nella sua struttura che nelle mutate abitudini di lavoro, e quindi di vita, della maggior parte dei genitori  e dell’insieme della famiglia, compresi i nonni e le famiglie-allargate in vario modo. Ma qual è la situazione nelle scuole?  E’ una situazione di difficoltà, afferma Tommaso scorrendo le slide sullo schermo: difficoltà a individuare i casi meno eclatanti ma ugualmente dannosi; difficoltà a raccogliere le denunce o anche semplici segnalazioni di casi sospetti; difficoltà a riconoscere tempestivamente i segnali “deboli” legati al bullismo. Ma con tutte queste difficoltà cosa vuol fare questo Progetto? Semplice: vuole (vorrebbe) “agevolare il controllo e quindi l’individuazione dei casi di bullismo, ma senza entrare nella loro gestione”, perché essa spetta solo ai responsabili della scuola.  Benissimo, ma con che metodo? Semplice: con la “creazione di un Format (schema operativo) che vada bene per tutte le scuole; con un “Test del Format da effettuare in un Istituto selezionato”; e con la “divulgazione di questo Format negli Istituti superiori” (ultimo triennio).

Tutto ha inizio con una seria e professionale “attività informativa e di sensibilizzazione” all’interno dell’Istituto che è stato selezionato per la sua disponibilità, nel nostro caso sono gli Scolopi (Scuole Pie Fiorentine): ma in cosa consiste praticamente questa attività di info e sen sibilizzazione? Semplice: consiste nel “coinvolgere uno psicologo esperto dei casi legati agli adolescenti”, e nel farlo incontrare “con il coordinatore didattico” cioè con il Preside, poi “con gli insegnanti”, e infine “con gli studenti” ed eventualmente con i genitori, a discrezione dell’Istituto. Ma a cosa servono questi incontri oltre a informare e sensibilizzare l’Istituto e gli studenti? Semplice: servono a preparare il terreno alla attività successiva, che è quella più importante perché è quella operativa vera e propria, e che consiste nella “agevolazione delle segnalazioni” dei casi sospetti di bullismo. Cioè? Cioè bisogna “individuare gli strumenti per facilitare [agli studenti] la denuncia  o la segnalazione di casi sospetti di bullismo”: che non significa segnalare il bullo ma piuttosto chi soffre, cioè il bullizzato. Ma  come raccogliere queste segnalazioni? Il Format di cui sopra suggerisce di “costituire all’interno dell’Istituto (della scuola) un Comitato di Vigilanza” formato da alcuni insegnanti (3-5) che “ricevano le denunce anche anonime” e le verifichino insieme “in forma riservata”. Il Comitato di cui sopra, dopo aver verificato le segnalazioni ricevute, “decide di attivare le azioni necessarie nei casi sospetti o confermati [di bullismo]”. E’ possibile (probabile) che la semplice esistenza (nell’Istituto) del Comitato di Vigilanza di cui sopra “renda   più facile la segnalazione di casi sospetti di bullismo” e abbia quindi un immediato e “importante potere deterrente” per i  bulli, che capiscono di poter essere scoperti.

Dopo 5-6 mesi di esperienze sul campo, cioè nella scuola e seguendo il “Format”, è necessario “analizzare il test a consuntivo” (vedi sopra) e sulla base dei risultati raggiunti (è necessario) produrre (realizzare) del “materiale di presentazione degli obbiettivi e della struttura del Progetto” da presentare ad altre scuole per cercare di coinvolgerle con incontri ad hoc (dedicati a ciascuna scuola) nel Format appena utilizzato con gli Scolopi. Per favorire questi altri incontri (con altre scuole) sarebbe utile poter fare anche dei Comunicati-stampa, che presentino al vasto pubblico dei giornali e dei media (TV e radio) questo serio impegno del nostro Rotary per prevenire il bullismo nelle scuole di Firenze. Tale impegno si concretizza, intanto, in un interessante “Questionario dei comportamenti a rischio” da consegnare agli studenti: sono cinque domande essenziali per cercare di coinvolgerli nella prevenzione del bullismo, che tanti danni provoca a tutti. Cioè danni prima di tutto ai ragazzi che lo subiscono ma anche  ai compagni che vi assistono; alla scuola dove avviene; ai genitori dei bullizzati e anche a quelli dei bulli. Per non parlare dei danni che derivano agli stessi bulli, che così facendo (forse non sanno che) si mettono da soli su una cattiva strada, che statisticamente porta al carcere, alla droga, ai furti, alle risse e chissà a quant’ altro di negativo per loro stessi, e per la società. Ma quali sono, cioè cosa chiedono agli studenti queste cinque domande così importanti da poter provocare una svolta forse decisiva nella prevenzione del bullismo scolastico?

In pratica chiedono agli studenti di segnalare “un compagno o una compagna di classe che ha bisogno di aiuto” a causa dei comportamenti di sopraffazione subiti da altri compagni: cioè non viene chiesto il nome del bullo ma solo quello del bullizzato, e anche “in forma completamente anonima”…In realtà le domande sono più articolate (vedi testo completo  a pagina 5), ma il succo del Questionario è questo, e sembra che funzioni sia per aiutare il bullizzato che per individuare il bullo. Secondo statistiche ufficiali nel solo anno 2017 sono state accertate in Italia 354 “vittime del bullismo”, cioè ragazzi che lo hanno subito con conseguenze accertate che vanno dalla depressione all’ansia, dall’abbandono scolastico all’autolesionismo fino al suicidio. “Ricordatevi che il silenzio diventa complicità”: questo ammonimento è spesso ripetuto nel Format (vedi sopra) ed ha lo scopo dichiarato di responsabilizzare gli studenti quando assistono ad un comportamento di sopraffazione, e di spingerli a segnalare il fatto al Comitato di Vigilanza della scuola (vedi sopra) o al Preside, al fine di prevenire altri danni. Così facendo, cioè responsabilizzando gli studenti, si aiutano le scuole a uscire dalla spirale del bullismo che è così nocivo per tutti coloro che ne sono coinvolti: sia (e soprattutto) per i ragazzi che lo subiscono, che (anche) per i bulli, che col loro comportamento “sono di fuori”, cioè hanno perso il senno:  sono malati di aggressività  e quindi anche loro (i bulli) hanno bisogno di aiuto. Ripenso alla cartolina sui nostri tavoli e (forse) finalmente capisco cosa volesse dire…

 

VIVA IL ROTARY!!!

 

 

Il Presidente con Stefano Ginestroni, Laura Gallerani, Claudio Chiorra, Annalisa Camellini e Tommaso Moretti

 

 

 

QUESTIONARIO COMPORTAMENTI A RISCHIO

 

 

1. SEI D’ACCORDO CHE CERTI COMPORTAMENTI POSSONO PORTARE AD UNO STATO DI SOFFERENZA?

 

2. C’È QUALCHE COMPORTAMENTO DI SOPRAFFAZIONE FRA QUELLI DESCRITTI NELL’INCONTRO SULLA PREVENZIONE DEL BULLISMO CHE TI HA COLPITO PARTICOLARMENTE?

 

3. QUALI SONO, SECONDO TE, I LUOGHI DOVE È PIÙ FACILE CHE AVVENGANO  COMPORTAMENTI DI SOPRAFFAZIONE?

 

4. SECONDO TE C’È  UN COMPAGNO O UNA COMPAGNA DELLA SCUOLA O DELLA TUA CLASSE CHE HA BISOGNO DI AIUTO?

 

5. VUOI AIUTARLO SEGNALANDO IL SUO NOME, ANCHE SE IN FORMA COMPLETAMENTE ANONIMA?

 

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