PANE, VALORI E FANTASIA…

E’ il 16 aprile e un fantastico tramonto ci accompagna fin sull’uscio (girevole e stralusso) del nostro Westin, venuti in tanti per  ascoltare le ragionate meditazioni del Rettore (Magnifico, precisa Claudio Borri il nostro Presidente, ok: Magnifico) Luigi Dei arrivato chez nous con la consueta nonchalance, super-chic,  senza cravatta d’ordinanza e con pochi foglietti di pro-memoria in mano:  cerca il tavolo per appoggiarli, e dedicarsi con profitto alla pesca degli antipasti dai vassoi portati a mano dai ragazzi di sala, e offerti con un sorriso e tanto garbo. Si guarda intorno quasi per abbracciare la platea, per valutarla, per capire…se capirà ciò che sta per dire e per confrontarne in anticipo le (possibili) reazioni con quelle di altre platee a cui forse ha detto le stesse cose di stasera in un contesto diverso, o molto diverso per età, recettività, preparazione e gusti…

Claudio (Borri, sempre lui) rompe il ghiaccio (della serata) con…Matera, che sta per raggiungere col nostro gruppuscolo di entusiasti di quei sassi; ma presenta  anche i sassi di Filippo (Cianfanelli, naturalmente, l’artista di casa nostra) che ne ha portato una valigiata piena da offrire ai Soci in favore di San Miniato. Cioè? E’un’altra delle sue idee geniali, da artista e quindi creativo quale egli indubbiamente è: ha pensato di far segare dal marmista alcune pietre dell’antico selciato (dismesso) della chiesa di  San Miniato per ricavarne delle “mattonelle” quasi tascabili, che lui ha decorato con il disegno della facciata di quella chiesa-simbolo del più bel “romanico fiorentino”:  appollaiato lassù in collina, in vista del suo “gemello stilistico” laggiù in città, il coevo (o quasi)  Battistero, con cui sembra dialogare di bellezza, di fede e di amore. Sì, di amore,  perché è l’amore che “move il sole e le altre stelle” (come dice Dantino agli sgoccioli del suo grand-tour-fantasy nell’aldilà)  ma non solo: è quello che muove l’uomo a costruire la bellezza che sente esplodere  dentro di sé, e dentro la sua fede, quando c’è.

 E poi? E poi Filippo offre in vendita quelle mattonelle, da lui decorate e retrografate (firmate dietro) dal “padron di casa” di San Miniato (l’abate Bernardo), al solo scopo di aiutare quella super-chiesa a restaurare se stessa dopo mille anni di gloria: sono qui in pre-vendita solo per noi, alla modica cifra di 20 euro l’una, saranno poi offerte anche nello “shop” di San Miniato. Ne prendo un paio, felice di destinarle ai due nipoti più “studiosi”, e  ne accenno alla mia vicina, la cara Bea figlia di Doris (e di  Claudio, naturalmente) che scatta con la velocità dei suoi vent’anni o poco più per aggiudicarsene una anche lei. La porterà a Berlino, dove vive insegnando la lingua di Goethe e dei metalmeccanici della VW (Volkswagen), cioè il tedesco, agli “stranieri” di quella città, che per poter lavorare devono conoscere a sufficienza quella ostica lingua. Sono siriani, iracheni, afgani… ma anche dell’Europa orientale extra U.E., dice Bea sorridendo, mentre  pensa a San Miniato e alla sua infinita bellezza racchiusa su quella mattonella,  dono d’artista e della sua creatività finalizzata al bene degli altri, come talora accade (ed è accaduto) anche nel campo più vicino a Dei, quello scientifico, di cui ci parlerà (appunto) stasera.

Ma ecco in arrivo la cambusa, cioè la nostra cenetta (quasi) francescana, servita con rapidi gesti dai ragazzi di sala, sotto il vigile occhio del maître di turno, non il mitico Gavino, ma se la cava anche questo. Si comincia con un sorriso, anzi  due: sono quelli dei due mega-tortelli-di magro, due mezzelune di pasta fresca, allegre e invitanti, par che ridano divertite a noi che le gustiamo stupiti dell’inatteso sorriso, e grati del buon sapore. Segue un cospicuo carré  di vitella rosa-tenero, fa quasi effetto a mangiarlo e non ride come quei tortelli (di cui sopra): ma il dovere ci chiama, per cui lo attacchiamo senza indugio, ma lui si vendica offrendo una inattesa resistenza alla lama e difendendo strenuamente la sua invulnerabilità. Taluno desiste, talaltro persiste stupito della imprevista tenacia, e infine getta le armi perché les jeux sont faits (il dado è tratto): meglio una fuga dignitosa ora che una sconfitta umiliante dopo, cioè fra i denti. Ma il successivo dessert al cioccolato e panna, delizioso e morbidissimo (deo gratias) si fa perdonare tutto, torna il miglior sorriso (perfino) sulla bocca degli sconfitti dalla storia (cioè dal carré), con il  quale (sorriso) accogliamo il nostro ospite Luigi Dei, Magnifico Rettore di Unifi, amichevole viatico alla sua conversazione di stasera.

Il titolo della “conversazione” è  per palati fini: ha incuriosito tutti, lasciato tremebondi alcuni, e confinato i più sensibili in un leggero sconforto esistenziale, scombussolati da quel termine “aggreganti” che appiccicato ai “valori” e applicato alla “ricerca scientifica” e alla “scoperta di nuove tecnologie” ha creato (qualche) perplessità, e lasciato taluni senza fiato dopo una cenetta con qualche asperità, la carne è indebolita (anche dal carré) e stentucchia a riprendersi. Di ciò Dei non ha certo responsabilità, come tutti ben comprendono, ma degli “aggreganti” sì, il responsabile è solo  lui... Così quando Dei si alza per scrutare l’orizzonte degli astanti è chiaro che ha capito tutto, cioè è perfettamente conscio di q.s.(quanto sopra) e, certo per semplificare,  parte ab ovo (da molto lontano) nientemeno che… dalla Rivoluzione Francese (R.F.).  Sgomento generale, ma si riprende fiato (quasi)  subito non appena (Dei) spiega che si parte cioè dalle (ben note) libertà-uguaglianza-fraternità rivoluzionarie, cioè del post-illuminismo, per utilizzare al meglio (cioè per tutti)   i famosi “lumi della ragione come strumenti di comprensione del mondo” attraverso la razionale sperimentazione che garantisce  “risultati universalizzati”, ben aldilà della “pura speculazione” teorica, finallora prevalente… [Pausa di riflessione, offerta opportunamente all’inclito pubblico dal sensibile oratore]. Nasce così dopo la R.F. una nuova “fiducia nella ricerca scientifica”,  anche per “spiegare al popolo” come stanno veramente le cose, per esempio che le eclissi non sono espressione del maligno né di una divinità ostile che vuol così punire gli uomini, ma sono semplicemente dovute alla luna che va a coprire il sole: e la scienza è in grado di predirle  tutte con certezza di giorno,  di ora e di durata.  Quindi non c’è nessuna magia, niente di soprannaturale: il “potere predittivo” della scienza ha sconfitto finalmente anche quelle (false) credenze che hanno attanagliato l’umanità per millenni.

 “Perché accade ciò che accade?” Ecco il compito della scienza, dice Dei: dare risposte certe a questa domanda e prevedere cosa accadrà sulla base delle conoscenze via via acquisite, ma non solo. La scienza deve anche “produrre cose nuove, escogitare oggetti nuovi” utili all’uomo per migliorare la sua vita e la sua capacità di conoscenza in campi nuovi, tutti da scoprire e da esplorare per il bene dell’umanità. Proprio così: per il bene di tutti, non solo di chi scopre o inventa qualcosa di nuovo con lo studio e le necessarie (spesso noiosissime) sperimentazioni, spinto dalla incontenibile passione di capire la natura per sapere com’è fatta, e come utilizzarla al meglio, cioè per tutti. Primo esempio citato da Dei di scienziato-ricercatore-inventore-per tutti  è l’inglese Michael Faraday  (1791-1867), le cui invenzioni  decretarono, curiosamente e incredibilmente, il trionfo della città di Birmingham, dal punto di vista industriale. Ma cosa inventò di così importante da cambiare il destino di una città inglese? Faraday insegnò in poco tempo a produrre la bellezza per tutti…Cioè? Insegnò cioè agli argentieri (di Birmingham) come argentare gli oggetti in modo semplice perfetto (e di uno splendore mai visto) coprendoli  di argento purissimo con una nuova tecnica infinitamente più rapida ed economica del vecchio sistema “Sheffield”(in uso nella città omonima)  che argentava (i metalli) martellandoci sopra  una lamina d’argento. Era un lavoro lungo, faticoso e costoso, mentre la nuova  tecnica inventata da Faraday si basa sulla elettrolisi che, con la corrente elettrica,  trasferisce l’argento direttamente sulla superficie da argentare ricoprendola perfettamente e automaticamente con uno straterello del nobile metallo. Tutto qui, ma fu una rivoluzione (industriale) che cambiò la vita degli operai delle due città inglesi, e rese l’argentatura alla portata di tutti: grazie Michael!  Ancora oggi la elettrolisi è largamente usata da argentieri, cromatori, doratori e anche per i  componenti elettronici dei nostri cellulari e computer…

Un altro esempio citato da Dei  (di scienziato-per-tutti) è stato il fisico tedesco Conrad Roentgen (1845-1923) che nel 1895 scoprì i raggi X cioè le radiazioni elettromagnetiche che poi presero il suo nome, e che gli valsero il Premio Nobel  nel 1901: egli rifiutò di brevettare la sua invenzione perché fosse disponibile per tutti e al minor costo possibile, e donò il denaro del Premio alla Università. La sua invenzione dei raggi X portò rapidamente alla realizzazione degli apparecchi per le radiografie, subito utilizzate in campo  medico in tutto il mondo e poi preziose nella prima guerra mondiale per individuare i proiettili all’interno del corpo dei feriti e poterli  estrarre rapidamente e senza sbranare troppo quei poveretti.

Due anni dopo, nel 1903, un altro  Premio Nobel fu assegnato ai due  fisici francesi Pierre e Marie Curie per avere scoperto la radioattività;   e nel 1911 Marie, vedova di Pierre, ebbe un altro Nobel per la chimica per aver isolato il radio  metallico: che lei non volle brevettare lasciandolo così “libero per tutti”. Anche Albert Sabin (1906-1993), creatore del vaccino anti-polio che porta i suo nome, non brevettò mai la sua invenzione dichiarando che [non brevettare il vaccino] era “il suo regalo ai bimbi di tutto il mondo”: lo sanno bene i Rotariani protagonisti della grande vaccinazione antipolio di massa con quel vaccino a costo bassissimo, con il risultato della (quasi) eliminazione della poliomielite dal mondo intero. L’ultimo benefattore dell’umanità citato da Dei è lo psichiatra australiano John Cade (1912-1980) poco noto al grande pubblico ma che ha fatto una scoperta fondamentale per la cura dei malati di mente: i sali di litio, cioè il primo farmaco per la terapia medica delle psicosi, nel 1948 cioè in un’epoca in cui si usavano ancora cure violente come  l’elettroshock e la lobotomia. I sali di litio esistevano già al tempo di Cade ma le sue ricerche lo hanno portato a dimostrane la straordinaria efficacia nelle cura delle malattie mentali, dopo averli sperimentati anche su se stesso: dopodiché si sentì “molto molto calmo”e così si convinse della loro efficacia e “li usò anche sui malati con effetti straordinari, stavano molto meglio, e [quei Sali di lito] sono tuttora usati con ottimi risultati”. La cosa più curiosa è che Cade non stava affatto cercando una cura delle malattie mentali bensì della gotta, ma notò subito che quei sali (di litio) avevano un effetto sedativo sulle cavie “che erano molto più calme” e pensò che quell’urato di litio avrebbe potuto curare anche i malati, e così fu; e così è anche oggi, grazie a quella sua intuizione di bravo  ricercatore scientifico, pronto a cogliere anche i risultati più inattesi delle sue ricerche.

L’intuizione, afferma Dei, ce l’hanno due categorie di esseri umani: gli artisti e gli scienziati. Gli scienziati va bene, l’esempio di Cage è chiarissimo, come quello di Galileo che intuisce che la natura si esprime con un linguaggio matematico, che bisogna conoscere per poterla comprendere; o come Cristoforo Colombo che scrutando l’Oceano Atlantico dalle rive del Portogallo si chiede “che cosa c’è di là”, intuisce che qualcosa ci deve pur essere: e decide di partire con tre trabiccoli e quattro gatti (pochi uomini) per andare a vedere, sperando nelle Indie che dovrebbero esserci, chissà… Ma gli artisti? A questo punto Dei vola alto e cita un verso (una poesia) di Ungaretti , voilà:  “ Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”: cioè  Dei cita il poeta  che intuisce così l’essenza esistenziale dei suoi  soldati in trincea sul finire della Grande Guerra, e ne descrive la precarietà che tutti loro  sentono così simile alle foglie che in autunno stanno per cadere. E’ l’intuizione poetica di un artista che creativamente unisce l’elemento (esistente) delle foglie che cadono in autunno con la drammatica realtà della guerra di trincea,  col nemico che ti spara addosso e ti può ammazzare in qualunque momento…

 Inevitabile a questo punto è per Dei la citazione del matematico, fisico e “tuttologo” francese  Henry Poincaré (1854-1912) secondo cui “ la creatività umana nasce dall’unione di elementi esistenti con connessioni nuove”: ciò vale (anche) per il poeta Ungaretti, per lo scienziato Cade e per il pittore  Picasso che, ispirato dal quadro delle “bagnanti” di Cezanne, corre a dipingere Les demoiselles d’Avignon, così nuove e così diverse dalle prime. Creatività e intuizione nella scienza e nell’arte: bravo Magnifico Rettore e…a presto!

 

 

VIVA IL ROTARY!!

 

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