Stasera 30 aprile il nostro Presidente Claudio Borri, appena finiti gli inni, inizia subito a parlare dicendo che questa “è una celebrazione pacata e tranquilla del 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci” (morto nel 1519) con levivaci  parole del nostro super-Ospite di stasera: cioè con il Prof. Ignazio Becchi che per 32 anni ha insegnato Costruzioni Idrauliche a UNIFI, cioè alla nostra Università di Firenze, ed è Professore Emerito dal 2012. Ma cosa c’entra con Leonardo? Perché forse non tutti sanno che Leonardo non è stato solo il pittore della Gioconda ma anche un grande e appassionato studioso di “acque” in tutte le sue forme: di fiumi, laghi e  canali, ma anche di nuvole, neve e temporali. Ecco perché Claudio ha chiesto al collega e amico Ignazio, super-esperto di “acque”, di venirci a parlare di Leo sotto questo aspetto molto particolare, che lui (Becchi) ha approfondito negli anni della pensione: ma “sette anni (di pensione) non bastano per studiare e per capire uno complesso come Leonardo che affronta tutti gli orizzonti” dello scibile umano, afferma subito Becchi, e che lascia ai posteri “un vagone anzi un container di roba scritta, di cui ci racconterà stasera  cosa ha inteso”.

Si comincia dal nome, anzi dal cognome: Leonardo si chiamava DA VINCI perché questo era il cognome della sua famiglia, e non perché veniva dal borgo toscano chiamato Vinci, più vicino a Empoli che a Firenze. Suo padre, ser Piero (1426-1504) notaro come il nonno Antonio Da Vinci, si innamora della bella Caterina, da lei ricambiato, non si sposano e dal loro amore (più o meno clandestino) nasce il 15 aprile 1452, nella casa di campagna del nonno Antonio, il piccolo Lionardo - che sarà probabilmente il più geniale uomo del Rinascimento, se non dell’intera era cristiana, cioè dei duemila annetti dopo Cristo.   Gli anni della sua infanzia Lionardo li passa nella campagna del nonno, ma non con sua madre (almeno non ufficialmente) perché Chaterina viene data in sposa a un contadino della zona, dopo averle dato una “robusta dote”, mentre il piccolo Leo viene “dato a balia”.  Poi, da grandicello, viene istruito alla meglio dal grande nonno Antonio (1372-1468 ca.), da uno zio e dal prete che lo aveva battezzato: quindi  non è mai andato a scuola…

Quando il piccolo Leo aveva dieci anni, cioè nel 1462, suo padre si trasferì a Firenze con la famiglia al completo: cioè con la moglie Albiera, che aveva sposato nello stesso anno in cui era nato Leo e dalla quale non aveva avuto figli; ma venne con loro anche Leo, accolto senza problemi dalla matrigna, che morirà dopo solo due anni. Per cui Leo, già senza la madre (allontanata subito da casa)  perse presto anche la matrigna, che lo aveva accolto in casa come un figlio, o quasi. Ma ser Piero (il padre)si risposò nello stesso anno con una giovanissima Francesca, che fu la seconda matrigna di Leo dal 1464, cioè da quando lui aveva 12 anni. Non si sa quando, ma è certo che il padre di Leo lo presentò alla bottega del grande artista-artigiano Andrea Verrocchio (1435-1488), già famoso in città per la “palla” dorata da lui costruita “per la cima del Cupolone”, messa cioè in cima alla  lucerna che è sopra la cupola del Duomo: costruita da Verrocchio in rame dorato fu messa lassù nel 1468 dopo aver ultimato la costruzione della lucerna, lasciata incompiuta dal Brunelleschi,  che era morto nel 1446. Nella sua bottega (del Verrocchio) Leonardo incontrò probabilmente alcuni dei più importanti artisti del suo tempo: Botticelli, Perugino, Ghirlandaio…

Ma era un po' svagatello, non si applicava troppo nel lavoro in bottega (del Verrocchio), ma gli piaceva molto andare in campagna, probabilmente anche a trovare sua madre: ci andava a cavallo,  come ora si andrebbe con la moto, dice Becchi. “Ghiribizzava”, dice il nostro ospite con curioso e desueto lemma insieme letterario e popolare (o letpop..) Cioè improvvisava e inventava di tutto,  apparentemente seguendo i capricci di una  fantasia incontrollata e bizzarra;  ma in realtà osservava e disegnava tutto quanto era  intorno a lui, soprattutto nella  campagna del nonno: animali, piante, oggetti, nuvole, meccanismi, insomma tutto ciò che attirava la sua attenzione e la sua curiosità di conoscere, e  di capire com’è fatta e come funziona ogni cosa che gli capitava sotto gli  occhi.  I macchinari della super-bottega V. lo incantavano, e non finiva mai di disegnarli con la massima precisione, anche sfruttando tutti gli angoli della carta disponibile, così rara e preziosa in quel tempo, per fissare così  le mille idee di nuove macchine che funzionassero meglio di quelle che vedeva, o di particolari da modificare o da  aggiungere al marchingegno   che aveva  visto, e subito disegnato.    Saper disegnare era infatti il suo  dono naturale più evidente e anche la sua vera  passione, era l’antipasto (o l’antefatto)  della pittura che stava apprendendo chez Andrea Verrocchio con formidabili maestri da imitare e da superare, com’era nelle sue possibilità tecniche e intellettuali.  Si definiva “Homo sanza lettere” non essendo mai andato a scuola, ma anche  “Discepolo dell’esperienza” (un secolo prima di Galileo, l’inesausto sperimentatore dei cieli e della terra),  e era  convinto che “La pittura non si insegna a chi natura nol concede”: era quindi consapevole che con i pennelli se la cavava bene. “Scriveva sinistrorso da mancino naturale” dice convinto Becchi, suscitando qualche perplessità nel collega Franco A. convinto che Leonardo fosse invece ambidestro, perché quando doveva scrivere un documento ufficiale, quindi ben leggibile, scriveva come tutti da sinistra a destra e non da destra a sinistra come tutti gli scritti “personali” che sono  illeggibili per gli estranei, perché “criptografati” all’origine.

Gli inizi pittorici di Leonardo furono a dir poco  travolgenti: il grande Battesimo di Cristo oggi agli Uffizi venne  dipinto verso il 1475 in “condominio” col suo maestro Andrea Verrocchio: è sicuramente suo( di Leonardo) l’angelo di sinistra, di una spiritualità quasi soprannaturale a confronto dell’angelo di destra,  più realistico e simpatico, attribuito invece al Verrocchio. Ma quell’angelo di  sinistra, secondo il Vasari (1511-1574) , segnò anche la fine della carriera pittorica del Verrocchio che, dopo averlo visto e sentendosi superato dal suo giovane allievo (di 23 anni)  decise di dedicarsi alla scultura, in cui peraltro eccelleva. Ma questo celebre quadrone indica la mano di Leonardo anche in un altro particolare, osserva Becchi: nell’acqua che scorre dietro le teste dei due angioletti, disegnando l’ansa di un fiume che scorre tranquillo tra rocce e calanchi, tutt’altro che improbabili in Toscana.

Quasi contemporaneo è l’altro quadrone degli Uffizi, l’Annunciazione (largo oltre due metri), che è ambientata nell’appartato  giardinetto di un massiccio palazzotto:  con un elegantissimo angelo appena planato sui fiori del giardino e che guarda con grande intensità Maria, maestosamente assisa a lato di un elaborato leggio sul quale sta sfogliando un libro, certo di sacre scritture, con un braccio un po’ più lungo dell’altro, prevedendo forse (azzarda Becchi) una visione laterale del quadro che lo farebbe vedere più corto, e quindi giusto. Lo sguardo di Maria è serio, interrogativo, e la mano sinistra  è sollevata a esprimere stupore per la visita inattesa. I capelli dell’angelo sono d’oro e perfetti, ma quelli di Maria sono un incanto di leggerezza e di normalità, lunghi e sciolti sulle spalle e sul collo, alto ed elegante come una giovanissima regina. E anche in questo quadro Leonardo non rinuncia alle acque dello sfondo, dove rappresenta una intera città in riva al mare, con barche e navi immerse in una nebbietta che sfuma le montagne più lontane dietro alla città. E’ un micro-paesaggio incantato,  affascinante almeno come le due figure “sacre”,  belle e forse un po’ astratte e quindi non così “vive” come quella città sullo sfondo, dietro agli eleganti cipressi di quel  giardino.

L’acqua Leo la dipingeva volentieri anche nei quadri sacri, come quelli di cui sopra, perché gli piaceva vedere un liquido elemento almeno laggiù in fondo al quadro, in un bel paesaggetto più o meno lontano dal soggetto principale. In realtà l’acqua lui la osservava, la studiava e la disegnava in tutte le sue forme, iniziando dall’umidità “che si leva per lo caldo in sottile vapore per l’aria” e che causa “l’azzurro[del cielo]  che si mostra causato da umidità calda vaporata in minutissimi atimi [atomi]…e questo vedrà, come vid’io, chi andrà sopra mon Boso [il Monte Rosa, 4.634 m, dove] vidi l’aria sopra di me tenebrosa e il sole più luminoso quivi assai”. Leo osserva, descrive e disegna anche la tempesta nata da una “nugola [nuvola]che attraeva a sé tutti li nugoli piccoli e non si movea dal suo loco tant’era la sua immensa grandezza [finché] generò sì gran vento che fu cosa stupente,  inaudita”. Osserva anche che “l’acqua disfà li monti e riempie la valle e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potessi”: è uno dei cardini della geologia, bravo Leo!

Ma tutte le sue osservazioni scientifiche lo portano anche a fare proposte concrete, come quella della Idrovia Toscana che lui propone all’Arte della Lana, la più ricca e potente delle corporazioni fiorentine, per collegare Firenze al mare con un canale navigabile tutto l’anno: “L’arte della lana facci il naviglio [canale navigabile come i navigli lombardi] e pigliasi l’entrata [pedaggio], passando esso naviglio per Prato, Pistoia, Serravalle […] e sarà di più entrata per li loci donde passi”. Cioè arricchirà tutte le città attraversate: e per fare il “naviglio” Leonardo progetta anche una scavatrice, di legno naturalmente, alta sette metri, ma forse non realizzabile, secondo Becchi, almeno con i mezzi di allora. Conclusione di Leonardo: “Quando ti trovi a ragionar dell’acqua, consulta prima l’esperienza poi la ragione”. E’ questo un amichevole  invito ad osservare la realtà prima di costruirci sopra le teorie, vale per l’acqua, come dice Leo, ma forse vale per ogni studio della natura che voglia essere scientifico, cioè per sempre.

 Grazie Leonardo, grazie Prof. Becchi e…

         VIVA IL ROTARY!!

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

FORZA LEO…

April 30, 2019

1/5
Please reload

Post recenti

April 30, 2019

April 2, 2019

March 19, 2019

February 26, 2019

February 19, 2019

February 12, 2019

Please reload

Archivio